Ora, io conosco Kanjano da tempo immemore. Me lo presentò anni fa un comune compagno di avventure, l’Emanuele Fontana che lavora a questo blog nell’ombra.

Ma, dicevo, io e Kanjano ci siamo conosciuti ad un pranzo di una domenica primaverile di tanto tempo fa e ci innamorammo immediatamente mentre tagliando melanzane e mozzarella ci ritrovammo a parlare di fumetti e cartoni animati, Dave McKean e Sylvian Chomet. Negli anni successivi abbiamo condiviso avventure e scrivanie, birre e parole stanche sotto una pioggerellina fine su di una panchina del Quadraro.
Kanjano è un poeta e un disegnatore passionale, mosso da amori e rabbie e sogni impossibili. Ma questo non è un post su di lui. Non può esserlo perché un giorno dovrò scrivere la sua biografia e non posso fottermi il piacere di raccontare una storia formidabile.
Questa volta scriverò d’altro, di un progetto editoriale di cui è co-fondatore assieme a Mauro Biani e Carlo Gubitosa e che da poco, assieme ad un manipolo di giornalisti e disegnatori, hanno deciso di rilanciare: Mamma!” un nuovo parto editoriale di un gruppo redazionale determinato a spingere il racconto di realta’ del “graphic journalism” fino al suo massimo potenziale.”
Ale Giorgini, Arnald, Carolina Cutolo, Ellekappa, Gianluca Ferro, Gianluca Romano, Gianpiero Caldarella, Giuseppe Lo Bocchiaro, Lucio Villani, Mp5, Riccardo Orioles, Sergio Nazzaro, Toni Bruno, Zerocalcare sono solo alcuni dei nomi che sul numero 8 e 9 della rivista Mamma! hanno scritto, disegnato e vignettato.





Con luscita dellottavo e del nono numero, completamente “restylati“, autori e editori hanno deciso di lanciare una campagna abbonamenti kamikaze: se entro il 2012 non si arrivasse a 300 nuovi lettori il gruppo redazionale si e impegnato a chiudere la rivista per inventarsi qualcosaltro, ma lasciandoci/vi con l’amaro in bocca per l’occasione persa di rinfrescare il panorama editoriale decadente di quest’epoca.
Adesso mancano 99 giorni e 160 abbonati per raggiungere gli obiettivi minimi di sostenibilità che si erano prefissati.
Il minimo che potevamo fare era raccontarvelo e chiedervi di supportare la loro causa. Ora tocca a voi decidere se devono resistere o chiudere.
Altre info le trovate QUI!
