Nirvana: il sacrificio invisibile delle donne coreane  

Uno dei grandi poteri della fotografia è quello di dare visibilità e dignità alle vite di coloro che sono  costretti a vivere nell’ombra. Persone comuni che, per un volere superiore o semplicemente per  imposizioni socio-culturali, sono obbligate a vivere la propria vita subordinandosi agli altri, sacrificandosi per loro. Anche nel caso si trattasse della propria famiglia, si tratta pur sempre di  un sacrificio imposto, non un deliberato atto d’amore o una scelta di vita. 

È ciò che succede negli anni ’70 alle donne in Corea, in una società ancora dominata da valori  conservativi che vedono la donna prima moglie e madre e poi casalinga responsabile della cura della casa e di coloro che ne fanno parte: nonni, zii, marito e figli compresi. È proprio da questa realtà che, nel 2024, nasce il progetto del fotografo coreano Daesung Lee: Nirvana

Daesung Lee:
Nirvana

La storia che il fotografo sudcoreano vuole raccontare vede come musa protagonista la madre che, in questa serie, si fa portavoce delle lotte silenziose affrontate con forza dalle donne coreane, costrette a vivere in una società fortemente tradizionalista e maschilista.  

Daesung Lee:

In questo progetto socialmente impegnato c’è tutto: il sacrificio personale della madre dell’artista, gli ideali conservatori che derivano dalla filosofia confuciana, le ambizioni e passioni forzatamente  abbandonate e tutta la saggezza e l’amore di una madre verso il proprio figlio. 

Daesung Lee:

In Curly Permed Hair il fotografo sfrutta un particolare apparentemente solo estetico per denunciare una problematica più grande. Lee, fin da bambino, ha visto la madre sempre con la  solita acconciatura: capelli corti e ricci, ottenuti dalla permanente.  

Daesung Lee:
Curly Permed Hair

Dalla didascalia che ci lascia l’artista veniamo a conoscenza che, in realtà, questa era l’acconciatura prediletta dalla maggior parte delle donne sposate: una soluzione che durava a lungo e che non richiedeva particolare impegno, affinché non dedicassero troppo tempo a sé stesse, sottraendolo al mantenimento della casa e della famiglia. Questo perché – come suggerisce la fotografia in copertina – «Even if I had ten hands, it wouldn’t be enough». Altri due scatti sono particolarmente significativi in questa serie sono anche Musician e The Butterfly Dream.  

Daesung Lee:
Musician

Con il primo, il fotografo fantastica su quanto avrebbe potuto essere diversa la vita della madre se fosse nata uomo. All’età di settant’anni inizia ad appassionarsi a suonare il sassofono in casa. È la prima volta che Daesung Lee la vede appassionata e dedita a un’attività fatta esclusivamente per sé stessa. Probabilmente, se fosse nata uomo, sarebbe potuta diventare un grande musicista.  

Butterfly Dream

Nell’ultima fotografia l’artista dà concretezza a una via di fuga che spesso utilizza la madre: «If I were a butterfly in a dream, I would have just flown away from this life…». Tutte le volte che la vita si è fatta troppo dura per lei, immaginava che questa fosse solo un sogno da cui svegliarsi.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @super8otto.

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