Style I primi 40 anni di Stone Island
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I primi 40 anni di Stone Island

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Andrea Tuzio

Il 1982 è un turning point molto rilevante nel mondo dello sportswear e della moda in generale.
Tutto nasce da un’intuizione, una delle tante, di Massimo Osti, uno dei designer più decisivi e impattanti di tutti i tempi che a causa di un “fallimento” creò Stone Island.

 
 
 
 
 
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Dopo aver fondato C.P. Company nel 1971, originariamente con il nome di Chester Perry – il nome è lo stesso della fabbrica in cui lavorava Bristow, l’eroe del fumetto di Frank Dickens – Massimo, facendo riferimento alla sua esperienza come graphic designer, creò per la sua azienda uno stile di comunicazione peculiare: la macchina giocattolo, i poster con grafica pop e altri accessori da offrire in omaggio ai negozianti oltre a iniziare la sperimentazione della tintura in capo. Sebbene questo tipo di lavorazione esistesse già da lungo tempo, Osti e i suoi collaboratori furono i primi a utilizzarla su capi realizzati con fibre o tessuti diversi. Tale processo produce una profondità e un’intensità cromatiche impossibili da ottenere con tessuti pre-tinti. 

Questa capacità di proiettare la sua visione nel futuro fece di Osti un precursore dei tempi unico nel suo genere. Proprio grazie a questa sua peculiarità di anticipare il pensiero comune e di andare oltre si deve la nascita, nel 1982, di uno dei brand più riconoscibili e desiderati degli ultimi 40 anni, Stone Island. 
Osti iniziò a interessarsi alla possibilità di utilizzare materiali nuovi e diversi dal solito per realizzare i suoi capi. Il tessuto da cui partì tutto era una tela di un colore diverso per ciascun lato, che veniva utilizzata per realizzare i teloni con i quali si coprivano i rimorchi dei camion. Inizialmente Osti con quel nuovo materiale realizzò una piccola capsule collection per C.P. Company che però venne accolta con scarsissimo interesse tra gli abituali consumatori del brand, fu un buco nell’acqua.

La caparbietà di Massimo però non gli permise di abbandonare quel progetto a cui credeva ciecamente e, pur di non mollare, si inventò una sorta di sub-label di C.P. con una collezione di debutto composta da soli 7 capispalla realizzati con quel nuovo tessuto chiamato Tela Stella. Tutti caratterizzati da un simbolo divenuto iconico, la Rosa dei Venti – che stava a simboleggiare l’amore per il mare e per la costante ricerca, caratteristiche tipiche di Osti – i 7 capi della collezione richiamavano in modo fortissimo la recherche nel mondo del vintage militare che il designer bolognese portava avanti già da tempo. Un successo immediato ed esplosivo che a distanza di 40 anni è più forte che mai e che viene celebrato costantemente.

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Per festeggiare i suoi primi 40 anni Stone Island da il via a una serie di celebrazioni che riflettono l’estetica visiva del brand legata a doppio filo alla ricerca e alla tecnologia: “La funzione è la forma più pura di estetica. È un dato di fatto. E così, il percorso verso la perfezione diventa una sfida ingegneristica da risolvere. Abbracciare l’industria come arte; praticare la tecnologia come forma assoluta di creatività. Seguire le ossessioni; è una forza per il progresso. Non smettere mai di sperimentare; è la porta d’accesso all’eccezione della regola. Studiare i colori; è la teoria dell’artista. Guarda la vita e il disordine come l’ultimo laboratorio; è dove la resilienza e lo spirito sono veramente testati. E non scendete mai a compromessi, nemmeno per un pezzetto. Questa è Stone Island”.

In arrivo anche una collaborazione con l’artista americano Daniel Arsham di cui è stato rilasciato un video teaser nella giornata di ieri. Non ci resta che aspettare e vedere cosa Stone Island ha in serbo per noi lungo tutto il 2022 per festeggiare al meglio i suoi primi 40 anni.

 
 
 
 
 
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Scritto da Andrea Tuzio
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