Art La mutilazione mass-mediatica nelle opere di Pablo Bermudez
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La mutilazione mass-mediatica nelle opere di Pablo Bermudez

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Giorgia Massari
Pablo Bermudez | Collater.al

L’artista Pablo Bermudez compie una mutilazione, uno sventramento, una deturpazione dell’immagine pop. Termini con una forte accezione negativa e cruenta ma che meglio esplicitano l’operazione compiuta dall’artista colombiano sulle immagini mass-mediatiche. La sua azione colpisce infatti l’immagine pubblicitaria proposta dalle riviste di moda, dai fumetti e dai giornali in generale, con l’obiettivo di sabotare il messaggio veicolato dai brand, che dirottano il pensiero della massa attraverso le pubblicità e i messaggi impliciti, condizionandone il consumo e dunque i pensieri e le abitudini. Pablo Bermudez (1988) parte dall’immagine di una rivista, spesso un’icona, una modella o un modello, o altrettanto spesso dalla copertina, senza separarla dal suo contenitore – la rivista – ma mantenendo l’oggetto intero, realizzando una sorta di opera-scultura. Con l’utilizzo di un bisturi, Bermudez incide gli occhi o le bocche dei personaggi, scavando in profondità e privandoli al tempo stesso della loro identità, di ciò che li rende umani e dunque riconoscibili. In questo modo le icone perdono la loro personalità, facendo emergere ciò che si trova all’interno delle pagine: frasi, immagini e colori. Perdendo i loro connotati, perdono la loro funzione di veicolo. La sovversione dell’immagine è completa

Lo spettatore in questo modo è posto di fronte ad una rivista che non ha più bisogno di essere sfogliata ma è aperta dall’interno, emergendo verso l’esterno in maniera tridimensionale. I filamenti, i ritagli e gli strappi di carta creano un’esplosione, donando dinamismo all’opera.
Pablo Bermudez compie una distruzione dell’immaginario pop, trasformando immagini in altre immagini. Distruggendo ma al contempo creando. La distruzione però non è completa: l’artista sceglie di mantenere certi elementi, come i titoli delle riviste – “Playboy”, “Batman” – o il resto del volto dei soggetti, creando così un forte collegamento visivo. Lo spettatore riconosce immediatamente l’elemento manipolato senza però poterne fruire e quindi è costretto alla riflessione.

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Scritto da Giorgia Massari
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