Come abbiamo avuto modo di dire spesso, AKIRA di Katsuhiro Ōtomo del 1988 è uno dei capisaldi dell’animazione giapponese e turning point generazionale che continua tuttora ad ispirare il lavoro di tantissimi artisti come Kanye West e a influenzare la cultura contemporanea in tutti i suoi aspetti.

Tratto dall’omonimo manga del 1982 realizzato sempre dal maestro Ōtomo, AKIRA rappresenta un unicum nel panorama della storia dell’animazione, forse per impatto il solo Neon Genesis Evangelion può essere paragonato al capolavoro cyberpunk che racconta le vicende di un giovane biker, Shotaro Kaneda, e del suo amico Tetsuo Shima, in una Neo Tokyo del 2019 costruita sulle macerie della Tokyo che conosciamo noi ormai distrutta dalla Terza Guerra Mondiale.

Una delle immagine più iconiche e indimenticabili che il film ci abbia mai regalato è di sicuro la motocicletta di Kaneda, una due ruote rosso brillante con un design molto peculiare caratterizzato da una struttura dal corpo basso e largo, dalle due ruote massicce e dagli adesivi “vintage” che ne arricchiscono il design.

Il concept artist Ryan Hong ha reinterpretato l’emblematica Kaneda’s Bike attraverso una prospettiva contemporanea e realizzato un modello che ne rispetta il design originale, ma che allo stesso tempo risulta estremamente attuale.
Uno degli elementi fondamentali nella reinterpretazione di Hong è stato conservare la struttura aerodinamica complessiva del mezzo: l’aria entra dall’apertura della ruota anteriore che viene poi reindirizzata sui lati del corpo moto, mentre la tasca attorno al faro centrale è una presa d’aria per il raffreddamento della batteria superiore.
Una batteria fissa inferiore, due set di batterie intercambiabili sui lati, un serbatoio di azoto per raffreddare il doppio motore quando quest’ultimo è spinto alla massima velocità.
Noi appassionati di animazione giapponese e di AKIRA in particolare, vogliamo ringraziare con tutto il cuore Ryan Hong per aver reso “reale” la moto che tutti vorremmo avere.
Qui di seguito potete dare un’occhiata alla Kaneda’s Bike di Ryan Hong.








