Art Il corpo come strumento del capitalismo
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Il corpo come strumento del capitalismo

La performer artist Kawita Vatanajyankur mette in luce le criticità del capitalismo attraverso il suo corpo
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Giorgia Massari

Appropriandosi del linguaggio tipico dei media, patinato e super colorato, la performer artist thailandese Kawita Vatanajyankur realizza delle opere che mettono in luce le criticità del capitalismo. Un’economia globalizzata che sta in piedi grazie allo sfruttamento umano e alle diseguaglianze che gravano soprattutto sulle minoranze. Ma non solo, Vatanajyankur affronta tematiche di stampo politico che portano in evidenza i problemi ecologici e le questioni di genere attraverso scatti disturbanti, sempre celati da un’estetica pop alla quale siamo abituati. Anche l’industrializzazione e la meccanizzazione, così come l’intelligenza artificiale, sono prese in esame da Kawita che riflette sulla trasformazione del corpo contemporaneo, da un lato gravato da condizioni lavorative disumane dall’altro atrofizzato e sostituito dalla macchina. Qui è proprio il corpo a diventare lo strumento principale dell’artista che lo utilizza per interpretare i diversi gradi di violenza che la società di oggi impone a favore di un consumismo incontrollato. In particolare è il genere femminile a essere analizzato in quanto principale corpo abusato sia in ambiente lavorativo che domestico.

Nei suoi lavori, Vatanajyankur si trasforma in oggetti domestici come aspirapolveri e scopini per il WC, ma anche in strumenti agricoli come falci e vanghe. Con il suo ultimo progetto, The Machine Ghost in the Human Shell (2024), l’artista si spinge ancora oltre, esplorando l’interazione tra esseri umani e intelligenza artificiale. Collegata a stimolatori muscolari elettronici controllati da un modello AI avanzato, Vatanajyankur si lascia trasformare in una sorta di marionetta, controllata non dalla mente umana ma da un’intelligenza artificiale.

Uno dei suoi lavori più noti, Shuttle (2018), parte della serie “Performing Textiles”, vede l’artista assumere il ruolo di una navetta in un telaio, incarnando sia la fatica fisica sia la monotonia del lavoro tessile. In questa performance, Vatanajyankur usa colori vivaci e brillanti che contrastano con la dura realtà del lavoro che rappresenta, creando un potente effetto visivo che cattura l’attenzione e invita alla riflessione.

Kawita Vatanajyankur, Shuttle (foto), 2018, video HD, 3 min 27 sec. Courtesy l’artista e Nova Contemporary, Bangkok

Attraverso la sua arte, Kawita Vatanajyankur ci costringe a confrontarci con le implicazioni etiche delle nostre abitudini di consumo. Ma non solo, l’artista non si ferma all’analisi del presente ma guarda anche al futuro esplorando i limiti del corpo e della mente umano sempre più domato dalla tecnologia. La riflessione si estende agli effetti del progresso tecnologico che sempre di più alterano la nostra identità e autonomia. Tutto è reso forte e di impatto grazie all’estetica colorata che riesce immediatamente ad attirare l’attenzione, creando al contempo un forte contrasto tra bellezza e critica sociale.

Courtesy the artist and Nova Contemporary, Bangkok

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Scritto da Giorgia Massari
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