Art Sembra che nella Chiesa di San Carlo a Cremona ci sia una pista da skateboard
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Sembra che nella Chiesa di San Carlo a Cremona ci sia una pista da skateboard

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Anna Frattini

Sospeso nel moto con addebito di vuoto, il progetto di Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich, si impone come una superficie inclinata che attraversa la Chiesa di San Carlo a Cremona, trasformando questo spazio sconsacrato ancora una volta e rendendo l’idea di qualcosa che somiglia più a una pista da skateboard che a una scenografia.

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Il grande limbo che si solleva dal pavimento fino a diventare fondale continuo non è solo un elemento visivo, ma una direzione . È una linea che guida lo sguardo e suggerisce un movimento costante, come se tutto fosse destinato a scivolare. Le sagome pittoriche sembrano infatti perdere stabilità, trascinate verso il basso, sospese in un equilibrio precario che ricorda il momento in cui un trick non è ancora riuscito; o sta per fallire.

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Castelli lavora proprio su questa soglia. Le sue figure non cadono mai davvero, ma nemmeno si fermano: restano in bilico, deformate dal movimento, come corpi che abitano la curva. In questo senso, l’opera non rappresenta la caduta, la costruisce. La rende percorribile.

Intorno, i cieli mobili di ispirazione barocca amplificano questa sensazione. Non creano uno spazio stabile, ma una profondità instabile, fatta di livelli che si spostano e si ridefiniscono continuamente . È uno spazio che cambia mentre lo attraversi, proprio come una rampa che si legge diversamente a seconda della velocità e dell’angolo con cui la affronti.

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L’intervento performativo — tra coro, archi e riferimenti che arrivano fino a John Cage — aggiunge un ulteriore livello: il suono come ritmo, come tempo interno della pista. I performer appaiono e scompaiono, attraversano lo spazio senza fissarlo, lasciando tracce più che presenze.

Ma è nella sua forma “a riposo” che l’opera si chiarisce davvero. Rimasta senza attivazione, diventa uno spazio da percorrere liberamente, dove il pubblico si muove tra immagini e architetture senza una direzione obbligata . Non c’è più distinzione tra chi guarda e chi attraversa: ogni passo diventa una linea, ogni deviazione una possibilità.

Courtesy the artists, San Carlo Cremona, Mendes Wood DM, São Paulo | Brussels | New York | Paris, and Sylvia Kouvali, London | Piraeus – Ph Form Group – Andrea Rossetti

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Scritto da Anna Frattini

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