Come al solito, OBEY, a.k.a. Shepard Farley, interviene nello spazio urbano a modo suo. A Napoli, il nuovo murale Third Eye Open Peace si inserisce in quella linea di lavoro in cui l’immagine pubblica diventa estensione diretta di una presa di posizione politica e spirituale. Non è un’opera isolata, ma un nodo di un discorso più ampio che trova un altro punto di condensazione nella mostra Power To the Peaceful alle Gallerie d’Italia.


Il volto al centro del murale non ci è nuovo: deriva da una stampa realizzata durante la guerra in Iraq, Make Art Not War. Fairey recupera quell’immagine e la riattualizza, come spesso accade nella sua pratica, trasformando un archivio personale in un linguaggio sempre aggiornato. Il passato non è nostalgia ma materiale vivo, pronto a essere riattivato quando il contesto lo richiede. E oggi, evidentemente, lo richiede ancora.
L’iconografia è diretta ma stratificata: il segno della pace, la parola “PACE” esplicitata in italiano, e soprattutto questo terzo occhio che si apre come un fiore. Non è un simbolo decorativo.

È un invito esplicito a spostare lo sguardo. Fairey lo costruisce come una tensione tra esterno e interno: osservare il mondo non basta, serve un confronto con la propria coscienza.
È qui che il suo storico slogan “eyes open, mind open” evolve in qualcosa di più denso. Third eye open implica una responsabilità diversa, meno immediata ma più radicale. E in questo senso il mural funziona quasi come un dispositivo etico più che estetico. La pace non viene rappresentata come un concetto astratto o una dichiarazione ideologica, ma come un processo che parte dall’individuo.
L’idea è semplice ma scomoda: senza consapevolezza interiore non esiste empatia reale, e senza empatia la pace resta uno slogan vuoto. Fairey non sta aggiungendo un’immagine al paesaggio urbano, sta provando a cambiare il modo in cui quel paesaggio viene percepito.


Napoli, con la sua stratificazione visiva e culturale, è un terreno perfetto per questo tipo di intervento. Qui l’immagine non si limita a essere vista, viene assorbita, discussa, a volte contestata. Ed è proprio in questo attrito che lavori come Third Eye Open Peace trovano la loro forza.
credits cover: jonathanfurlong
