La street art nasce spontanea, senza cantieri o annunci, nasce spontanea come l’edera tra vecchi palazzi o tra sampietrini che hanno lasciato lo spazio per lo stelo di un fiore. La spontaneità e il rapporto con la strada sono due delle tante caratteristiche con le quali possiamo provare a definire il lavoro di JBROCK, artista che fin dagli anni ’90 è parte della scena dei graffiti underground romana, città nella quale oggi ha presentato JBROCK SETTE VARIAZIONI 2000-2022. La mostra personale è ospitata negli spazi di Contemporary Cluster ed è curata da Giacomo Guidi in collaborazione con Drago Publisher, Ginnika e Honiro.
La mostra è l’atto conclusivo di un progetto intinerante nato un anno fa, che in sette tappe ha portato in giro lo stile dell’artista e il suo personaggio simbolo: il Ciccio, reinterpretato nel tempo in una grande varietà di forme. Ispirato da una lunga tradizione figurativa e pittorica, il mondo underground continua anche in questa mostra a far parte del lavoro di JBROCK, inserito coerentemente nel contesto della galleria. Collater.al in occasione dell’inaugurazione della mostra ha scambiato due chiacchere con l’artista.

Ciao Jacopo, presentaci chi è Ciccio.
È un disegno su cui lavoro e con il quale interagisco sulle strade dalla fine degli anni ’90, nel tempo poi il soggetto ha subito delle evoluzioni stilistiche. E’ nato tutto quando, a un certo punto della mia produzione artistica, quello che avevo fatto fino a quel momento mi aveva annoiato, comprese le gallerie. Ho quindi deciso – dopo aver letto “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley – di fare un esperimento: rifiutare tutti gli inviti da parte del sistema ufficiale dell’arte e incentrare tutto il mio lavoro su strada solo su Ciccio, soggetto che rappresentava in pieno i miei esordi e la parte più pura e meno ammiccante del mio lavoro. Ho iniziato quindi a cercare dei punti strategici nella città dove posizionarlo, con l’intenzione, poco a poco, giorno dopo giorno, di influenzare le persone che quotidianamente percorrono in lungo e in largo le strade della capitale, a tal punto da riconoscerlo come se fosse un proprio caro.

Sei un artista che ha presentato nelle strade e in galleria, come cambia il lavoro di un artista in questi due differenti contesti? Cambia il significato della street art o sono due cose differenti?
Il mio lavoro, a livello tecnico, resta lo stesso. Sicuramente cambia il contesto, la strada è un luogo molto interessante dove interagire e non ho mai smesso di farlo e di notare chi lo fa. In galleria non piove…
La street art si fa per strada.
Sei romano, e Roma è la città dei volti e delle icone, come si inseriscono i tuoi personaggi in questa tradizione figurativa?
Direi assolutamente in modo spontaneo, un po’ come le piante di capperi sulle Mura Aureliane, dove una cosa può nascere nasce, come la natura ci insegna.

Parlaci di SETTE VARIAZIONI 2000-2022
E’ nato tutto da un invito di Paulo Von Vacano, amico ed editore DRAGO, che mi proponeva di esporre un mio lavoro a Porta Portese, idea di Giacomo Guidi di Contemporary Cluster. Il tutto, come accade spesso, si è poi trasformato in una collaborazione tra varie visioni e varie persone.
Alla fine ho deciso di riassumere in sette passaggi le varie evoluzioni stilistiche del Ciccio nel tempo, disegno sul quale lavoro da più di 20 anni.
Questo è stato presentato per strada in sette episodi, durante i quali il mio amico e fotografo Niccolò Berretta ha documentato con il suo obbiettivo ed il suo modo unico di impressionare la pellicola le varie realtà particolari che spontaneamente ci si presentavano davanti.
L’idea finale era raccogliere il materiale ottenuto in una mostra a cura di Giacomo Guidi e realizzare assieme a DRAGO un catalogo da collezione che si ispira alle fanzine della cultura underground degli anni ’90.









