Art Il murale di NEVERCREW a Ginevra racconta la fragilità dell’assistenza sanitaria nei conflitti
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Il murale di NEVERCREW a Ginevra racconta la fragilità dell’assistenza sanitaria nei conflitti

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Giulia Guido

Davanti agli Ospedali Universitari di Ginevra, un grande foglio di carta stropicciato sembra galleggiare sopra un gruppo di persone. È bucato, strappato, bruciato in alcuni punti. Dovrebbe proteggerle, ma non riesce a farlo fino in fondo. È proprio questa contraddizione a essere al centro di “Paper-thin”, il nuovo murale realizzato dal duo svizzero NEVERCREW, composto da Christian Rebecchi e Pablo Togni, per Médecins Sans Frontières e Hôpitaux Universitaires de Genève.

Presentata in occasione della Giornata Mondiale dell’Aiuto Umanitario, l’opera occupa il Parc des Chaumettes, proprio di fronte agli HUG, e nasce a dieci anni dall’adozione della Risoluzione 2286 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che condanna gli attacchi contro pazienti, personale medico e umanitario, ospedali e trasporti sanitari durante i conflitti armati.

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È da questo documento che NEVERCREW parte per realizzare l’opera, trasformandolo in qualcosa di fisico. Il foglio rappresentato nel murale è allo stesso tempo una risoluzione, un documento e un tetto. Una forma di protezione apparentemente semplice, ma resa fragile dalla violenza che la attraversa. Buchi e strappi interrompono infatti la superficie della carta, lasciando intravedere ciò che si trova al di sotto. Il messaggio è immediato: ciò che dovrebbe garantire sicurezza non è abbastanza solido per farlo. La distanza tra ciò che viene scritto sulla carta e ciò che accade nella realtà diventa così l’immagine stessa dell’opera.

Sotto questo fragile riparo si trovano persone che prestano e ricevono cure. Il foglio che dovrebbe proteggerle è quindi vulnerabile quanto loro, trasformando la metafora in una scena concreta. In un contesto di guerra, anche ospedali, ambulanze e operatori sanitari possono diventare bersagli, nonostante le norme internazionali che ne stabiliscono la protezione.

Nel murale compaiono inoltre riferimenti visivi a due luoghi simbolo della violenza contro l’assistenza umanitaria: l’Hotel Canal di Baghdad, sede delle Nazioni Unite colpita nel 2003, e il centro traumatologico di MSF a Kunduz, in Afghanistan, bombardato nel 2015. Due episodi lontani nel tempo ma uniti dalla stessa impossibilità di considerare gli spazi di cura realmente al riparo dalla violenza.

La scelta di realizzare l’opera proprio davanti a un ospedale assume allora un significato ulteriore. Gli HUG rappresentano uno spazio di cura e sicurezza, mentre il murale porta nello stesso luogo la memoria di strutture sanitarie che, in altre parti del mondo, quella sicurezza l’hanno persa. Ginevra diventa così il punto di incontro tra una condizione di protezione e la sua negazione.

Per NEVERCREW, il foglio è quindi più di un semplice elemento visivo, è un’immagine della responsabilità collettiva. “Rappresenta un tetto che evoca protezione, ma i buchi ci mostrano che questa protezione è vulnerabile”, spiegano gli artisti. Il suo stato danneggiato rende visibile il divario tra gli impegni presi e la loro effettiva applicazione.

È una tensione che ritorna spesso nel lavoro del duo, abituato a costruire immagini in cui elementi apparentemente familiari vengono spostati dal loro contesto e caricati di nuovi significati. Qui, però, la scala pubblica del murale rende il messaggio impossibile da separare dal luogo in cui viene presentato.

Paper-thin non cerca infatti di rappresentare la guerra, ma ciò che accade quando anche gli ultimi spazi che dovrebbero rimanerne fuori diventano vulnerabili. La carta, fragile per definizione, diventa il simbolo di una protezione che esiste – appunto – sulla carta ma che, senza un’azione concreta, rischia di rimanere soltanto un principio.

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Scritto da Giulia Guido

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