Photography Stripper Wars: a Berlino il wrestling è solo una scusa
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Stripper Wars: a Berlino il wrestling è solo una scusa

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Collater.al Contributors

Nel 2022, il collettivo berlinese Playgirls Mansion, gestito da sex worker, inizia a organizzare Stripper Wars, un format di performance tuttora attivo che sfugge a qualsiasi definizione semplice. A prima vista sembra un incontro di wrestling: performer donne, uomini e persone non binarie si affrontano in una piscina piena di olio e glitter mentre il pubblico applaude, beve e partecipa all’energia della serata. In realtà il combattimento è soltanto il linguaggio attraverso cui prende forma qualcosa di più complesso.

Stripper Wars racconta Berlino più di quanto racconti il wrestling. Negli ultimi trent’anni la capitale tedesca si è affermata come uno dei principali laboratori culturali d’Europa, un luogo in cui arte contemporanea, club culture, attivismo, performance e sessualità convivono senza confini rigidi. Ex fabbriche, club e spazi indipendenti hanno favorito la nascita di collettivi che sperimentano nuovi modi di intendere il corpo, la comunità e la libertà creativa. In questo contesto, un evento come Stripper Wars non rappresenta un’eccezione, ma è il risultato naturale di un ecosistema che ha sempre privilegiato la contaminazione tra linguaggi.

Ogni incontro dura circa dieci minuti, ma la competizione è quasi secondaria. L’organizzazione pone particolare attenzione al consenso, alla sicurezza e al benessere dei performer, mentre gli incassi vengono distribuiti equamente tra chi prende parte all’evento. Terminati i match, il confine tra palco e platea si dissolve: pubblico e performer continuano la serata insieme, trasformando lo spettacolo in un momento di socialità più che di semplice intrattenimento.

Le fotografie di Nikolas-Petros Androbik restituiscono proprio questa dimensione. Evitano di cercare l’immagine scandalosa o il gesto più spettacolare, preferendo raccontare la fiducia tra i partecipanti, i momenti di complicità e l’atmosfera collettiva che si crea intorno al ring. Le sue immagini mostrano come il corpo possa diventare contemporaneamente mezzo espressivo, strumento performativo e spazio di relazione.

È anche per questo che Stripper Wars racconta Berlino più di quanto racconti il wrestling. Fuori dalla capitale tedesca potrebbe essere percepito come una provocazione o una curiosità underground. All’interno della città, invece, si inserisce in una tradizione culturale che considera la sperimentazione un valore e la mescolanza tra pratiche artistiche, identità e forme di lavoro un elemento centrale della propria identità. Il ring diventa così un pretesto per osservare una città che continua a ridefinire il rapporto tra arte, comunità e libertà individuale.

Stripper Wars
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Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @super8otto.

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Scritto da Collater.al Contributors

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