Trash photography come disordine necessario della percezione contemporanea

Etichettare Lao Xie Xie come fotografo andrebbe contro la percezione che lui ha di sé stesso, dal momento in cui si considera molto di più un image-maker, come emerge da un’intervista pubblicata dalla rivista indipendente Metal Magazine. Con la stessa onestà che affiora dai propri scatti, Lao ammette di non aver mai considerato la macchina fotografica come qualcosa di più di uno strumento che gli permette di esprimere le proprie idee e dare forma a una personale percezione della realtà.

Il suo progetto artistico prende vita nel 2019, quando inizia a scattare con una Olympus Zoom 105 a pellicola regalatagli da un amico. Da quel momento Lao Xie Xie comincia a catturare, con la spontaneità dello stile snapshot, la generazione Z cinese in tutto il suo disordine straniante: non un disordine di rappresentazione, ma concettuale e percettivo, capace di offrire nuove letture dell’immagine.

Al centro del suo lavoro resta il tema della sessualità e della libertà che la attraversa. Le immagini sfociano spesso nell’erotismo e nella performance, un linguaggio che non vuole provocare, ma catturare l’attenzione dell’osservatore. In un mondo saturo di immagini, l’obiettivo di Lao è quello di rallentare lo sguardo, assorbendolo in qualcosa che sfugge alla percezione comune della realtà.

Con un’estetica underground, ispirata alla libertà della fotografia di Terry Richardson, Lao non pretende di celare significati nascosti: il suo stile è diretto, crudo, essenziale, e diventa specchio della sua personalità. Non ama le etichette, ma sui social definisce il proprio lavoro trash photography, un termine che riflette un’estetica imperfetta e istintiva, concentrata sull’essenza più che sul dettaglio.

Le creazioni di Lao sono tanto controverse quanto la sua identità, che rimane sconosciuta. L’anonimato è una prerogativa a cui l’artista tiene particolarmente: lo stesso nome Lao Xie Xie è un’invenzione, nata dall’accostamento di “Lao”, appellativo che indica una persona rispettata, e “xièxiè”, che in cinese significa “grazie”. Una scelta legata anche al contesto in cui opera, la Cina, dove contenuti come i suoi verrebbero facilmente etichettati come pornografia. Lao preferisce che siano le immagini e le idee che veicolano a parlare, senza il bisogno di mostrare il proprio volto o il proprio nome.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @super8otto.

PhotographyNSFW

Editor's Picks

x
Ascolta su