I pattern di Noodles di John Blond

I pattern di Noodles di John Blond

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

Ogni artista, consciamente o inconsciamente, vorrebbe che le sue opere fossero riconoscibili senza bisogno di una firma o una targhetta di accompagnamento. Per riuscire a raggiungere questo livello, o questo obiettivo, bisogna avere un’idea chiara e vincente. È quella che ha avuto John Blond, visual artist e designer catanese conosciuto per i suoi pattern chiamati “Noodles”

John Blond ha cominciato facendo graffiti all’età di dodici anni, utilizzando le bombolette spray vendute dalla tabaccheria della madre. Con gli anni ha messo a punto questi pattern formati da linee nere e bold su sfondi monocolore dai toni brillanti e accesi.

SI tratta di pattern semplici, con una forte identità visiva, facilmente riconoscibili, ma soprattutto che si adattano a diverse superfici e mezzi. Proprio per questo motivo possiamo trovare i suoi “Noodles” declinati in murale interni ed esterni, in tele, come motivo decorativo per bottiglie, vasi, teiere, tessuti e tanto altro. Alcuni dei suoi prodotti fanno parte della linea “Noodles by John Blond” in vendita sul suo sito

Oltre allo sviluppo dei suoi progetti personali, attualmente lavora come designer per lo studio di design e sviluppo web The Wave e ha anche co-fondato la rivista indipendente che parla di street art e street culture Graffgo Magazine. Il prossimo weekend, sabato 16 ottobre, Graffgo presenterà ufficialmente al pubblico il nuovo numero intitolato “A new chapter of our life” con un incontro dal vivo ospitato all’interno dello streetwear shop catanese Mewa Store di via Mariosangiorgi 59. 

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I rifiuti in marmo di Nazareno Biondo

I rifiuti in marmo di Nazareno Biondo

Chiara Sabella · 2 settimane fa · Art

Viviamo in un tempo in cui è difficile immaginare il “per sempre”. Cresciamo cambiando continuamente telefoni, macchine, persino città. Siamo abituati a contratti e rapporti temporanei, in una sorta di cultura dell’abbandono che ci porta a scartare o buttare oggetti senza pensare alle conseguenze o al futuro che questi rifiuti avranno. È una lezione che stiamo imparando a nostre spese quando riguarda l’ambiente, e artisti come Nazareno Biondo stanno provando a rendere tangibile questa idea di immobilità dei rifiuti, rispetto al ciclo continuo e vorticoso della natura.

I suoi progetti partono dai simboli della filosofia usa e getta: una sigaretta spenta, tappi di bottiglie e packaging che possiamo trovare sul marciapiede di qualsiasi area urbana. Nel suo laboratorio i rifiuti di una società frettolosa diventano opere eterne. Come sculture antiche, i soggetti scelti sono testimonianze senza tempo di un pensiero e di un vivere contemporaneo. Rappresentati con un iperrealismo critico, pacchetti di cartine, condom e linguette di lattine vengono nobilitati e si impongono allo spettatore in tutta la loro ironia. 

Abbiamo a che fare tutti i giorni con rifiuti del genere, ma è come se vedessimo questi oggetti per la prima volta. Ogni minuzioso dettaglio emerge dai blocchi di Marmo di Carrara che l’artista riutilizza: Nulla nel mio lavoro, come nel mondo in cui viviamo, dovrebbe esser sprecato”. Guardandoli sentiamo una strana vicinanza e connessione, capita anche a noi di sentirci usati per precisi scopi, per poi essere abbandonati senza motivo. Le opere di Nazareno Biondo scendono a un livello più profondo, gli scarti del quotidiano diventano metafore di un sentimento collettivo. Si tratta di una decisa presa di posizione contro il costume della cultura di massa, una protesta silenziosa e densa di significato. 

I rifiuti in marmo di Nazareno Biondo
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16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.

16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

Belin, Slim Safont, Jorit, Helen Bur, 3ttman, Marta Lapeña, Elisa Capdevila, Lidia Cao, Tony Gallo, Attorrep, Mr. Blob, Stereal, Psiko, Nico Skolp, Carlitops e Kraser, sono loro gli autori delle nuove opere che nelle ultime settimane sono state realizzate in diversi quartieri e zone di Taranto
Questi artisti nazionali e internazionali hanno risposto alla chiamata di T.R.U.St., il progetto che, arrivato alla sua seconda edizione, quest’anno ha regalato ben 16 nuove opere di urban art non solo alla città, ma all’intera comunità. 

Attraverso i nuovi muri i quartieri di Salinella, Tramontone, Paolo VI, il Sottopassaggio Via Ancona e Isola Madre e il centro della città hanno preso nuova vita, trasformando le strade in un museo a cielo aperto. 

T.R.U.St.

Da oggi, grazie a T.R.U.St., Taranto non solo ha da offrire un tour di murales invidiabile da qualsiasi altra città, ma può essere considerata tra le capitali europee della street-art. 

A curare la direziona artistica dell’intero progetto Giacomo Marinaro del collettivo Rublanum, figura di riferimento in questo ambito, avendo già organizzato la rassegna itinerante Gulìa Urbana che quest’estate ha portato la street art in diversi borghi calabresi. 

Scoprite qui sotto tutte le opere della seconda edizione di T.R.U.St.

3ttman
T.R.U.St.
Belin e 3ttman
T.R.U.St.
Belin
T.R.U.St.
Belin
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Attorrep
T.R.U.St.
Elisa Capdevila
T.R.U.St.
Lidia Cao
T.R.U.St.
Helen Bur
T.R.U.St.
Helen Bur
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Jorit
Marta Lapeña
Mr. Blob
Nico Skolp
Psiko
Slim Safont
Slim Safont
Stereal
Tony Gallo
16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.
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16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.
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Phil Hansen e l’arte come processo

Phil Hansen e l’arte come processo

Chiara Sabella · 1 settimana fa · Art

Quando ci troviamo davanti a un’opera fuori dal comune, spesso immaginiamo un mondo in cui l’artista crea fuori da ogni schema. Ironicamente, nell’universo creativo accade spesso che le idee più geniali nascano invece da limitazioni. Ce lo dimostra la carriera artistica di Phil Hansen che, ancora prima di iniziare, subisce una battuta d’arresto a causa di un tremore alle mani che gli impedisce il tratto fermo. La tecnica puntinista diventa sempre più faticosa e per Phil Hansen ha inizio un circolo vizioso che lo porta ad aggravare la situazione e abbandonare per anni il suo sogno. 
“Embrace the shake”. Cambia con queste parole la vita dell’artista, che smette di guardare oltre per iniziare a vedere attraverso le sue capacità. Ha inizio per l’artista una nuova stagione di ricerca, senza imposizioni, la mano viene lasciata libera sul foglio e l’espressività che ne deriva si fa più intima e originale. La tecnica diventa pura frammentazione dell’immagine, una scala e dei materiali più grandi aggirano il tremore e Phil Hansen sviluppa quello che oggi è il suo stile, per un approccio creativo a 360°.

Nelle opere viene impiegato tutto il corpo, i piedi sulla tela sostituiscono il pennello e Bruce Lee viene ritratto a colpi di karate. Svincolando l’arte da qualsiasi supporto, le opere diventano libere, come le strutture in 3D in cui una fiamma ossidrica ci svela il soggetto, o i quadri che l’artista disegna sul suo petto. Sperimentazione ed emotività sono le parole chiave di un lavoro che oltrepassa il concetto di artista, coinvolgendo il pubblico nell’opera, e poi quello di arte stessa, come nel progetto Good bye Art. Per un anno Phil Hansen si impegna a pensare, creare e distruggere 23 opere per raggiungere la pura libertà espressiva. “Mentre distruggevo ogni progetto imparavo a lasciar perdere i risultati, i fallimenti, le imperfezioni”, con questo approccio l’artista impiega materiali temporanei come vino congelato, hamburger, gessetti, fiammiferi e candele da bruciare, per produrre un’arte che trova nella sua esistenza limitata la sua ragione d’essere.
Record e performance uniche, come il ritratto da brivido di Edgar Allan Poe, vengono oggi seguite da follower affezionati, a dimostrazione che “dobbiamo avere delle limitazioni per poterle superare”. È questa la nuova filosofia del creativo che vede l’arte come un processo in corso, svincolato da aspettative e risultati.  

Phil Hansen e l’arte come processo
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La nuova mappa della metro di Londra per il Black Month

La nuova mappa della metro di Londra per il Black Month

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Art

In occasione del Black History Month inglese, l’azienda dei trasporti pubblici di Londra (TFL) ha scelto di reinterpretare uno dei simboli della città: la mappa della metropolitana.
Disegnata negli anni ’30 da Harry Beck – un impiegato della London Underground – la grafica della metropolitana londinese ha ispirato quelle di molte altre città del mondo, diventando uno dei soggetti preferiti per ogni genere di souvenir.
In collaborazione con gli archivi culturali di Londra, la TFL ha omaggiato 272 (tante quante le fermate della Tube) personaggi storici neri, che hanno dato un contributo durante la storia inglese, dall’epoca Tudor fino ai giorni nostri. L’idea viene direttamente dal sindaco della capitale Sadiq Khan, in carica dal 2016 e figlio di due immigrati pakistani.

Tube | Collater.al

Ciascuna delle 11 linee della metropolitana è tematica, divisa in base al campo in cui i personaggi si sono messi in evidenza o hanno ispirato un cambiamento nella storia britannica. Così la fermata di Piccadilly Circus diventa Cassie Walmer, attrice e cantante di fine ‘800, oppure Camden Town, che cambia nome in Claudia Jones, attivista e giornalista immigrata a Londra da Trinidad e Tobago. Covent Garden compare ora sulla mappa come Billy Waters, Liverpool Street come Darcus Howe, e ancora Notting Hill diventa The Yaa Centre, associazione artistica con sede a Londra.
“Questo è un modo per entrare nella storia dei neri senza partire delle brutalità della polizia, dalla violenza o dalle bande. Ogni linea è a tema, quindi si può far nascere un dialogo con insegnanti, amici o genitori partendo da una linea alla volta” ha dichiarato Arike Oke degli archivi culturali d’Inghilterra.

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