La nostra intervista a Ever, lo street artist in mostra alla galleria Varsi di Roma

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15 giugno 2017

Dal 16 Giugno al 13 Luglio la Galleria Varsi presenta Quiéreme, la prima mostra personale romana dell’artista argentino Ever.

When: 16.06-13.07-2017

In occasione della sua prima mostra personale a Roma abbiamo avuto la possibilità di intervistare Nicolás Romero Escalada aka Ever, l’artista nato a Buenos Aires ed entrato negli anni ‘90 a far parte della scena dei graffiti della sua città per poi evolvere in uno stile pittorico del tutto personale.

Con Quièreme, in mostra alla Galleria Varsi dal 16 Giugno al 13 Luglio, Ever interpreta la Transverberazione, un’estasi mistica di tipo cristiano, in chiave contemporanea.

L’artista trasforma la Galleria Varsi in uno spazio estatico, erotico e sacro connettendo la sua arte alla città in cui si trova e lasciandosi ispirare dal gruppo scultoreo di Bernini: “L’estasi di Santa Teresa”, per indagare la triade sacro-sesso-individuo.

Noi gli abbiamo chiesto di raccontarci le opere in mostra, il legame fra la sua arte e quella Barocca e i suoi progetti futuri.

 Nelle tue opere cultura popolare e politica, valenze religiose e surreali si mescolano assieme creando opere cariche di rimandi e caratterizzate da diversi livelli di lettura. È frutto di un processo istintivo o di una costruzione consapevole?

Inizialmente il mio lavoro era molto istintivo. In seguito ho preso coscienza che quello che facevo aveva a che fare con la politica e da li ho cominciato a dipingere in maniera più consapevole.
Vengo dal Sud America, nel mio paese tutto ha a che fare con la politica, indistintamente. Anche il fatto di dipingere nello spazio pubblico è un’azione politica.

I miei lavori non vogliono essere verità assolute, le mie opere pongono interrogativi, vogliono generare riflessioni.

Quali sono gli elementi dell’estasi cristiana che possiamo ritrovare nelle tue opere e qual è il legame con il gruppo scultoreo “L’estasi di Santa Teresa” di Bernini?

Tutto è iniziato quando ero piccolo e il mio unico contatto con la Chiesa era andare a giocare a calcio nei loro campi. Dopo le feste si doveva ascoltare la predica del sacerdote.
Una volta durante una di queste prediche ho trovato una rivista porno; quando l’ho vista, ho provato una colpa immensa e ho avuto la sensazione che mi sarebbe accaduto qualcosa di male. Quella rivista rappresentava la contraddizione di due spazi che non potevano stare tecnicamente insieme e quella situazione ha generato in me una strana eccitazione (col senno di poi penso che sia stata la rivista stessa a turbarmi in quel modo…).

Tutto è iniziato quando ho scoperto che la parola “estasi” veniva usata dal Cattolicesimo.
Mi colpisce che una parola così legata alla lussuria, al sesso e alle droghe sia stata usata sotto il nome di Dio.
Quella parola è stata la chiave verso qualcosa di molto più interessante, il contatto più puro e divino che si possa avere con Dio, dove la divinità entra nel corpo di una persona, lo occupa e genera il piacere più sorprendente che esiste. Bernini rende magnificamente questo concetto nell’orgasmo dell’Estasi di Santa Teresa.
Personalmente credo che se Dio è ovunque, deve esserci anche quando facciamo sesso e se la Chiesa smettesse di reprimerlo continuamente, ridurrebbe i casi di abusi sessuale.

Cerco di umanizzare Dio, di credere che sia anche curioso, e penso anche che credere in Dio equivalga alla sensazione di essere amati anche se commettiamo degli errori, e di non essere soli. La Transverberazione ha risolto i miei sentimenti di colpa verso quella rivista nella mia infanzia.

Le tue opere si possono inserire in un filone d’arte pop molto presente nella contemporaneità, come credi possa essere il loro dialogo con un’arte sfarzosa come quella Barocca?

Non mi piacciono le categorie, penso siano uno dei problemi principali della società odierna. Il mio lavoro ha sicuramente delle radici nell’arte classica, si tratta di una reinterpretazione dei ritratti dell’arte del passato secondo la mia visione personale.

I tuoi interventi sono strettamente connessi alla realtà dei luoghi in cui ti trovi, quale sarà la tua prossima meta?

Quello che voglio fare adesso è concentrarmi su di me, nel tempo mi sono reso conto di quanto dipingendo nello spazio pubblico un artista si espone. Credo che il lavoro di un artista debba essere onesto, deve rispecchiare realmente il suo pensiero. Voglio lavorare su me stesso, scavare nel mio profondo e restituire con la mia ricerca quello che incontrerò scavando.

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