Le fotografie di Kristina Rozhkova (1996, Russia) flirtano con le sensazioni di disagio e di disgusto dello spettatore. In particolare è il progetto intitolato Deep Latch a spiegare meglio questo concetto. «Mi piace quando l’immagine diventa quasi fisicamente insopportabile», spiega Rozhkova che fa del contrasto aggressività-tenerezza il fil rouge del suo progetto. Il suo immaginario è crudo ed estremamente reale. L’utilizzo di un forte flash ricorre spesso nei suoi scatti, contribuendo ad esaltare i dettagli “raccapriccianti” che Rozhkova ricerca. La sua è una vera e propria ricerca sensoriale che vive in prima persona per poi restituirla allo spettatore. L’effetto destabilizzante dei suoi scatti dialoga costantemente con la fragilità, svelando aspetti intimi e quotidiani che riescono a creare un rapporto di empatia con lo spettatore. Da una parte respinto, dall’altra accolto. Una danza macabra che è capace di accarezzare con dolcezza.









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Courtesy Kristina Rozhkova
