Style L’influenza selvaggia e sfrenata di Roberto Cavalli
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L’influenza selvaggia e sfrenata di Roberto Cavalli

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Anna Frattini

In questa Milano Fashion Week densa di eventi, Fausto Puglisi ha trovato il modo di omaggiare Roberto Cavalli (scomparso lo scorso aprile), portando in passerella sette delle top model più iconiche a cavallo fra gli anni ’90 e 2000 – il momento d’oro dello stilista toscano. Quale migliore occasione di questa per ripercorrere il lascito di Cavalli nel mondo della moda? Non solo l’essenza della sua estetica – sempre sopra le righe – ma anche i momenti più iconici della sua carriera e l’attitudine ribelle e flamboyant di uno degli stilisti più iconici dei Naughties.

Quando negli anni ’70 Roberto Cavalli inizia a farsi notare, il suo punto forte – insieme alla pittura sui tessuti – è la creazione e il brevetto di un nuovo modo di stampa su cuoio. Secondo il designer, i pellami non erano altro tele da dipingere, tanto da riuscire a rendere l’effetto di corpi tatuato. Marchi del calibro di Hermès e Pierre Cardin gli affidavano commissioni e negli anni ’90 arriva anche il denim, la collaborazione con Lycra e i jeans elasticizzati che daranno il via all’apertura di Cavalli Jeans, poi diventato Just Cavalli.

Il world building di Roberto Cavalli

Quello di Roberto Cavalli è un universo a sé, fatto di tutta una serie di elementi distintivi che partono dalle stampe. L’animalier rimarrà sempre il suo segno distintivo: negli anni ’70 ci sono le fantasie a tema savana, fra cui la celeberrima stampa ghepardo. Mentre negli anni ’90 Cavalli passa allo zebrato addolcendosi nei primi anni 2000 con ispirazioni farfalla. L’unica vera costante rimarrà comunque il pitone.

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Quello di Roberto Cavalli è un vero e proprio word building, costruito a colpi di opulenza ed eccesso sfacciato di cui ritroviamo traccia perfino in un’intervista del 2009 – sul finire della recessione che mise in crisi il capitalismo occidentale – dove Mark Seal traccia un profilo particolarmente curioso del designer. Alla crisi Cavalli rispose con altri eccessi e progetti improbabili mentre la volontà di dimostrarsi uno degli stilisti più amati da top model e celebrities rimane prioritaria.

I momenti più iconici

Su @robertocavalliarchive i momenti iconici che hanno fatto la storia della moda sono moltissimi. I nostri preferiti, in ordine cronologico: Naomi Campbell che sfila durante la Fall Winter ’94-’95, Christina Aguilera nel 2004 con un tubino rosso esplosivo, Kate Moss nella campagna della Spring Summer 2006 ma soprattutto Britney Spears nel video di Lucky (2009) con indosso molti look da sogno firmati Roberto Cavalli.

Insomma, Roberto Cavalli rimarrà sempre nel nostro immaginario come colui che è riuscito a rendere glamour l’animalier, forte di un gusto per l’eccesso che, all’occorrenza, ci permette di sognare anche in tempi di crisi. Oggi come allora, guardando l’archivio del brand o sperando in un futuro promettente della maison ora nelle mani di Fausto Puglisi.

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Scritto da Anna Frattini

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