Diffondere vibrazioni positive per salvarsi, l’intervista ai Black Beat Movement

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10 Maggio 2018

Radio Mantra, i concerti in giro per il mondo, la musica in Italia. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Black Beat Movement, il collettivo alternative-soul milanese.

Con Radio Mantra, i Black Beat Movement tracciano un nuovo sentiero all’interno della black music. Il loro nuovo album intreccia suoni del futuro e campionamenti old school, mescolando funk, soul e hip hop. Il risultato è inatteso, ipnotico come un mantra. Li abbiamo incontrati per parlare del loro lavoro e delle loro idee.

Radio Mantra è stato da subito definito un successo, un album con una marcia in più. A che punto del vostro lavoro vi siete resi conto di avere tra le mani un grande disco?

Fino alla fine non ci siamo resi conto di quante belle idee abbiamo messo all’interno del disco. Quando sei nel vortice creativo e ti autoproduci è difficile ‘staccarsi’… sei nella bolla, vai avanti e basta.
Poi una volta che finisci e trovi il tempo di rilassarti riesci a goderti il lavoro che hai fatto e ammetti a te stesso che effettivamente hai fatto un bellissimo album!!!
Se sei convinto di quello che fai è difficile che il tuo lavoro non venga apprezzato perch
é la gente percepisce che ci hai messo l’anima e sei sincero.

A proposito di Radio, qual è la vostra radio del cuore?

Domanda difficile. Ce ne sono un po’…
Potremmo dirti che Vibe di Oldani è uno dei nostri programmi radiofonici preferiti!

E il Mantra che vi ripetete più spesso?

Calmaaa, calmaaa, calmaaa…

Vi siete esibiti in posti molto diversi, dai club ai festival, in Italia e all’estero. Qual è la dimensione che sentite più vostra?

Abbiamo la fortuna di poterci adattare a tante situazioni diverse. È bellissimo quando trovi i palchi in cui la distanza tra pubblico e artista si annulla e hai la gente addosso. Se si crea la situazione giusta c’è uno scambio di energia pazzesco!

C’è un palco in cui vi piacerebbe tornare a suonare?

Quello dello Sziget Festival!

Come gli album precedenti, anche Radio Mantra vanta diverse collaborazioni. Com’è nata quella con Ghemon?

Con Ghemon volevamo collaborare già da un po’ di tempo. Condividendo gli stessi gusti musicali ci si è trovati spesso a parlare di musica black e di come in Italia si stia creando una vera e propria scena.

Già quando stavamo scrivendo il disco precedente, Love Manifesto, avevamo avuto un primo contatto, ma abbiamo preferito attendere e aspettare di fare un brano in italiano da condividere con uno degli artisti più forti che ci sono adesso in circolazione.

Negli ultimi anni, gli artisti emergenti si sono moltiplicati. Ci dite tre nomi italiani che seguite con particolare interesse?

Ce ne sono molti. Se dobbiamo dirne tre citiamo Technoir, Awa Fall e Deaf Kaki Chumpy.

C’è, invece, qualcosa che secondo voi manca nel panorama musicale italiano?

Diciamo che in Italia il panorama musicale è molto variegato. A livello di generi non manca quasi nulla…è arrivata anche la cumbia!

Mettere su e far crescere un gruppo di sette persone non dev’essere un’impresa facile. Qual è il vostro segreto?

Ci vogliamo molto bene e remiamo tutti dalla stessa parte.
Poi devo dire che abbiamo un forte spirito di adattamento, fattore fondamentale per portare avanti un progetto come questo.

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