Come immaginate l’auto che guideremo nel 2030? Questa è la domanda che Pininfarina e Quattroruote hanno posto agli studenti dello IED di Torino, coordinati da Alessandro Cipolli. La risposta è arrivata puntuale durante lo scorso Salone dell’Automobile di Ginevra, dove è stata presentata Scilla, concept car a emissioni zero.
Il nome scelto fa riferimento al mito greco della ninfa dagli occhi azzurri, che fu intrappolata da Glauco, figlio di Poseidone, nelle sembianze di un mostro marino. Analogamente, l’automobile contemporanea è rimasta imbrigliata in quelle forme che tutti conosciamo bene. Scilla si discosta dal passato e dalla tradizione, riscattandosi dai volumi cui siamo abituati, riavvicinando quindi il mezzo di trasporto alla sua essenza primaria, riportando alla luce ciò che si era perso. Il risultato è una silhouette che crea un connubio tra ordine, pulizia del tratto e leggerezza estetica.
Conducente e passeggero sono incapsulati in un layout 1+1 proprio dei caccia da combattimento della generazione passata. Ogni ruota ospita un motore plug-in/plug-off proprio, capace di gestirsi quasi in totale autonomia rispetto agli altri. La carrozzeria si appoggia delicatamente sugli elementi meccanici. Ne deriva una forma tesa, ma al tempo stesso sinuosa e dalle superfici fluide. Un veicolo che è stato immaginato per muoversi liberamente e quotidianamente in quello spazio stradale che sarà totalmente ridisegnato da mezzi come questo. Scilla presenta un sistema rivoluzionario d’interazione uomo-automobile che, attraverso lo sterzo e il volante, monitora in tempo reale l’esperienza di guida, percependo eventuali situazioni d’instabilità o pericolo in viaggio, garantendo la sicurezza degli occupanti.
Il progetto è stato realizzato dallo sponsor principale, NCS – New Cast Services, in collaborazione con OZ Racing, Pirelli, Freeland, CAD Evolution, CMS Industries e AM Costruzione Modelli, nonché supportato dalla Fondation Dessault Systèmes.






