Soviet Playgrounds è una ricognizione fotografica dedicata alle aree gioco costruite durante l’epoca sovietica nei Paesi che facevano parte dell’URSS, tra cui Ucraina, Lituania, Lettonia, Estonia, Russia, Bielorussia e diverse repubbliche dell’Asia Centrale. Pubblicato nel 2022 da Zupagrafika, il libro raccoglie oltre 150 immagini che documentano strutture ludiche installate nei complessi residenziali di epoca socialista, progettate per essere replicate su larga scala ma declinate in forme e soluzioni sorprendentemente diverse.

Il volume analizza un patrimonio urbano spesso marginale, concentrandosi su elementi pensati per l’infanzia ma fortemente influenzati dal contesto politico e culturale del periodo. Scivoli a forma di razzo, giostre cosmiche, strutture che ricordano navicelle spaziali, animali stilizzati e oggetti difficili da classificare popolano i cortili delle microrajon, offrendo una lettura concreta del design pubblico sovietico applicato alla vita quotidiana.

Uno dei temi centrali è la diffusione dell’immaginario spaziale, diventato dominante a partire dalla Guerra Fredda. Dalla regione baltica all’Asia Centrale, passando per città come Kyiv o Riga, i playground riflettono l’importanza simbolica della corsa allo spazio, traducendo l’ideologia del progresso in strutture ludiche accessibili e condivise, oggi spesso percepite come anacronistiche rispetto agli standard contemporanei.

Organizzato in cinque capitoli, Soviet Playgrounds include mappe dettagliate delle aree gioco documentate, rafforzando l’impianto di ricerca del progetto. Alcune strutture sono ancora in uso, altre sono state rimosse o sostituite, mentre molte sono andate distrutte negli ultimi anni, anche a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, rendendo il libro una testimonianza visiva di spazi ormai scomparsi.

Le fotografie di David Navarro e Martyna Sobecka, affiancate da contributi di fotografi locali come Alexander Veryovkin, costruiscono uno sguardo diretto e non idealizzato. La prefazione dell’urbanista ucraino Mykola Gorokhov aggiunge una lettura critica sul ruolo dello spazio pubblico e sulla sua trasformazione nel tempo.


