Style Cos’è lo Shelter-Wear?
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Cos’è lo Shelter-Wear?

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Anna Frattini

Shelter-Wear è un progetto di Yoon Myat Su Lin, studentessa di fashion design alla Esmod di Tokyo, e nasce come una riflessione concreta sul rapporto tra abbigliamento, protezione e risposta alle emergenze. Un capo ibrido che supera la dimensione estetica per trasformarsi in uno strumento funzionale, pensato per accompagnare il corpo in situazioni di crisi e instabilità.

Originaria di Yangon, in Myanmar, Yoon cresce immersa in una cultura tessile ricca e stratificata, dove il valore degli abiti va oltre l’apparenza. Fin dall’infanzia, il vestire diventa per lei un linguaggio silenzioso, capace di contenere emozioni, memoria e senso di sicurezza. È proprio da questo approccio che prende forma una riflessione ben chiara: i vestiti devono avere uno scopo, devono proteggere, sostenere e raccontare ciò che spesso resta inesprimibile.

Il progetto Shelter-Wear affonda le sue radici a partire da un’esperienza personale: il ricordo del terremoto in Myanmar, un momento in cui il concetto di rifugio si è fatto improvvisamente precario. Da lì nasce il desiderio di creare un capo che potesse offrire un aiuto reale, qualcosa di tangibile e pratico. L’indumento si trasforma così in una tenda, mentre le maniche diventano zaini, suggerendo un’idea di mobilità continua e adattabilità. Ogni elemento è pensato per rispondere a un bisogno pratico senza rinunciare a una ricerca formale coerente.

Realizzato in nylon leggero e impermeabile, Shelter-Wear è progettato per essere trasportabile, resistente e immediato nel suo utilizzo. La stampa camouflage contemporanea, disegnata da Yoon, introduce una dimensione visiva che dialoga con il tema della protezione e dell’integrazione con l’ambiente, senza perdere una forte identità estetica. Il vero equilibrio del progetto sta nella tensione costante tra struttura e design, tra necessità tecnica e sensibilità emotiva.

Con Shelter-Wear, Yoon Myat Su Lin propone una visione della moda come sistema di cura e responsabilità. Un approccio che guarda al presente, segnato da crisi umanitarie, disastri naturali e spostamenti forzati, e suggerisce come il design possa farsi strumento attivo. Un capo che non si limita a vestire, ma che porta con sé memoria, funzione e un’idea di protezione estesa, capace di trasformare l’abbigliamento in un vero e proprio spazio di sicurezza.

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Scritto da Anna Frattini

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