La rivoluzione di ROSALÍA

Tutti parlano di ROSALÍA, l’artista catalana che sta rivoluzionando il flamenco.

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8 novembre 2018

Il suo nuovo album, El Mal Querer, è uscito venerdì ma è ormai già da un po’ che tutti ne parlano. Dalle webzine, all’amico che “l’ho scoperta prima io”, alle radio. Tutti parlano di ROSALÍA, l’artista catalana che sta rivoluzionando il flamenco.

Noi che nella musica ci siamo dentro fino al collo, avevamo già ascoltato lo scorso anno il suo album di debutto Los Angeles, esordio genuino, forse fin troppo, perché ancora poco ammiccante al pop e al successo: in quei dodici brani ROSALÍA ci introduceva nel suo mondo fatto di sintetizzatori, canti popolari e della tradizione musicale spagnola in cui è cresciuta.

Tuttavia, non servivano orecchie esperte per capire che già in quell’esordio c’erano una voce e un’immagine iconiche che stavano lì ad aspettare la miccia che le facesse esplodere.

E quella miccia si chiama MALAMENTE, il primo singolo (e capitolo) tratto da El Mal Querer e pubblicato a maggio del 2018 con la co-produzione di El Guincho e un video diretto dai CANADA, che mettono definitivamente a fuoco l’estetica ROSALÍA, la sua attitudine e la direzione del nuovo flamenco.

Lo sguardo un po’ truce, lo styling urban e dalle tinte accese, lei che come un toro fa la corrida a bordo di una moto: sono questi gli elementi che, uniti a un brano fortemente pop, portano a ROSALÍA più di 28 milioni di visualizzazioni su YouTube.
Di certo l’estetica è uno dei suoi maggiori punti di forza ma può esserlo soltanto perché è un’estetica sincera, credibile e mai forzata: ROSALÍA ci ha convinti in poco tempo non tanto per il suo aspetto minaccioso, ma per l’originalità del suo progetto che prende il flamenco e lo stravolge, a favore di un pop più moderno.

El Mal Querer, il secondo album, è proprio la narrazione di questa rivoluzione.

Il disco è suddiviso in 11 tracce, ognuna delle quali corrisponde a un capitolo: il progetto, infatti, prende forma dalla tesi universitaria di ROSALÍA basata su un manoscritto anonimo del XIV sec. (Flamenca) in cui si narra la storia di una donna imprigionata in una torre dal marito geloso.
Così, in una manciata di capitoli, la sua voce ci racconta questa storia oscura, alternando momenti di disperato, sguaiato e viscerale flamenco ad altri di più spensierata liberazione mistica, scandita dalla vibrante ritmica delle palmas.
Quest’alternarsi di registri, oltre che confermarci l’estrema versatilità di una voce importante come quella di ROSALÍA, rende più facilmente “digeribile” un album che altrimenti avremmo giudicato come difficile, poco immediato e di nicchia.

Invece ROSALÍA apre drittissima, stordendoci con il pop di MALAMENTE (Cap. 1: Augurio), per poi portarci nel più cupo flamenco di QUE NO SALGA LA LUNA (Cap. 2: Boda): pochi accordi acustici, palmas e una voce tutta in primo piano che ci ricordano l’universo da cui ROSALÍA viene.
Poi arriva PIENSO EN TU MIRÁ (Cap. 3: Celos), secondo singolo estratto dall’album che introduce qualche elemento elettronico a ibridare il canto tradizionale.

Rombo di motore, palmas a ritmo serrato e siamo di nuovo travolti dal canto disperato di DE AQUÍ NO SALES (Cap. 4: Disputa) che ancora una volta ci sorprende con una chiusa di vocalizzi in loop. Protagonista assoluta è la voce anche in RENIEGO (Cap. 5: Lamento) che, come ci suggerisce il titolo del capitolo, è un vero e proprio lamento in cante flamenco.
Dopo il breve intermezzo di PRESO (Cap. 6: Clausura) ecco che arriva il momento più straniante dell’intero disco: Justin Timberlake e il flamenco, insieme in una stessa canzone.
Accade nel brano BAGDAD (Cap. 7: Liturgia) che reinterpreta l’intro di Cry Me a River e lo innesta in una corale di stampo quasi liturgico.

Sono proprio queste le intuizioni che mi portano a parlare di El Mal Querer come di una rivoluzione del tradizionale flamenco: qui convivono la spiritualità (NANA – Cap. 9: Concepcion), il folklore, la malizia, l’estetica, il pop (DI MI NOMBRE – Cap. 8: Extasis), il passato (A NINGUN HOMBRE – Cap. 11: Poder) e il futuro (MALDICION – Cap. 10: Cordura).

Quello di ROSALÍA è un esperimento appetibile, innovativo e senza dubbio riuscito anche se non proprio alla portata di tutti: è un disco anzitutto per se stessa, per la Spagna e per il flamenco e, infine, per quanti di noi sapranno apprezzare la sua coraggiosa svolta.

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