Style Le maglie da rugby sono qui per restare
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Le maglie da rugby sono qui per restare

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Anna Frattini

La maglia da rugby – fin dalla sua nascita – porta con sé il fascino della divisa di uno sport nato intorno al 1830 nella celebre Rugby School nel Warwickshire, in Inghilterra. Se nel corso degli anni l’abbiamo vista indossata da artisti e celebrities di ogni tipo, ora sembra essersi confermata come uno dei trend di questa stagione, ma se n’è mai davvero andata? Indimenticabile la rugby shirt indossata da Kanye West per il lancio di The College Dropout che in tempi recenti abbiamo visto indossare anche da sua figlia North. Un passaggio di consegne che incorona la figlia del rapper come una delle icone di stile più giovani del nostre tempo. Chiaramente, Kanye e North non solo gli unici a farsi portavoce di questo trend. Dagli anni Sessanta fino a oggi, a indossarla, sono stati anche David Hockney, Mick Jagger, la Principessa Diana e le contemporanee influencer trendsetter del calibro di Hailey Bieber e Kendall Jenner fino alla meno stilosa ma sicuramente influente Taylor Swift. Ripercorriamo quindi la storia di questo capo iconico, forte del suo fascino preppy e cool senza tempo.

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La storia della maglia da rugby

Il design essenziale, il colletto polo bianco spesso e il cotone rigido sono le caratteristiche tipiche delle rugby shirt tradizionali. Non sempre a righe, possiamo trovarne anche in tinta unita o con patchwork design particolari. Tornando alla storia, Nike – in occasione dei Mondiali di Rugby del 2003 – ha rivoluzionato le divise della nazionale inglese introducendo per la prima volta un tessuto sintetico e al passo con i tempi per migliorare le performance della squadra. Le rugby shirt, d’altronde, stavano già godendo di un vero e proprio leisurewear boom negli anni Settanta, come lo definisce Lorenzo Ottone su Domus.

Françoise Hardy e Mick Jagger, Londra, Luglio 1965 | Credit: Jean-Marie Périer/Photo12

Da Mick Jagger fino a David Hockney

Mick Jagger, già nel 1965 sovverte l’idea della rugby shirt indossando il capo in un contesto molto lontano da quello sportivo, insieme a Françoise Hardy. Negli anni Settanta, dopo il momento clou degli hippie, sembrava fondamentale tornare all’essenzialità del classico stile americano, ma soprattutto inglese. Sempre secondo Ottone, brand come GAP, Gant, Ralph Lauren ma anche Tommy Hilfiger, Beams, Drake’s e L.L. Bean, avrebbero spianato la strada per due dei trend fondanti degli anni Ottanta: il Preppy e lo Yuppie. Una delle immagini più affascinanti degli anni ’70, in relazione a questo tema, è la copertina di David Hockney by David Hockney dove l’artista si auto-ritrae indossando una rugby shirt a righe orizzontali.

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Un trend che torna ciclicamente

Tornando alla contemporaneità, il trend delle rugby shirt è andato e tornato molte volte. D’altronde, anche JW Anderson e Dries Van Noten hanno rispolverato questo capo nelle collezioni primaverili per quest’anno. Il fascino immortale di un pezzo come questo sta nella sua storia e – come abbiamo detto sopra – nello charme della divisa. Allo stesso tempo, siamo convinti che un’altra ragione sia il continuo sovvertimento dell’idea della rugby shirt, estrapolata dal contesto sportivo per approdare nello streetwear effortlessly cool degli anni che furono e di oggi.

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Scritto da Anna Frattini
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