Music Dalla Metropoli a Marte, intervista a Ginevra
Artmusic

Dalla Metropoli a Marte, intervista a Ginevra

-
Emanuele D'Angelo

Oggi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Ginevra, giovane cantautrice di Torino. A distanza di qualche anno, Ginevra torna ancora da Collater.al Mag, ma stavolta con un progetto tutto italiano e completamente nuovo, il 26 giugno è infatti uscito il suo nuovo EP “METROPOLI“.

METROPOLI” è il secondo EP della giovane cantautrice torinese, il primo in italiano. I sei brani contenuti nel lavoro di Ginevra tracciano i confini di un viaggio notturno che, dalle strade della città, ha come destinazione Marte. Un piccolo labirinto fatto di sentimenti contrastanti e riflessioni, il percorso interiore che ognuno di noi fa ogni giorno, da quando si sveglia fino a quando si addormenta, sul mezzo di trasporto che preferisce.

METROPOLI racchiude molti tasselli del vissuto di Ginevra, dal suo viaggio in India che l’ha segnata profondamente ai ritmi frenetici e vorticosi della città che abita, Milano. Ed è in questo intreccio che si mescolano solitudine e amori duraturi, nuovi inizi e grandi sogni che costellano vite incerte, confuse, a volte insoddisfatte.

Le abbiamo fatto sei domande, una per ogni canzone per calarci nella realtà caotica e sempre in movimento di Ginevra.

“MOSTRI” come “METROPOLI” è tra i tuoi singoli già usciti, l’abbiamo già ampiamente sentita in 7 remix differenti. Anche se è difficile scegliere c’è una versione che preferisci? Com’è nata l’idea di produrre così tante versioni dello stesso singolo?
A parte l’originale, sono particolarmente affezionata alla versione di Suorcristona, Marco Fugazza, e del vincitore del contest Toska, da me selezionata insieme a Frenetico e Victor Kwality, fra le tante partecipanti al nostro contest. La mia MOSTRI – prodotta da Francesco Fugazza – è uscita nel bel mezzo della quarantena. L’idea che ci ha spinto a creare questo progetto è stata quella di coinvolgere altri producers, di cui uno tra il pubblico, in modo da instaurare un legame. È stato un modo alternativo per conoscersi e fare musica in un momento in cui nessuno poteva uscire di casa. È così che è nato MOSTRI RMX Edition EP.

In questo singolo non può passare inosservato il titolo, il “Rajasthan” che è una regione dell’India Settentrionale, cosa rappresenta idealmente per te questo luogo e come mai l’hai scelto?
Il Rajasthan è una regione che ho realmente visitato e attraversato in treno in un viaggio di qualche anno fa. A distanza di tempo, è tornato a bussare alla mia porta il ricordo di quest’esperienza ed è così che è nata questa canzone. “RAJASTHAN” è una lettera di conforto, un abbraccio che do a chiunque si senta solo.

La frenesia e l’ansia sono elementi che rivediamo spesso nelle tue canzoni, in “METROPOLI” così come nel tuo ultimo singolo “Sconosciuti”. Dopo l’uscita dell’ep sarai finalmente libera da queste onde e da tutta questa frenesia che ti circonda?
In parte lo sono già. La quarantena mi ha dato modo di rallentare i ritmi e di
riprendere alcune attività che avevo lasciato in sospeso. I brani di METROPOLI EP sono un invito esplicito a raccontarsi senza tabù. Spesso, tematiche come ansia e tristezza sono viste come caratteristiche allarmanti di un carattere fragile. Io credo che parlarne sia parte della soluzione. Attraverso le mie canzoni, raccontando apertamente come mi sento, voglio invogliare chiunque mi ascolti a non temere il giudizio degli altri.

In “METROPOLI” sembra esserci tanto di te e della tua vita, è una canzone per sentirsi meno soli?
Sì. Tutti i brani dell’EP sono in parte autobiografici e raccontano esperienze e riflessioni che penso abbiano tratti in comune con le vite di tutti. Credo siano proprio queste similitudini a far sentire le persone meno sbagliate, meno sole, meno confuse.

Ascoltando il tuo nuovo Ep ci hai letteralmente spiazzato come un
“URAGANO”, i suoni e la tua voce si intersecano in maniera perfetta, ma che differenze ci sono tra la Ginevra di “Ruins” e quella di “METROPOLI”?

In questi due album ho fatto un percorso, in parte scandito dal tempo che passa: sono cresciuta e artisticamente maturata, ma sotto un certo punto di vista, sono sempre la stessa. Il mio modo di raccontarmi attraverso una canzone è rimasto invariato. L’unica grande sostanziale differenza è la lingua: METROPOLI è il mio primo EP in italiano.

“MARTE” è l’ultimo dolcissimo singolo che segna la fine del tuo nuovo EP, innanzitutto che sensazioni hai? Cosa ti aspetti da questo nuovo disco?
Devo essere sincera, non mi aspetto nulla. Ho grandi desideri al riguardo, ma ho imparato che fare musica in parte vuol dire saper essere molto pazienti. In più, l’elemento imprevisto è sempre dietro l’angolo. Mesi fa immaginavo che avrei suonato tantissimo in questo periodo, eppure, la musica live è in standby. Vivo la giornata e aspetto di vedere i passi che questo disco saprà fare, giorno dopo giorno.

Photo credits: Valentina De Zanche
Cover: Andrea Carveni

Artmusic
Scritto da Emanuele D'Angelo

Editor's Picks

x
Ascolta su