500 foto dell’India, dall’Indipendenza a oggi

500 foto dell’India, dall’Indipendenza a oggi

Giorgia Massari · 5 mesi fa · Photography

Le fotografie del nipote di Mahatma Gandhi, Kanu Gandhi, danno il via al percorso espositivo di una mostra fotografica che illustra l’evoluzione storico-sociale dell’India, dall’Indipendenza a oggi. Si tratta di “India oggi: 17 fotografi dall’Indipendenza ai giorni nostri“, una mostra di oltre cinquecento opere, esposte nelle sale del Magazzino delle Idee di Trieste, fino al 18 febbraio 2024. L’esposizione tratta di anni difficili e offre ben diciassette differenti sguardi su questa tematica. I fotografi sono tutti indiani, appartenenti a epoche diverse. La mostra è così in grado di creare un viaggio attraverso sette decenni di cambiamento, contraddizioni e speranze catturati dall’obiettivo di artisti che hanno fatto della fotografia uno strumento di testimonianza e riflessione.

Khanu Gandhi, Mahatma Gandhi nella zona colpita dai disordini di Noakhali /Mahatma Gandhi in the riot affected area of Noakhali, Novembre/November 1946
Courtesy The Estate of Kanu Gandhi & PHOTOINK

Tutto inizia nel 1947, quando l’India ottiene l’Indipendenza dalla Gran Bretagna. Da quel momento, indù e musulmani iniziano scontri gravissimi che comportano l’esodo degli ultimi verso i due nuovi stati costituiti – il Pakistan e il Bangladesh -, oltre all’assassinio di Gandhi, avvenuto nel 1948. Gli scatti del nipote Kanu testimoniano in modo diretto la disobbedienza civile post-indipendenza. La mostra prosegue poi in ordine cronologico. Attraverso l’obiettivo di Bhupendra Karia, insegnante e teorico, esploriamo l’India rurale del dopoguerra, mentre Pablo Bartholomew ci guida attraverso gli anni ’70, un decennio di entusiasmo e scoperta nelle strade di Delhi, Bombay e Calcutta. Abbracciando gli anni ’80 e ’90, troviamo il lavoro di Ketaki Sheth, che cattura la metamorfosi di Bombay durante il boom edilizio. Successivamente Sheba Chhachhi, attivista femminista, traccia un cambiamento significativo negli anni ’90 con la serie “Seven Lives and Dreams”, rompendo gli schemi del reportage per esplorare il concetto di realtà.

Pablo Bartholomew,Mendicanti Parsi a Fort / Parsi beggars in Fort, c.1980. Courtesy Pablo Bartholomew & PHOTOINK
Sathyarani, I, Manifestazione contro il Sistema delle doti/Anti Dowry Demonstration, Delhi, 1980. Courtesy Sheba Chhachhi 


Troviamo poi il lavoro di Raghu Rai, membro dell’agenzia Magnum, che va gli anni ’60 fino al Duemila, ritraendo il subcontinente indiano con occhio documentaristico. Giunti nel nuovo millennio, è interessante scoprire come la fotografia indiana inizia ad affrontare temi urgenti come i diritti LGBTQ+, con lavori di Sunil Gupta, Anita Khemka, Serena Chopra e Dileep Prakash, che trasformano storie individuali in narrazioni universali. Altri temi crudi sono quelli di Vicky Roy, fuggito di casa a undici anni, che affronta il dramma dei bambini orfani che vivono per strada, mentre Amit Madheshiya ritrae gli spettatori di cinema itineranti, simbolo della parte rurale e tradizionale dell’India contemporanea.

Vicky Roy, Mumbai, Maharashta, India, da/from Bachpan, 2018 ©Vicky Roy

La fotografia del nuovo millennio abbraccia anche questioni ambientali e sociali. Senthil Kumaran Rajendran svela il conflitto tra tigri e umani, Vinit Gupta testimonia le lotte delle popolazioni indigene contro l’industrializzazione, e Ishan Tanka documenta le proteste contro la costruzione di dighe. Soumya Sankar Bose commemora il passato con la ricostruzione del massacro di Marichjhapi nel 1979, mentre Uzma Mohsin esplora le conseguenze della protesta civile nella contemporanea India. La mostra è arricchita da 15 interviste audio-video realizzate in India, offrendo uno sguardo approfondito sulla visione e l’ispirazione di ciascun artista.

Anita Khemka, da/from Laxmi, 2003-2020, © Anita Khemka
Anita Khemka, da/from Laxmi, 2003-2020, © Anita Khemka
Amit Madheshiya, da/from Cinema Travellers, 2010-2014 Courtesy Amit Madheshiya & PHOTOINK 
Amit Madeshiya, da/from Cinema Travellers, 2010-2014 Courtesy Amit Madheshiya & PHOTOINK 
Ishan Tankha, da/from Sommersi/Submerged. Abitanti dei villaggi lottano per il diritto alla sopravvivenza nell’India centrale/ Submerged. Villagers fight for their right to survive in the central India ©Ishan Tankha
Pablo Bartholomew, Dhodi, Zarine e/and Maya, New Delhi, 1975
Vicky Roy, Mayurbhanj, Odisha, da/from Bachpan, 2021
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Riccardo Bandiera e l’eco dei tormenti interiori

Riccardo Bandiera e l’eco dei tormenti interiori

Collater.al Contributors · 5 mesi fa · Photography

Nato e cresciuto tra Genova e Nizza, il fotografo italiano Riccardo Bandiera (1973) si approccia alla fotografia dopo i suoi studi tecnici. Diventato fotografo freelance, Bandiera sviluppa un’estetica delicata che guarda al dettaglio. Anche la fotografia subacquea lo affascina e, talvolta, lo contraddistingue. Una delle sue più apprezzate serie è Trilobiti. Un insieme di dieci fotografie ispirate al genio letterario di Breece Dexter John Pancake. Il libro omonimo è una perla della narrativa americana, pubblicata nel 1983 postuma. La sua vita si concluse in modo tragico e misterioso nel 1978, lasciando dietro di sé un grande vuoto. Attraverso le dieci fotografie, Bandiera cristallizza il presente, catturando l’immobilità e il silenzio come solo i fossili – grande passione di Pancake – estratti dalla Terra possono fare. Queste immagini sono intrappolate in un eterno tempo sospeso, come se appartenessero a un’era geologica. Ogni scatto di Bandiera racconta una storia, un frammento di vita congelato nel tempo, un’ode alla memoria di Pancake.

Mio padre è una nuvola color kaki..

Riccardo Bandiera cattura la bellezza silenziosa del paesaggio marino, ma oltre ciò, riesce a trasmettere un senso di malinconia, un eco dei tormenti interiori che affliggevano Pancake. È come se Bandiera, attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica, riuscisse a penetrare l’anima dell’autore americano, donandogli un’eternità attraverso l’arte dell’immortalità visiva.

E’ tutto pronto per un incendio

Courtesy Riccardo Bandiera

Riccardo Bandiera e l’eco dei tormenti interiori
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La fotografia ai tempi dell’AI secondo PhotoVogue

La fotografia ai tempi dell’AI secondo PhotoVogue

Anna Frattini · 5 mesi fa · Photography

Siamo andati al BASE Milano per scoprire i nuovi talenti dell’ottava edizione di PhotoVogue, il festival dedicato alla fotografia di moda portato avanti da Alessia Glaviano, Head of Global PhotoVogue. Se l’anno scorso la domanda è stata Che cosa direbbe Susan Sontag? quella di quest’anno risulta sicuramente in linea coi nostri tempi: What makes us human? Image in the age of A.I.. Un interrogrativo che lascia spazio a molte considerazioni e dubbi sul futuro della fotografia che verranno affrontate a fronte di un simposio lungo tre giorni che vedrà la partecipazione di personalità del calibro di Refik Anadol, Fred Ritchin, Margaret Zhang, Gea Politi e tantissimi altri fotografi, creativi e accademici attivi nel mondo della fotografia. Il percorso espositivo si divide in sei sezioni, What is Beauty?, What is Beauty / A.I., Uncanny Atlas: Image in the Age of A.I., Eternal Loops, Spanish Women: A Contemporary Portrait of Strenght and Beauty e Eye Mama. La nostra intenzione oggi é di mostrarvi le cinque immagini che più ci hanno colpiti: sia vere e proprie fotografie che immagini generate grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

Yongbin Park, “Girls” dalla sezione What is Beauty

Courtesy Yongbin Park

Angela Suarez, “Reinventing” dalla sezione Spanish Women

Courtesy Angela Suarez

Alexey Chernikov, “One Last Journey” dalla sezione Uncanny Atlas

Courtesy Alexey Chernikov

Nota bene: immagini generale con Intelligenza Artificiale

Uno scatto di Polly Alderton dalla sezione Eye Mama

Courtesy Polly Alderton

Uno scatto di Angelo Formato dalla sezione A.I. What is Beauty

Courtesy Angelo Formato

Nota bene: immagine generata con Intelligenza Artificiale

La fotografia ai tempi dell’AI secondo PhotoVogue
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Le giovani donne di Sam Livm, libere e sensuali

Le giovani donne di Sam Livm, libere e sensuali

Giulia Guido · 5 mesi fa · Photography

Sono spensierate, libere, belle, vere e sensuali, le giovani donne immortalate dalla macchina fotografica di Sam Livm. Sam è nato a Manchester ma oggi vive e lavora a New York, città che gli ha permesso di portare avanti le sue due grandi passioni, la regia e la fotografia. Mentre attraverso la prima cerca di dare forma alle sue idee, la seconda, a cui si è avvicinato nel 2012, gli permette di rappresentare il mondo così com’è, quasi in modo documentaristico. 

Al centro del suo obiettivo vediamo soprattutto volti e corpi di giovani donne, soggetto perfetto per trasmettere quel senso di libertà che si respira a vent’anni, quando tutto sembra possibile e si gode di ogni attimo della vita. 

Con gli anni la sua tecnica è cambiata e si è evoluta e se all’inizio l’unico soggetto del suo lavoro erano le persone che fotografava, pian piano il riflettore si è spostato su di lui, trasformando la macchina fotografica nel mezzo per trasmettere le sue sensazioni, le sue emozioni. Questo cambiamento ha trasformato il suo stile, rendendolo reale, quasi palpabile, ma allo stesso tempo intimo e unico. 

Qui sotto trovi i nostri scatti preferiti, per scoprire di più su Sam Livm vai sul suo sito.

Sam Livm | Collater.al
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Le giovani donne di Sam Livm, libere e sensuali
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Gender Theory, il progetto fotografico di Rossella Agostini

Gender Theory, il progetto fotografico di Rossella Agostini

Claudia Fuggetti · 5 mesi fa · Photography

“Come vivremmo se non avessimo dei modelli di genere già precostituiti?

È questo il quesito che si pone il progetto Gender Theory della fotografa e filmmaker Rossella Agostini. Dopo essersi laureata in direzione della fotografia presso il Columbia College di Chicago, l’artista ha deciso di focalizzare la sua ricerca sulla celebrazione dell’individuo in quanto tale e il suo rapporto con il mondo circostante.

L’esplorazione delle relazioni interpersonali sono evidenziate da un tipo di estetica che predilige soggetti visibili da lontano collocati in spazi vuoti: insieme alla valorizzazione di bellezze fuori dal comune Rossella crea così una coerenza narrativa. L’artista ha descritto la sua serie fotografica così:

“Gender Theory è una serie fotografica che rifiuta l’idea del binarismo di genere e ne esplora una realtà dove questa non sia una costruzione sociale. Accenna a temi come l’identità e la sessualità e dimostra come il sesso biologico, l’identità di genere e l’espressione di genere non sempre combacino”.

Attraverso un elegante gioco di ruoli, le immagini di Rossella raccontano una storia capace di arrivare immediatamente al pubblico, non è un caso che Gender Theory abbia vinto il London Photo Festival nel 2018.

Visita il sito dell’artista qui.

Gender Theory, il progetto fotografico di Rossella Agostini | Collater.al
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