Art Cosa ci fa Kermit the Frog a Place Vendôme?
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Cosa ci fa Kermit the Frog a Place Vendôme?

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Collater.al Contributors

In occasione di Art Basel, a Place Vendôme, tra le facciate e i loghi delle maison che popolano la piazza parigina, qualcosa di inaspettato si muove in cielo: un enorme Kermit the Frog gonfiabile, sospeso come un sogno che non sa se ridere o crollare. La rana più famosa della cultura pop americana diventa, per mano di Alex Da Corte, un’icona svuotata, il simbolo ironico e malinconico di un’infanzia che non smette di gonfiarsi e sgonfiarsi sotto lo sguardo del pubblico.

Parte del programma pubblico di Art Basel Paris, l’installazione si intitola Kermit the Frog, Even – un riferimento sottile a Duchamp e alla sua La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche. Qui però la sposa è sostituita da un pallone d’elio gigantesco, la leggerezza trasformata in melancolia, la purezza in spettacolo. Da Corte ha ripreso un episodio realmente accaduto nel 1991, quando il pallone di Kermit durante la parata del Ringraziamento a New York rimase impigliato e cominciò a sgonfiarsi, con la testa floscia che oscillava tra cielo e asfalto. È in quell’immagine imperfetta che l’artista trova la sua verità: un personaggio intrappolato tra vita e rovina, tra mito e vulnerabilità.

 
 
 
 
 
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Sotto la scultura, a Place Vendôme, una piccola folla di performer vestiti da Kermit sorride e saluta i passanti. È una parata silenziosa, un rituale collettivo che mescola ironia e disagio. Da lontano sembra una festa, ma da vicino tutto appare fragile, quasi surreale. È come se l’artista volesse ricordarci che il sorriso non basta a tenere in aria i nostri miti, che l’intrattenimento è solo una forma elegante di malinconia.

Alex Da Corte – artista americano-venezuelano noto per la sua estetica pop e psichedelica, fatta di colori saturi e riferimenti televisivi – usa Kermit come un alter ego universale: il simbolo di chi tenta di restare a galla, di chi si sforza di apparire “giusto” anche quando l’aria comincia a mancare. In un luogo come Place Vendôme, dove tutto brilla e nulla cede, la sua rana sgonfia diventa un gesto di resistenza poetica.

L’opera è un corto circuito visivo e culturale. Il verde infantile di Kermit si riflette sulle vetrine Cartier e Van Cleef, il tessuto sintetico sull’architettura neoclassica. L’assurdo entra nella scena del lusso e ne svela la teatralità. È un’immagine che parla di caduta, ma anche di leggerezza: quella che resta quando tutto il resto si sgonfia.

In fondo, forse è proprio questo che Da Corte ci suggerisce. Che non c’è niente di più umano di un pallone che perde aria, di un’icona che si piega al peso del vento, di un eroe che si lascia guardare mentre non riesce più a volare.

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Scritto da Collater.al Contributors

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