Design Gli occhiali: nati per vedere meglio, rinati per vedere altro
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Gli occhiali: nati per vedere meglio, rinati per vedere altro

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Giulia Guido

Ogni epoca della storia ha avuto un oggetto che è riuscito a cambiare le abitudini dell’uomo, a volte con qualche perplessità iniziale, altre volte in maniera più naturale. Basti pensare alla studiatissima ruota, che ha introdotto un nuovo modo di spostarsi, o all’orologio meccanico, comparso sulle torri delle città medievali, grazie al quale tutti contiamo il tempo nello stesso modo. Più avanti nella storia possiamo pensare alla lampadina, al frigorifero, al televisore, fino ai più recenti smartphone.
Ciò che questi oggetti hanno in comune è l’essere riusciti a introdurre un cambiamento che si è radicato nell’intera società fino a diventare normalità. Un altro oggetto che ha avuto questa fortuna sono gli occhiali.

Nessuno sa con certezza chi li abbia inventati. L’ipotesi più accreditata colloca la loro nascita intorno al 1286 in Italia, anche se sulla città le opinioni divergono tra Pisa e Venezia. Di sicuro, tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300 gli statuti delle arti veneziane parlavano già dei roidi da ogli, dischi di vetro da mettere davanti agli occhi, e prevedevano pene per i vetrai che spacciavano vetro comune per lenti da vista.

I primi modelli erano formati da due lenti unite da un ponte da posare sul naso, e sarebbero dovuti passare quattrocento anni prima di vedere le prime stanghette da appoggiare sulle orecchie, invenzione attribuita all’ottico inglese Edward Scarlett intorno al 1730. Anche persone illustri, da Petrarca a Napoleone, ne ebbero bisogno nel corso della vita, eppure per molto tempo portarli fu considerato un imbarazzo, qualcosa da nascondere. Solo tra la fine del 1800 e l’inizio del secolo scorso, quando aprirono diverse aziende specializzate in montature e lenti, gli occhiali iniziarono ad avere un proprio stile e diventarono, a poco a poco, un accessorio legato alla persona e alla personalità.

Una volta entrati nell’immaginario e nella vita quotidiana, gli occhiali hanno spesso cambiato design, ma mai funzione, e forse nessuno avrebbe immaginato che sarebbero stati al centro di un nuovo cambiamento culturale.

È il 2013 quando Google lancia i Google Glass, promettendo uno schermo sospeso davanti alla vista. Raccolgono una grande ondata di diffidenza, ma questo non frena le altre aziende dal voler partecipare alla nuova ricerca tecnologica. Nel 2016 arrivano così gli Spectacles (i futuri SPECS) firmati da Snap, con due piccole videocamere agli angoli della montatura. Sono divertenti, ma ancora a uno stato embrionale e poco utili, tanto da far perdere all’azienda circa 40 milioni di dollari in prodotti invenduti.

Il primo esperimento credibile arriva nel 2021, quando Facebook presenta i Ray-Ban Stories, con una fotocamera, due altoparlanti e pochi comandi racchiusi in una montatura che sembra quella di un paio di occhiali qualsiasi. È questo il vero punto di forza. Per la prima volta un’azienda tecnologica si fa aiutare da chi gli occhiali li fa da sempre, e un dirigente di Facebook dice, subito dopo il lancio, che entro dieci anni la possibilità di scattare foto sarà una dotazione standard di qualsiasi paio.

Da allora l’alleanza tra tecnologia e occhialeria è diventata la regola. Meta lavora con EssilorLuxottica, il gruppo di Ray-Ban e Oakley, e dal 2023 a oggi i due partner avrebbero venduto circa dieci milioni di occhiali smart. Anche Samsung e Google hanno scelto due partner, Gentle Monster e Warby Parker. È come se fossimo pronti al cambiamento, a patto che non cambi troppo. Vanno benissimo degli occhiali multifunzione, ma devono assomigliare in tutto a quelli che abbiamo sempre portato. Una volta stabilito che il design deve restare fedele a sé stesso, le funzioni possono cambiare, e gli occhiali, nati per farci vedere meglio il mondo che ci circonda, ora servono a vedere altro.

I Ray-Ban Display, lanciati negli Stati Uniti nel settembre 2025, aggiungono una piccola immagine a colori nella lente destra e si controllano con un bracciale, la Neural Band, che interpreta i gesti della mano.

Lo scorso 16 giugno, all’Augmented World Expo, Snap ha presentato i nuovi SPECS, occhiali a realtà aumentata che sovrappongono immagini digitali al mondo reale. Funzionano con modelli di intelligenza artificiale di OpenAI e di Google, hanno un campo visivo di 51 gradi e nessun cavo o batteria esterna, perché tutta la parte di calcolo sta dentro la montatura. Evan Spiegel, co-fondatore di Snapchat, li ha presentati come la scommessa su un’epoca successiva allo smartphone, a quasi vent’anni dall’invenzione dell’iPhone.

Apple, per ora, gli occhiali non li ha. Il Vision Pro, aggiornato con il chip M5 nell’ottobre 2025 e ancora a 3.499 dollari, è un visore che copre lo sguardo e lo ricostruisce con le telecamere, più vicino a un computer da indossare che a un paio di occhiali. Quelli veri, noti con il nome in codice N50, secondo Mark Gurman di Bloomberg saranno presentati al WWDC di giugno 2027 e arriveranno a fine anno, senza display e con un’attenzione dichiarata alla privacy, tema che accompagna gli occhiali con telecamera fin dai Ray-Ban Stories.

Google e Samsung puntano sull’intelligenza artificiale prima che sullo schermo. Mostrati a maggio al Google I/O, gli occhiali con Android XR firmati Gentle Monster e Warby Parker partono senza display, con fotocamera, microfoni e Gemini come assistente, e solo le versioni successive avranno lo schermo. Samsung cura l’elettronica, Google il software e i due brand l’estetica.

La stessa logica si ritrova nel modo in cui questi occhiali vengono raccontati, al 100% come accessori e quasi mai come prodotti tech. Il 23 giugno scorso Meta ha lanciato i primi Meta Glasses senza il marchio Ray-Ban e ha scelto di farlo con Kylie Jenner. Il modello Starfire, con la montatura ovale e sottile, una piccola gemma sulla lente destra, un astuccio con lo specchietto pensato per chi si trucca ogni giorno e un assistente che risponde con la sua voce, è stato disegnato a quattro mani con lei.
Snap, che punta molto sulla sua tecnologia, ha scelto una strada che sembra diversa ma solo in apparenza: lo scorso 20 ottobre ha nominato Robert Downey Jr. Chief Customer Experience Officer onorario di SPECS, con una serie di video in cui li mette alla prova e in cui non può non ricordarci Tony Stark che insieme al fidato Jarvis mette a punto l’arma-armatura più sognata del mondo. 

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Per la prima volta gli occhiali non riguardano più soltanto chi li porta perché ne ha bisogno. Con fotocamere e microfoni sempre all’altezza dello sguardo, chi li indossa registra e interpreta ciò che ha davanti, e chi gli sta di fronte non sempre se ne accorge. Il design discreto che li ha resi accettabili è lo stesso che alimenta i dubbi sulla privacy, ed è anche per questo che le aziende puntano su indicatori luminosi e regole d’uso chiare. Come per ogni oggetto entrato nella vita di tutti i giorni, abitudini e regole si stanno ancora costruendo, un problema alla volta.

Si sente dire spesso che i giovani, passando tanto tempo davanti agli schermi, finiranno per portare tutti gli occhiali da vista. Forse però accadrà il contrario, e gli occhiali – degli occhiali smart – saranno il mezzo per utilizzare meno gli smartphone. Sarebbe l’ennesimo cambiamento che, passata la diffidenza, diventerebbe normalità. Nati per aiutarci a vedere meglio, gli occhiali continueranno a farci vedere un po’ più lontano delle nostre possibilità, ma in un modo completamente nuovo. 

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Scritto da Giulia Guido

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