L’incredibile attualità dello stile di Lady Diana

L’incredibile attualità dello stile di Lady Diana

Andrea Tuzio · 1 mese fa · Style

La sera del 30 giugno del 1994, esattamente 27 anni fa, la principessa Diana indossò uno degli abiti più iconici e sensazionali mai indossati dalla Lady più amata di sempre, il famoso “Revenge Dress”

L’occasione fu il tradizionale garden party alla Serpentine Gallery di Londra dove, dopo che il principe Carlo ammise di averla tradita, si presentò da sola e fasciata in uno splendido abito nero in seta della stilista greca Christina Stambolian, accompagnato da una collana di perle e un paio di semplici décolleté nere. 

Partendo da questo iconico momento fashion di Lady D, abbiamo deciso di fare un excursus nel guardaroba, incredibilmente attuale, della principessa Diana. 

Lady Diana

Una donna impegnata, coraggiosa, altruista e anticonformista, Lady Diana, “The People’s Princess” è senza ombra di dubbio un’icona di stile senza tempo e che è fonte di ispirazione ancora oggi. 

Lady Diana

Quel vestito fu un vero e proprio statement che palesava tutta la sua sicurezza nel bel mezzo del momento più difficile del suo matrimonio con il principe Carlo e da quel momento in poi, per tutti gli anni ’90, Diana ha utilizzato la moda proprio come espressione della sua forte personalità. Nei primi tempi della sua vita mondana, Diana appariva timida e preferiva andare sul sicuro quando si trattava di scegliere cosa indossare in pubblico ma pian piano, dalla fine degli anni ’80 in poi, il suo carattere è venuto fuori in modo forte ed evidente anche attraverso i look da lei sfoggiati e che ispirano tuttora icone del fashion contemporaneo come Hailey Bieber – che l’ha omaggiata in un servizio per Vogue – la quale è stata avvistata spesso con outfit evidentemente ispirati a Lady D.

La principessa Diana è finita sulla copertina di Vogue ben 4 volte, il suo guardaroba è ampio e variegato: dai completi Chanel, agli abiti da sera; dalle tute oversize tipiche dei college ai pantaloni da ciclista abbinati a felpe che oggi invidiamo tutti; dalla famosa varsity jacket dei Philadelphia Eagles – considerata “troppo americana” – ai vestiti che le lasciavano scoperto il collo e le spalle – troppo per i puritani inglesi.

Lady Diana


Tra le sue apparizioni pubbliche più iconiche c’è sicuramente quella del 1985 alla Casa Bianca quando ballò con John Travolta e i due vennero immortalati in alcuni scatti diventati iconici. Quel vestito, il “Travolta Dress” – in velluto blu notte e disegnato da Victor Edelstein – fu venduto per l’incredibile cifra di 222.000 sterline.

Lady Diana

La sua amicizia con l’ex direttrice di Vogue Anna Harvey, è stata fondamentale nel costruire il suo stile e, a proposito del rapporto con la moda della principessa Diana, la Harvey ha dichiarato: “La moda poteva non essere una priorità, ma lei amava sperimentare. Voleva indossare il British perché sentiva che era qualcosa di positivo che poteva fare per l’industria della moda”.

Una delle donne più fotografate di tutti i tempi e che più era soggetta a qualunque tipo di critica ovviamente non soltanto per il suo poco formale modo di vestire – spesso considerato troppo casual per la Principessa di Galles – ma anche per le sue posizione anti-establishment.

Lady Diana

Ma Diana era una filantropa, tanti dei suoi sforzi e dei suoi impegni erano mirati alla sensibilizzazione negli ambiti più disparati e sempre in prima linea nell’impegno sociale, dai malati di AIDS alla lotto contro l’utilizzo delle mine antiuomo, madrina e promotrice di migliaia di eventi di beneficenza come quello in cui mise all’asta da Christie’s a New York, 79 dei suoi abiti e il cui intero ricavato, 5 milioni di sterline, venne donato al Royal Marsden Hospital Cancer Fund e all’AIDS Crisis Trus, evento che si tenne solo 2 mesi prima della sua tragica e prematura scomparsa avvenuta per un incidente stradale il 31 agosto del 1997 sotto il tunnel del Pont de l’Alma a Parigi.

Un’icona immortale di eleganza, charme e coolness che rimarrà nell’immaginario collettivo di tutti per sempre.

Lady Diana
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Gli scatti surreali e bizzarri di Julia Buruleva

Gli scatti surreali e bizzarri di Julia Buruleva

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Atmosfere surreali e soggetti bizzarri, è questo che troviamo negli scatti di Julia Buruleva

Julia Buruleva è una fotografa russa che dopo essersi laureata in Belle Arti a San Pietroburgo e aver lavorato per anni come fotografa di moda si è trasferita a Barcellona, dove oggi vive e lavora, e ha completamente cambiato soggetti e stile.
A ispirare i suoi lavori sono due elementi in particolare: da un lato ciò che la circonda e che vede tutti i giorni, dall’altro la luce calda della città spagnola. 

A tutto ciò, poi, Julia aggiunge un pizzico di assurdità ed è così che nascono fotografie surreali che spiazzano e affascinano lo spettatore. In effetti è proprio questo che vuole ottenere con i suoi lavori, ovvero affascinare chi li guarda senza porre troppe domande. 

Uno dei progetti che rappresenta meglio questo mix di elementi è sicuramente quello dal titolo Beach is a new theatre in cui vediamo delle modelle nude sdraiate su delle sedie rosse posizionate sulla spiaggia. Qui l’ispirazione è arrivata quando ha visto per la prima volta le sedute rosse dell’Opera di Barcellona e lavorando di fantasia le ha visualizzate lontane dal loro contesto, creando immagini al limite dell’assurdo che non riusciamo a smettere di guardare. 

Un altro, importante elemento ricorrente nella sua produzione artistica è il nudo: il corpo umano non è assolutamente sessualizzato e non viene utilizzato per provocare, ma è concepito come un elemento che sembra spesso fondersi con il paesaggio, diventandone parte integrante. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni scatti di Julia Buruleva, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e seguitela su Instagram

Julia Buruleva
Julia Buruleva
Julia Buruleva
Julia Buruleva
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Gli scatti surreali e bizzarri di Julia Buruleva
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Gli scatti surreali e bizzarri di Julia Buruleva
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La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini

La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Siamo stati immediatamente catturati dalla bellezza degli scatti di Chantal Convertini aka Paeulini. Sensuali, delicati e intimi. 

Chantal Convertini è una ragazza di 28 anni che si è avvicinata alla fotografia quasi per caso e solo successivamente ha deciso di trasformare questa grande passione in un lavoro. Come molti suoi coetanei il primo approccio che ha avuto con la fotografia è stato attraverso il digitale. Poi, in un secondo momento, quattro anni fa si è avvicinata anche al mondo dell’analogico. Questo ha portato Chantal Convertini a sapersi destreggiare benissimo tra le due tecniche, prediligendo l’analogico per i suoi progetti personali. 

I protagonisti dei suoi scatti sono due, la luce e i corpi di giovani donne. 

La luce è quasi sempre quella naturale, che rischiara leggermente interni di case e camere da letto. A volte le sue fotografie sono illuminate giusto da qualche raggio di sole che penetra tra le fessure di tapparelle e persiane chiuse. 

Questi fasci si posano sui corpi nudi e sui volti dei suoi soggetti, spesso femminili, come nella serie A feminine view on femininity, in cui Chantal Convertini dà una sua personale visione dell’universo femminile. 

Spesso però, davanti all’obiettivo ci si mette lei stessa, creando dei fantastici autoritratti, intimi e personali. 

La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini | Collater.al

Qui sotto trovate una selezione dei suoi scatti, per scoprirne di più andate sul suo sito, sul suo profilo Instagram e sul suo profilo Patreon, dove potrete sostenerla anche finanziariamente.  

La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini | Collater.al
La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini | Collater.al
La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini
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La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini
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La fotografia contemporanea arriva a Bologna con PhMuseum Days

La fotografia contemporanea arriva a Bologna con PhMuseum Days

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

PhMuseum nasce nel 2012 come primo museo online dedicato alla fotografia contemporanea con l’obiettivo di offrire uno spazio accessibile a tutti da ovunque che promuovesse la cultura visiva.
Negli anni PhMuseum ha organizzato diverse attività e iniziative, dai corsi fotografici a programmi di formazione, fino a masterclass di alto livello. Quest’anno ha voluto fare le cose ancora più in grande, abbandonando per un po’ la sua forma digitale e diventando un evento fisico. 

Dal 23 al 26 settembre, infatti, il Binario Centrale del DumBo di Bologna ospiterà la prima edizione del festival internazionale di fotografia PhMuseum Days.

Il tema scelto per questa prima edizione è A New Beginning / Un nuovo inizio e si adatta perfettamente sia al momento storico che stiamo vivendo e al nuovo decennio appena cominciato sia perché l’evento rappresenta una nuova avventura per PhMuseum.

Il fitto programma dei 4 giorni prevede mostre individuali, un’installazione collettiva, workshop, revisioni di portfolio, proiezioni, performance e uno spazio dedicato all’editoria indipendente. 

Tra gli ospiti spiccano il fotografo argentino Alejandro Chaskielberg che con Natur-e riflette sul rapporto fra uomo, natura e tecnologia e la fotografa brasiliana Angelica Dass che esporrà Humanae, un progetto che cerca di dimostrare che ciò che definisce l’essere umano è la sua ineluttabile unicità.

Ci saranno anche il progetto Encounter dell’italiana Silvia Rosi che parte dal suo album di famiglia per raccontare storie di migrazione e diaspora attraverso autoritratti e performance e Afterlife del fotografo francese Vasantha Yogananthan che racconta l’eterna sfida fra il bene e il male reinterpretando un passo del poema epico indiano il Ramayana. 

Inoltre, verranno esposti tre lavori scelti fra gli oltre 700 progetti che si sono candidati tramite l’open call del festival: Human dell’ecuadoriana Fabiola Cedillo, incentrato sul bisogno dell’essere umano di riprodursi, naturalmente e attraverso la tecnologia, Fading Senses della polacca Ligia Poplawska, sulle implicazioni della perdita degli ecosistemi sulla nostra salute mentale ed emotiva e, infine, C-R92/BY dell’inglese Samuel Fordham, un progetto che si focalizza su migliaia di famiglie britanniche separate a seguito delle politiche dal Ministero degli Interni. 

Visitate il sito di PhMuseum e seguite il profilo Instagram per non perdere tutti gli aggiornamenti. 

Fading Senses, Ligia Popławska
C-R92_BY, Samuel Fordham
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 7 giorni fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @lured_ph, @sara.carraretto, @alko_imagine, @cristian.perra, @giorgia_congia, @photostrekoza, @_barbarac__, @valerycia, @caterina_cantu, @ale_galimberti.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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