Kith festeggia i 20 anni di The Wire

Kith festeggia i 20 anni di The Wire

Andrea Tuzio · 2 anni fa · Style

Se vi definite appassionati di serie TV e non avete mai visto The Wire, allora dovete rivedere le vostre priorità. The Wire è un capolavoro americano figlio della penna di David Simon – giornalista e scrittore – per HBO insieme a Ed Burns (un ex detective della omicidi), una serie televisiva ai limiti della perfezione da un punto di vista sia narrativo che da quello emotivo.

Un poliziesco ambientato a Baltimora che racconta la società americana e il suo rapporto con la criminalità legata al traffico di droga in modo duro, spietato, quasi empirico. Povertà, educazione, istituzioni, mass media e la morte della classe operaia americana vengono rappresentati in maniera schietta, critica e ne viene fuori un quadro pessimista degli Stati Uniti attraverso una profonda esplorazione dei temi sociali, politici e della vita urbana americana. 

Una delle migliori serie TV di tutti i tempi secondo la critica, The Wire ha appena compiuto 20 anni dalla sua prima puntata trasmessa su HBO il 2 giugno del 2002 e Kith ha deciso di festeggiarla nel modo che conosce meglio.

Una capsule collection composta da abbigliamento e accessori che mette in risalto l’iconica Serie TV reimmaginando i momenti più amati e decisivi delle 5 stagioni di The Wire
La palette rispecchia il mood della serie: il nero, il bianco e il color sabbia dominano la collezione con in grafica alcune delle scene più acclamate della serie. 
Una serie di Kith’s Vintage Tees realizzate in jersey di cotone per un look dall’estetica vintage. Le crewneck e le hoodie sono realizzate in pile di cotone con il marchio Kith & The Wire sul davanti e sul retro. La collezione è completata da accessori tra cui due berretti in cotone-twill ricamati e un bucket hat nonché da un posacenere con la famigerata citazione di Marlo Stanfield “My Name is My Name”.

“La serie è stata un punto fermo nella mia vita fin dalla prima volta che l’ho vista. Anche nelle mie prime conversazioni con la HBO, chiedevo sempre di The Wire. Nel giugno 2022 ricorre il 20° anniversario della serie, quindi abbiamo aspettato fino ad ora per creare qualcosa di molto speciale. Sono quasi due anni che lavoro a una collezione per questo momento”, queste le parole con cui il fondatore di Kith Ronnie Fieg ha raccontato il suo rapporto con The Wire e lo sviluppo della collezione.

Per presentare la collezione Kith ha realizzato una campagna con protagonista l’attore Jamie Hector, che in The Wire riapre proprio il ruolo di Marlo Stanfield. 

La collezione Kith for The Wire è già disponibile su EU.Kith.com

Kith festeggia i 20 anni di The Wire
Style
Kith festeggia i 20 anni di The Wire
Kith festeggia i 20 anni di The Wire
1 · 1
Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Art

L’opera di un artista established può costare meno di cinquanta euro? Sembra impossibile, ma la risposta è sì. Stiamo parlando degli scontrini d’artista dell’artista britannico Jonathan Monk (1969), noto per la sua arte irriverente. Chi conosce Monk sa che la sua è un’arte concettuale, che spesso si appropria e cita in modo ironico elementi del mondo dell’arte contemporanea, per questo la sua serie sugli scontrini non sorprende gli addetti ai lavori. Da un po’ di anni ormai, Monk utilizza come supporto delle sue opere dei veri e propri scontrini e ricevute di pagamento di bar e ristoranti, su cui disegna con diversi stili, citando anche altri artisti, uno dei nostri preferiti è quello in cui omaggia l’artista italiano Alighiero Boetti o anche quello con l’iconica banana di Andy Warhol. Gli aspetti interessanti sono senza dubbio la vendita, che avviene su Instagram, e il prezzo, che corrisponde alla cifra riportata sullo scontrino.

Courtesy Jonathan Monk

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte
Art
Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte
Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10
Nika Sandler parla fuori dai denti

Nika Sandler parla fuori dai denti

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

«In questa serie esploro i denti come testimonianza dell’esperienza umana», ci racconta l’arista Nika Sandler, che basa la sua ricerca sull’indagine dell’elemento perturbante e disgustoso. In questa serie, dal titolo A History of Teeth, la sua intenzione è chiara: approfondire i segreti e i misteri dell’essere umano attraverso una parte del corpo così determinante come i denti. Possono suscitare disgusto, ribrezzo, ma possono essere anche sensuali, incarnando un paradosso estetico. Da un lato l’erotismo, dall’altro la repulsione. Oltre all’aspetto estetico, Sandler va oltre la percezione umana e si addentra in ambito scientifico, studiando i batteri della placca, offrendo uno sguardo alternativo sulla nostra bocca e sulla storia che i nostri denti raccontano. Sandler, nell’esplorare la dualità tra il piacere e il disgustoso, invita gli spettatori a riflettere sul significato più profondo dei denti come portatori di esperienze umane. La sua ricerca spazia dalla fisicità sensoriale alla visione tecnologica, creando uno spazio in cui il corpo diventa una tela ricca di narrazioni.

Courtesy Nika Sandler

Nika Sandler parla fuori dai denti
Art
Nika Sandler parla fuori dai denti
Nika Sandler parla fuori dai denti
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12
Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Giorgia Massari · 3 giorni fa · Art

Ridere dell’assurdità della vita, questo è l’invito che l’artista cinese Rong Bao fa ai visitatori della sua mostra di debutto da Saatchi Gallery. La prima artista cinese che la rinomata galleria londinese ospita, nonché vincitrice del premio COLAB della Royal College of Art / Yorkshire Sculpture Park 2023. Con il titolo Rong Bao Is Me, l’ironia è già anticipata. Dando un’occhiata al suo account Instagram, in particolare ai video delle sue opere, è evidente l’aspetto giocoso che Bao ricerca. Le sue opere gonfiabili, come quelle in mostra alla Saatchi fino al 31 marzo, sono l’esempio perfetto. Pensiamo a “Floating” o “The Enigma”, con una forte estetica colorata e in costante movimento, le due sculture su larga scala vogliono riflettere sulla complessità e diversità della vita, prendendo in giro l’assurdo tentativo di mettere ordine nella società.

Al centro del lavoro di Rong Bao c’è l’interazione, in particolare la mostra Rong Bao Is Me vuol essere «un parco giochi di gesti», si legge sul sito di Saatchi Gallery, che invita gli spettatori a entrare in contatto «con i loro lati maliziosi e a partecipare a un mondo che si spinge oltre i confini dell’accettabilità». L’aspetto interattivo è sì giocoso ma allo stesso tempo è provocatorio, con la chiara intenzione di sfidare lo spettatore a ragionare sulla percezione del mondo che lo circonda. Andare oltre l’accettabile significa per Rong Bao ricerare l’elemento deviante, che possa defamiliarizzare il pubblico. Un elemento quotidiano è ora privato dei suoi elementi caratterizzanti, sovvertito e svuotato di senso, portando il visitatore a compiere gesti – nei confronti delle opere – futili e insensati, così da mettere in discussione i preconcetti e l’ordine imposto dalla società.

Courtesy Saatchi Gallery & Rong Bao

Leggi anche: 5 strutture fatte d’aria

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
Art
Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
1 · 5
2 · 5
3 · 5
4 · 5
5 · 5
L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

Anna Frattini · 3 giorni fa · Art

Fino al 24 marzo 2024 sarà possibile visitare Mariella Bettineschi. All in One, la mostra che ripercorre quattro gruppi di lavori realizzati dall’artista bresciana fra il 1980 e il 2023. Un vero e proprio viaggio che attraversa alcune stagioni della carriera dell’artista che non può essere racchiusa in una definizione lineare. La mostra, sponsorizzata da Dior e da partner istituzionali quali Lavazza Group e Salone del Mobile.

Mariella Bettineschi, Morbido

La poetica di Mariella Bettineschi si rifà alla capacità di sperimentazione e sul linguaggio piuttosto che sul proprio corpo o di altre donne. L’osservatore viene condotto verso riflessioni sulla storia dell’arte e sul ruolo della donna attraverso scultura, pittura e fotografia. Morbidi e Piumari sono alcune delle serie esposte al secondo piano della Triennale, organze imbottite di bambagia o di piume, decorate con parole di oro colato o trapunta in ciniglia, filo di nylon o metallo e perline. I Tesori, invece, sono carte da lucido che diventano materiche attraverso un percorso specifico di catramina, acquaragia e strati di colature di pigmenti dorati a caldo. C’è anche L’era successiva, una serie che Bettineschi inizia nel 2008 contestualmente alla sperimentazione con lo sdoppiamento fotografico di nature, biblioteche e ritratti femminili. È questo il momento in cui l’artista sposta l’attenzione dal presente per dedicarsi al futuro. Il tema di questa serie rimane la sovversione del tempo passando per lo scivolamento di una dimensione atemporale in cui «non ci sono relazioni tra i viventi perché tutto è fenomenologico ed eterno» come si legge nel testo curatoriale scritto da Paola Ugolini.

Le immagini di Mariella Bettineschi sono in bilico fra realtà e mondi immaginati, lontane dalla corporalità, del tutto bandita dalla sua ricerca formale. Si rivolge tutto verso l’interiorità e questo slittamento di percezione non è altro che quello che contraddistingue l’artista. Lo sguardo di Bia de’ Medici del Bronzino – attraverso l’intervento di Bettineschi – viene riattualizzato e decontestualizzato, per esempio. Il tutto catturando la nostra attenzione e facendoci interrogare sull’idea che abbiamo della donna oggi, a distanza di secoli rispetto a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Veronese e lo stesso Bronzino.

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
Art
L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
1 · 4
2 · 4
3 · 4
4 · 4