Photography Mimmo Jodice ci ha insegnato a guardare, non solo a vedere
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Mimmo Jodice ci ha insegnato a guardare, non solo a vedere

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Ci ha lasciati ieri, 28 ottobre, Mimmo Jodice. E con lui scompare una delle voci più limpide e profonde della fotografia italiana, ma resta un patrimonio di immagini che ci restituiscono il mondo in una forma sospesa, quasi metafisica.

Nato a Napoli nel 1934, Jodice è stato un osservatore instancabile della sua città e delle sue infinite contraddizioni. Nei suoi scatti, Napoli non è mai solo un luogo, ma un organismo vivente, una dimensione interiore. Le pietre, il mare, i volti e le rovine diventano parte di una stessa partitura visiva in cui il tempo sembra essersi fermato. Da autodidatta, iniziò a fotografare alla fine degli anni Cinquanta, mosso da una curiosità che lo portò presto a sperimentare, a oltrepassare i confini della fotografia come mero documento.

Erano gli anni Sessanta il fermento culturale napoletano cresceva attorno a figure come Lucio Amelio. E proprio in quel momento Jodice trovò nella fotografia il linguaggio perfetto per esprimere la propria visione del mondo. Il suo obiettivo attraversa le avanguardie e il sociale, la cronaca e il mito, la materia e l’ombra, sempre alla ricerca di una verità più profonda, di una dimensione mentale. Collaborò con artisti come Joseph Beuys, Andy Warhol, Sol LeWitt, Michelangelo Pistoletto e Jannis Kounellis, intrecciando la fotografia con le altre arti visive in un dialogo continuo e radicale.

Le sue immagini, spesso in bianco e nero, si muovono in una soglia sottile tra realtà e sogno. È qui che si manifesta la sua poetica: un’estetica della sottrazione, dove ogni dettaglio diventa simbolo, ogni assenza pesa quanto una presenza. Il mare, elemento ricorrente nella sua opera, rappresenta la memoria e l’origine, lo spazio in cui realtà e mito si incontrano.

La lezione di Mimmo Jodice non sta soltanto nelle fotografie che ci ha lascisto, ma nel modo in cui ci invita a restare, a sostare nel tempo dell’immagine, a riconoscere la poesia nelle cose che credevamo di conoscere già.

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Scritto da Collater.al Contributors

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