Una griglia. È da lì che parte sempre Stelios Pupet, artista ateniese classe 1983, quando si mette al lavoro su una tela o su una parete. Quello che nasce come un semplice strumento di trasferimento del disegno, il metodo con cui generazioni di pittori hanno riportato uno schizzo su grande formato, nelle sue mani diventa qualcos’altro. I quadrati si trasformano in forme irregolari, si deformano, si spostano, fino a comporre figure che sembrano ricostruite pixel dopo pixel, con la stessa logica di un mosaico digitale letto attraverso il filtro della pittura a olio.


Formatosi alla Athens School of Fine Arts, dove vive e lavora tuttora, Pupet ha costruito negli anni un immaginario riconoscibile fin dal primo sguardo. Le sue tele raccontano soprattutto corpi femminili, spesso colti in pose ambigue, accovacciati tra piante grasse e vasi, ripiegati su se stessi in momenti di raccoglimento che sfiorano il mistero senza mai diventare narrazione esplicita. Accanto alle figure, la natura e gli animali ricorrono come elementi di semplificazione visiva, superfici su cui la griglia può lavorare con la stessa libertà con cui lavora sulla pelle.
Il bello del metodo di Stelios Pupet è la sua imprevedibilità dichiarata. L’artista sceglie le forme durante il processo, le colora, le cambia, senza avere in testa un progetto definitivo. È lui stesso a raccontarlo come un elemento di sorpresa che gli piace mantenere vivo, tela dopo tela. Il risultato è una pittura che rifiuta i contorni netti, dove l’occhio non segue linee ma pannelli di colore accostati con equilibrio quasi musicale, e che restituisce un effetto sospeso, quasi onirico, senza però perdere la solidità della figura.

Pupet lavora indifferentemente su tela e su muro, con oli, gouache, acrilici e spray, spostando lo stesso linguaggio da un formato intimo a uno pubblico. I suoi murales hanno attraversato l’Europa negli ultimi anni, da Eberbach in Germania ad Annemasse in Francia, dal festival Wool di Covilha in Portogallo ad Asalto a Zaragoza, passando per il Belgio, i Paesi Bassi e le isole greche. Un percorso che si intreccia con una carriera espositiva altrettanto ampia, tra gallerie ad Atene, la fiera Art Athina e mostre collettive che nell’ultimo anno lo hanno portato fino a Portland e Atlanta, negli Stati Uniti, e in Australia.
Quello che rimane costante, che si tratti di un piccolo pezzo su carta o di una parete alta diversi metri, è la volontà dichiarata dall’artista di creare un’immagine piacevole da guardare, contemporanea, capace di comunicare qualcosa senza bisogno di spiegazioni. Una pittura che parte da un sistema quasi matematico e arriva, attraverso la sorpresa del processo, a qualcosa di profondamente umano.
Il lavoro di Stelios Pupet si può seguire su Instagram e sul suo sito ufficiale.





