Americans Seen è una serie fotografica realizzata da Sage Sohier tra il 1979 e il 1986, un periodo in cui la fotografa – giovane e residente a Boston – era impegnata a catturare frammenti di vita quotidiana negli Stati Uniti. Questo progetto, ambientato in un’era pre-digitale e meno segnata dalla paranoia, si concentra su famiglie, bambini e adolescenti che vivevano i propri quartieri come veri e propri palcoscenici di socialità e spontaneità.

«In quell’epoca pre-digitale e meno paranoica, le famiglie—e soprattutto bambini e adolescenti—passavano il tempo nei loro quartieri. Un tipo di teatro delle strade emergeva dalla noia delle calde giornate estive, ed era un periodo perfetto per fotografare persone all’aperto», racconta Sohier. La fotografa lega queste scene alla sua infanzia, trascorsa spesso nel seminterrato della casa dei vicini, dove metteva in scena produzioni teatrali con i bambini del quartiere: «Senza dubbio, i miei pomeriggi infantili hanno contribuito a formare la mia visione del gioco dei bambini come una sorta di rito o performance».

Nei sette anni in cui ha lavorato a questa serie, Sohier ha esplorato i quartieri etnici e operai di Boston, dove le triple-deckers, le verande, i lotti vuoti, i fili per stendere i panni e i tronchi d’albero si sono trasformati in veri e propri scenari teatrali per i suoi ritratti complessi. La fotografa, nello statement che accopagna il progetto, ammette di essere rimasta visivamente affascinata da questi elementi, che davano forma e profondità alle sue immagini.


Durante le estati più calde, Sohier si dirigeva verso le città balneari, mentre ogni anno intraprendeva un viaggio on the road: dalla Pennsylvania rurale attraverso la decadente Newburgh, New York, fino alle aree minerarie della Virginia Occidentale e alle enclave mormoni di Utah e Idaho. In inverno, invece, il sud degli Stati Uniti diventava la sua meta: regioni agricole della Florida o il panhandle fino a New Orleans e al Cajun Country. «In questi vagabondaggi pre-GPS, attendevo con entusiasmo l’avventura di perdermi e scoprire l’inaspettato», afferma Sohier, sottolineando come la fotografia le abbia offerto il privilegio di incontrare una varietà straordinaria di persone.


«Sono grata a tutti gli sconosciuti che ho fotografato durante quegli anni—persone fiduciose e aperte a collaborare con me (in modo intuitivo, spesso senza bisogno di parole) per creare qualcosa di vivido e, in un certo senso, autentico». Questo spirito di collaborazione e la capacità di creare ritratti che catturano l’essenza di un momento rendono Americans Seen un documento straordinario della cultura e delle relazioni umane in un’epoca passata.


Con questa serie, Sage Sohier non solo racconta la realtà di un’America autentica e spesso lontana dai riflettori, ma invita l’osservatore a riflettere sul significato della connessione umana e sul potere della fotografia di trasformare l’ordinario in straordinario.

