Secondo quanto riportato da Business Insider, le voci di un’imminente collaborazione tra Travis Scott e il giant per eccellenza del fast food, McDonald’s, sono confermate. Un memo del Chief Marketing Officer della catena, Morgan Flatley, spiega nel dettaglio i motivi dell’operazione che dovrebbe vedere la luce nella prima settimana di settembre.

Questa notizia ci permette di approfondire il rapporto che esiste tra il mondo della moda e quello del fast food che, per quanto strano possa sembrare, iniziò in Italia con il fenomeno di costume, e strettamente legato alla moda, dei paninari.

Nato nei primi anni ’80 nell’area metropolitana milanese, il fenomeno, caratterizzato dal rifiuto di ogni tipo di impegno sociale e politico e fondato sull’apparenza e sul consumismo, aveva come centro di aggregazione e socializzazione le nuove paninerie (Burghy ad esempio) di ispirazione americana che hanno portato in Italia, paese per eccellenza dello slow-food, il nuovo concetto del fast-food.
La commistione tra i brand dell’America degli anni ’50 come Timberland, Levi’s, etc. e quelli italiani come Moncler, Best Company, El Charro e Invicta, hanno definito l’estetica giovanile italiana degli anni ’80.

Il legame tra il mondo della moda e quello del fast food si è poi concretizzato attraverso la cultura pop che ha fatto del “cibo spazzatura”, un elemento estetico e cool.
Jeremy Scott è stato il primo stilista a incorporare questo tipo di elementi all’interno di una collezione con la Fall/Winter 2014 di Moschino, contraddistinta dalla scelta dei colori rosso e giallo, gli archi dorati e gli audaci abiti ispirati alle divise da lavoro dei ristoranti McDonald’s.

Un altro esempio di come l’alta moda abbia assimilato e fatto propri i prodotti alimentari di consumo di massa, è la sfilata Ready to Wear Fall/Winter 2014 di Chanel, quando Karl Lagerfeld fece sfilare i modelli e le modelle in un supermarket, tra zuppe in scatola e cereali.

Il mondo dello streetwear, per contesto e attitude, si presta molto di più a questo tipo di commistione. NIGO ad esempio, nel 2002, aprì il suo BAPE Cafè e nonostante abbia abbandonato il brand, ha continuato il suo viaggio nel mondo culinario con il lancio della catena di ristoranti Curry Up a Tokyo nel 2010.

Il retaggio culturale di NIGO, che spazia tra il mondo del vintage americano degli anni ’50 e la cultura pop (gli stessi che muovevano i paninari in Italia negli anni ’80), contribuirono alla creazione di una capsule collection in collaborazione tra HUMAN MADE e la catena di fast food KFC (Kentucky Fried Chicken) con l’apertura di un pop-up store a Manhattan.

Supreme x White Caste, Liam Hodges x Dominos, Vetements che sfila in un McDonald’s, KITH Treats e la caffetteria Carhartt sono soltanto ulteriori esempi di un trend che sembra non avere limiti.

Ora non ci resta che aspettare per vedere cosa ci riserverà la joint venture tra Travis Scott e McDonald’s, anche perché pare sia soltanto l’inizio di una serie di collaborazioni tra la catena di fast food e altri personaggi del mondo dello showbiz.
