Photography La Cité Oasis: il miraggio reale di Charly Broyez e Laurent Kronental
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La Cité Oasis: il miraggio reale di Charly Broyez e Laurent Kronental

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Giulia Guido

Ci sono luoghi che sembrano familiari anche senza averli mai visti. La Grande Motte, il complesso sorto circa sessant’anni fa sulla costa francese nei pressi di Montpellier è uno di questi. Non a caso i fotografi Charly Broyez e Laurent Kronental hanno deciso di far diventare questo luogo il protagonista della loro serie fotografica La Cité Oasis

Per chi non lo sapesse, La Grande Motte venne ideata negli anni del boom economico francese, quel periodo noto come Les Trente Glorieuses, quando le vacanze pagate alimentarono la nascita del turismo di massa. Preoccupate dal fascino esercitato dalle spiagge spagnole, le autorità francesi avviarono la creazione di nuovi resort balneari nazionali. Jean Balladur, influenzato dallo spirito visionario di architetti come Niemeyer e Le Corbusier, concepì e realizzò La Grande Motte: una città sorta dalle paludi della Camargue, un’utopia moderna che avrebbe dovuto ancorare i vacanzieri francesi su suolo patrio.

In La Cité Oasis, Broyez e Kronental risalgono il corso della memoria, tra i segni di un passato mai del tutto cancellato: le paludi, le capanne dei pescatori, i cavalli, le zanzare. Dietro l’architettura avanguardista, i due fotografi trovano una promessa di futuro contemporaneo. La Grande Motte appare così come una città-giardino, definita “la nuova Florida degli anni ’70”, in cui la vegetazione lussureggiante, le forme naive e i colori puri sembrano tentare un ritorno a un’origine mitica, sospesa tra il Mediterraneo e l’America precolombiana.

L’architettura stessa, dove l’acqua e il cemento si fondono in un unico flusso, suggerisce una serena fusione tra essere umano e mondo. Balladur, come un demiurgo, non ha solo progettato edifici: ha creato un cosmo, una nuova religione laica dove tutto converge verso l’Uomo. Qui, i turisti moderni ereditano i culti solari degli antichi Inca; pregano in cappelle futuristiche dove gli oblò sostituiscono le vetrate gotiche; si muovono tra piramidi, sfere e balconi che sembrano giocattoli abbandonati da giganti addormentati.

Le fotografie di Broyez e Kronental colgono questa dimensione surreale: un’architettura che sembra animale, vegetale, mitologica. Un muro diventa la bocca spalancata di un pesce, una facciata lecca un pino come un gelato, un intreccio di rami soffoca dolcemente una parete traforata. La chiesa, infine, abbandona la croce per abbracciare l’infinito con la sua curva verso il cielo. Gli scatti de La Cité Oasis raccontano di un luogo che sembra un miraggio.  

La Cité Oasis
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Scritto da Giulia Guido

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