Air Max 90 CS: 30 years never looked this good

Giulia Guido · 5 mesi fa
Presentato da

Per il lancio delle Air Max 90 CS, abbiamo prodotto un editoriale incentrato sulla storia della sneaker, raccontando come si è affermata sul mercato, come si è evoluta negli anni, le collaborazioni più emblematiche e alcune curiosità.
Tutto questo con una particolare attenzione al territorio spagnolo perché l’intero lavoro è stato pensato per 24 Kilates e Foot District, due fra i più importanti shop di Barcellona, per cui abbiamo creato una landing page dedicata alla vendita del prodotto sui loro shop online.
Lo stesso editoriale di approfondimento lo trovate qui sotto, buona lettura.


Quest’anno, Nike ha deciso di celebrare il 30° anniversario del suo iconico modello con la Air Max 90 CS, una scarpa che si allontana dalla rivisitazione del 2008, tornando a proporre una silhouette molto più simile a quella originale. Per questo modello è stata scelta la colorway Triple Sail che riesce a far risaltare ogni singolo dettaglio. Le sneaker hanno, inoltre, le placchette perlate su cui rispettivamente sono incisi gli anni 1990 e 2020 e sono vendute in una scatola speciale che riprende la forma originale di trent’anni fa.
Le Air Max 90 CS rappresentano una tela bianca per tutti i prossimi progetti Nike, un nuovo punto di partenza che non dimentica il passato e guarda al futuro.

La nascita delle Air Max 90

La trentennale storia delle Air Max comincia nel 1987, quando Nike arriva in Spagna attraverso il basket, le partite di NBA e la figura di Michael Jordan, ma soprattutto quando il giovane architetto Tinker Hatfield cambia le carte in gioco dell’industria della scarpa risollevando le sorti dell’azienda di Beaverton con un’idea a dir poco futuristica: rendere visibile, in mezzo alla suola, l’unità Air.

L’invenzione di quest’ultima è attribuita a Marion Franklin Rudy, ingegnere aerospaziale che mise a punto il sistema che prevedeva del gas incapsulato in un cuscinetto di uretano, a sua volta inserito in una suola realizzata in EVA (Etilene Vinil Acetato), rendendo la scarpa maggiormente performante e ammortizzante.

Questa tecnologia viene usata per la prima volta nel 1979 con la Air Tailwind e poi riproposta con l’Air Force e la Jordan 1, ma sempre racchiusa nella suola. Bisognerà arrivare a quel fatidico 26 marzo 1987 per vedere sugli scaffali dei negozi l’Air Max I e il suo iconico cuscinetto d’aria.
L’idea di mostrare l’unità Air – ovvero un parte interna e strutturale della scarpa – venne a Hatfield studiando il design del Centro Georges Pompidou di Parigi, progettato da Renzo Piano dieci anni prima. L’edificio, considerato controverso da molti e amato da altri, svela tutta la struttura interna in un complesso intreccio di tubi colorati ed elementi portanti.
Così, come i turisti nella capitale francese potevano da fuori scorgere gli interni del museo, gli appassionati di sneakers potevano vedere cosa si nascondesse all’interno delle loro scarpe.
Nonostante le sue caratteristiche tecnologiche, questo modello non ottiene il successo di vendite sperato, sia perché il prezzo si aggirava attorno alle 15900 pesetas, paragonabili a 350 euro odierni, sia perché in questo periodo, eccezion fatta per le Pegasus, vengono utilizzate molto più spesso scarpe da basket che da corsa.

Due anni dopo, lo stesso Hatfield decide di realizzare un modello più leggero delle Air Max I, nascono così le Air Max II, conosciute anche come Air Max Light. Rispetto alla precedente, questa scarpa presenta una suola divisa in due parti, anteriore in EVA e posteriore in EVA e visible Air, rendendo più fluido il movimento.

Ma a Hatfield non basta aver creato una scarpa in grado di attirare l’attenzione non solo per la sua estetica, ma anche per la sua composizione e la sua struttura e aver presentato al mondo un prodotto al limite della perfezione. L’architetto e designer di Nike decide di affrontare una sfida quasi impossibile, ovvero di migliorare in termini di design e di performance i due modelli precedenti. Le possibilità erano due: fallire miseramente o dare vita a un capolavoro ancora più grande.
Così, agli sgoccioli della Guerra Fredda, mentre a Berlino viene smantellato il Checkpoint Charlie, a Mosca apre il primo McDonald’s, in Italia si giocano i Mondiali, in Spagna si organizzano le Olimpiadi del ‘92 e tutti si preparano all’avvento del World Wide Web, il piccolo mondo degli appassionati di sneakers inizia a farsi più grande e le Air Max III segnano un vero punto di svolta. Il nuovo design presenta una divisione ancora più netta tra la parte anteriore e quella posteriore,cosa che permette alla suola di essere composta da tanti elementi realizzati in materiali diversi.

Inoltre, le Air Max III presentano una Air Sole con volume maggiore delle precedenti, che rende la stessa suola più alta, un inserto multi laccio che offre a chi le indossa la possibilità di personalizzare la modalità di allacciare le scarpe, le linee fluide dei pannelli laterali della suola sono a coste e fungono da cornice per far risaltare ulteriormente l’unità Air. Il risultato è una scarpa che sembra in movimento anche quando è ferma. “Hyvent Orange” è il colore scelto per i dettagli della prima colorway, rendendo questa scarpa un’icona di stile di quegli anni. Questa tonalità di rosso prenderà successivamente la dicitura “Infrared”, da lì in poi, ogni modello che presenterà questo colore verrà denominato in questo modo.
Dalla loro nascita, il successo delle Air Max III subirà svariati mutamenti: se inizialmente la scarpa non trova un’adeguata distribuzione da parte degli store, tra il 1992 e il 1993 inizierà ad avere grande spazio all’interno dei negozi spagnoli, mentre nel 2000, anno in cui viene ribattezzata Air Max 90, prendendo il nome dell’anno di uscita, passa in secondo piano.
Per esempio, quando Nike, nel 2002, rilancia la Air Max I, la gente era talmente poco interessata che arrivarono a costare solo 30 euro. Per il vero e proprio successo bisogna aspettare il 2005, quando inaspettatamente il pubblico riscopre questa scarpa iconica, ritagliandole un posto nell’Olimpo delle sneakers.
Dal 1987, Nike non ha smesso di presentare al suo pubblico diverse varianti dell’iconica Infrared e nuove colorway o modelli nati dalla collaborazione con artisti e designer.



FUN FACT

Poco dopo l’uscita delle prime Air Max, Dave Forland, uno degli addetti allo sviluppo della tecnologia Visibile Air, stava chiamando un suo collega, quando all’improvviso vide un passante indossarne un paio, rimanendo catturato dal movimento dell’Air Sole: “Qualcuno le ha comprate, vedo l’Air Sole andare su e giù!” disse.


L’evoluzione delle Air Max 90

Dopo vari remake della “Infrared” OG agli inizi degli anni 2000, nel 2005 nasce un’edizione di questa sneaker con le stesse caratteristiche della sorella maggiore ma con una Air Heel più piccola, ovvero la History of Air (HOA). Da qui in poi quasi tutte le future Air Max 90, verranno prodotte con questa caratteristica.


Un anno più tardi Nike presenta la prima sperimentazione ibrida di una Air Max 90, la Air Max 90 360 – One Time Only. Realizzato in numero limitatissimo, questo modello presenta la tomaia nella sua versione originale, in mesh e suede sintetico, mentre la suola è quella delle Air Max 360

Un’altra versione aggiornata e moderna è rappresentata dalla Air Max 90 Current uscita nel 2008. Anche in questo caso siamo davanti a un ibrido che presenta sempre la popolare combinazione di colori, ma in cui vengono introdotte le ultime innovazioni Nike dell’epoca come la tomaia completamente in mesh, parafango in pelle e la suola “FREE”, tipica delle Nike Running.

Sempre nello stesso anno Nike Sportswear fa uscire le Air Max 90 Premium Ostrich che utilizzano una combinazione di materiali nuovi e di qualità, come suede e mesh premium, con un parafango in pelle di struzzo.

Per un altro grande modello dobbiamo aspettare il 2011, quando a Londra viene presentata la prima Hyperfuse Air Max 90 e lanciata in occasione del barbecue di Crooked Tongues, messa a disposizione solo dei partecipanti e mai rilasciata ufficialmente.
Questo modello utilizza una saldatura a pressione chiamata appunto Hyperfuse che elimina le cuciture.

Arriviamo al 2014 con la Air Max 90 Leather che Nike rilascia proprio nel giorno di San Valentino come dichiarazione d’amore verso i suoi fan. La scarpa ha un upper di ultima generazione in pelle traforata e una suola completamente d’aria compressa e super fresca.



FUN FACTS

Per il 25° anniversario delle Air Max 90, Nike Sportswear ha rilasciato le Air Max 90 “Cork”. Le novità tecnologici hanno portato a un aggiornamento di texture e materiali: la tomaia è realizzata in sughero e con dettagli e suola dotati delle tipiche caratteristiche Infrared.


Le collaborazioni iconiche

Non è solo la colorway Infrared a subire rivisitazioni, nel corso degli anni la Air Max 90 diventa oggetto di sperimentazione per differenti colorway o di collaborazioni nate con altri brand, designer e artisti. Parlare di tutte sarebbe quasi impossibile, per questo abbiamo selezionato alcuni dei modelli più iconici.
Nata dalla collaborazione tra Nike e Dave’s Quality Meats – storico concept store newyorkese – la DQM “Bacon” compare in tutte le liste “best of AM90”.
Ideata nel 2004 dal fondatore dello store David Ortiz che, attraverso materiali e colori, esprime tutto il suo amore per il bacon.
Nel 2006 la partnership con lo store di Amsterdam Patta dà vita alla “Homegrown”, una vera e propria celebrazione della città olandese, caratterizzata dalla legalizzazione della vendita di marijuana. Per questo motivo nel modello questo tipo di droga leggera viene richiamata attraverso il colore e la texture che creano un evidente contrasto con i dettagli arancioni della Air Heel e del rivestimento interno. Un’altra versione rarissima delle Air Max 90 è la Dizzee Rascal “Tongue & Cheek” by Ben Drury, progettata dai due artisti hip hop londinesi Ben Drury e Dizzee Rascal.
È proprio in occasione dell’uscita dell’album “Tongue in Cheek” di quest’ultimo che è avvenuta, esclusivamente presso il NikeLab 1948 di Londra, la vendita di questo modello.

Siamo nel 2013 quando le ATMOS x Air Max 90 “Tiger Camo” alzano ancor di più l’asticella. Le scarpe hanno un aspetto accattivante, grazie alla tomaia tigrata-mimetica nera con sovrapposizioni in pelle nera, uno Swoosh con effetto serpente e un’intersuola maculata. Anche in questo caso i dettagli in arancione creano un forte e piacevole contrasto.
Sempre nello stesso anno, in occasione del 4 luglio escono le Air Max 90 Hyperfuse QS “Independence Day”, realizzate in tre colorway diverse ovvero quelle della bandiera americana, rosso, bianco e blu. Questo modello è costituito interamente da una tomaia in mesh Hyperfuse, una piccola bandiera americana sulla linguetta e l’inconfondibile logo Air Max 90 sul lato. Con la sua semplicità questa scarpa è riuscita a lasciare tutti a bocca aperta.
Arriviamo al 2017, quando a Virgil Abloh viene affidata la progettazione di una scarpa che fosse in grado di mettere in risalto la struttura interna dell’iconico modello del 1990, proprio per questa caratteristica le Air Max 90 OFF-WHITE vengono rinominate “Revealing”.
Forse non esiste modello migliore di quest’ultimo per rappresentare il cambiamento avvenuto nella cultura delle sneakers.
Le Air Max 90 sono delle scarpe che hanno segnato un’epoca, anzi degli interi decenni,che si prestano a rivisitazioni e piccoli accorgimenti tecnici, ma che continuano ad affascinare migliaia di appassionati e non anche nella loro veste originale.
Da semplice scarpa da running, di appartenenza a sottoculture, è diventata status symbol di vecchie e nuove generazioni.



FUN FACTS

Uscita nel 2006 in store francesi come Footpatrol, Colette e Opium, la Footpatrol x Nike Air Max 90 rispecchia le tendenze di quegli anni, presentando dei pois lucidi. Nonostante ciò molti hanno criticato la scarpa definendola troppo semplice per nascere da una collaborazione.


Credits

Digital Art Direction
Pieralberto Faggian
UI & UX
Giovanni Vitale
Motion & Graphic Design
Andrea “Muten” Carveni
Musica
Rickie Snice
Foto
Elisa Scotti
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Style
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