Behind The Artwork – La Calle di Alex Webb

Claudia Fuggetti · 4 anni fa

Ci sono fotografi che non hanno bisogno di presentazioni, uno di questi è sicuramente Alex Webb, tra i più influenti esponenti nel panorama della street photography. Dopo essersi unito alla Magnum Photos all’età di 24 anni, la sua carriera è stata tutta un crescendo.

Nel suo libro, La Calle, sono raggruppate 86 fotografie che raccolgono il lavoro prodotto da Webb nel corso dei suoi numerosi viaggi in Messico tra il 1975 e il 2007. Una delle caratteristiche che più contraddistinguono il lavoro del fotografo è l’uso del colore e quindi ci deve sorprendere il fatto che all’interno della raccolta siano presenti anche otto immagini in bianco e nero. In effetti, bisogna ricordare che i primi scatti di Webb, che erano in bianco e nero, gli permisero di attirare l’attenzione di Magnum.

In uno di questi, troviamo quello del ragazzino nel cimitero, realizzato nel 1978, mentre dietro di lui si delinea un’altra scena, in cui si vedono due uomini a cavallo ed arricchita dal contesto decadente della location. Questo scatto, che sembra apparentemente semplice, racchiude una complessità notevole.

Se già con il bianco e nero non vi erano dubbi sul grande talento di Webb, con il passaggio alla fotografia a colori si delinea chiaramente quello che sarà il suo stile. A questo bisogna aggiungere anche che una delle peculiarità del Messico è proprio quella di possedere colori brillanti: in La Calle, Webb associa il passaggio dal bianco e nero alla sua prima esperienza nella città di Oaxaca:

“Ho iniziato ad intuire quello che Octavio Paz ha chiamato “messicanesimo”: delizia nelle decorazioni, disattenzione e fasto, negligenza, passione e riservatezza”.

Il messicanesimo, dunque, rappresenta il rischio di essere rapiti dai dettagli estetici del Messico e di dover raccontare questa terra solo attraverso dei cliché visivi.

Come si può vedere dalle immagini qui sopra, Webb ha dedicato il suo lavoro alla vita di strada (La Calle), immortalandone i momenti salienti con una resa impeccabile, perfetta, molto lontana dal famoso rischio meramente estetizzante. I colori ci sono ma fanno parte della narrazione globale, non ne sono il punto cardine.

Webb immortala i suoi personaggi delicatamente, con dignità e rispetto, nonostante la luce delle immagini sia dura e fortemente contrastata.

Molte delle fotografie sono “mise en-scènes” complesse, ovvero utilizzano luce, ombra e colori in modo straordinario. In “Ajijic, Jalisco” (1983), una ragazza cammina lungo un marciapiede, il suo movimento genera delle ombre sul pavimento che arricchiscono la composizione della scena.

Webb ha il grande dono di saper trarre dalla realtà esattamente ciò che vuole; il mondo diventa quasi modellabile nelle sue mani e gli permette di includere ed occludere ciò che vuole all’interno delle scene. Purtroppo però non è sempre così. Un esempio a tal riguardo è lo scatto che raffigura un uomo a terra, immagine in grado di lasciarci più domande che risposte. Forse questa è la vera magia di Webb e, più in generale, della fotografia.

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