Photography Niente è meglio dell’analogico per tornare a casa
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Niente è meglio dell’analogico per tornare a casa

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Collater.al Contributors

Ogni macchina fotografica ereditata porta con sé un modo di guardare che non è del tutto proprio. Quella di Melania Rima, fotografa che vive e lavora tra sguardo analogico e memoria familiare, è appartenuta a suo nonno, ed è da lì che nel febbraio del 2025 è partito il suo primo rullino: non un esperimento a caso, ma un ritorno preciso e mirato a Corigliano Calabro, la città in provincia di Cosenza dove è cresciuta.

Il progetto si apre con un gesto che funziona come soglia d’accesso, un’immagine pensata per stabilire un legame diretto con l’uomo da cui la macchina proviene, prima che la serie si allontani da quel punto fermo e si lasci portare dal movimento più libero dell’attraversamento. Da lì in poi il rullino segue il ritmo di una città vissuta più che visitata: mani che lavorano ingredienti di stagione in cucine domestiche, vicoli stretti dove la luce del tardo pomeriggio taglia le facciate e si posa su un’icona sacra dipinta su un muro scrostato, corpi che si affacciano sul mare Ionio in pose che sembrano rubate a una vacanza di famiglia più che costruite per l’obiettivo.

È una fotografia che non cerca l’evento, ma la texture del quotidiano come la sabbia sulle piastrelle di un pavimento, il controluce che brucia i bordi di un’inquadratura, i colori leggermente sbilanciati tipici della pellicola che invecchia bene invece di sbiadire. Corigliano Calabro non viene raccontata come cartolina né come reportage sociale, ma come lo spazio affettivo che resta quando si smette di cercare l’inquadratura perfetta e si comincia a fotografare per ricordare.

La parte più interessante del lavoro di Melania Rima sta proprio nella sua doppia natura. Ogni scatto regge da solo, con la propria composizione e la propria luce, ma l’insieme della serie costruisce qualcosa di più ampio, un diario visivo che si può leggere frammento per frammento o tutto insieme, come una lettera lunga scritta a puntate. È una scelta che rovescia la logica del progetto fotografico tradizionale, pensato per essere consumato in sequenza: qui ogni immagine può stare in piedi da sola, e insieme formano comunque un racconto coerente, quello di chi torna nei luoghi dell’infanzia con uno strumento che non le apparteneva e finisce per farlo completamente suo.

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Scritto da Collater.al Contributors

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