Design Lupo Horiokami in mostra a Contemporary Cluster analizza il concetto di separazione
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Lupo Horiokami in mostra a Contemporary Cluster analizza il concetto di separazione

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Giulia Guido

Proprio quando pensiamo che sia già stato fatto tutto e di aver già visto tutto arriva qualcuno con un’idea tanto semplice quanto geniale. Nel 2016 il gallerista Giacomo Guidi e l’architetto Giorgia Cerulli hanno dato vita a Contemporary Cluster, uno spazio basato sul concetto di contaminazione. 

Si tratta di un luogo messo completamente a disposizione di più artisti esponenti di differenti discipline, che ne occupano i diversi ambienti, trasformandolo in un luogo in cui trovare effettivamente una reale rappresentazione della scena artistica contemporanea. 

Nato all’interno di Palazzo Cavallerini Lazzaroni a Roma, lo scorso anno Contemporary Cluster si è trasferito e ha inaugurato la sua nuova sede all’interno dello stupendo Palazzo Brancaccio in Via Merulana 248. Ad oggi il palazzo è diviso in 4 spazi principali: Tube, Gallery, Apartamento e Cave, inaugurato qualche mese fa.

È proprio all’interno dell’immenso open space di Cave, e grazie alla collaborazione con Ginnika e Drago Publisher, che dal 17 marzo al 9 aprile Lupo Horiokami presenterà “Cerimony of Separation”

Classe 1979, Lupo Horiokami si è approcciato da adolescente al mondo dell’arte attraverso il disegno, per poi continuare aprendo un proprio studio di tatuaggi e collaborando con tattoo artist provenienti da tutto il mondo. Dopo vent’anni nel mondo del tatuaggio ha cominciato a interessarsi al design e all’architettura, iniziando a progettare e realizzare oggetti e sculture caratterizzati da minimalismo e pulizia delle forme. 

“Cerimony of Separation” sarà la sua prima mostra di design nella quale l’artista presenterà una collezione attraverso la quale viene analizzato il concetto, ma anche il momento, di separazione tra le persone. Il percorso creato da Lupo Horiokami con le sue opere accompagnerà lo spettatore in un viaggio che terminerà con la dimostrazione di come la bellezza e la potenza della cerimonia riescano ad alleviare il dolore causato dalla separazione. 

Il mondo e le culture in cui “Cerimony of Separation” affonda le radici sono lontani dalla nostra, proprio per questo abbiamo chiesto allo stesso Lupo Horiokami di raccontarci come è nata l’idea della mostra, a cosa si è ispirato, ma non solo. 

Qual è il tuo background? Come hai cominciato il tuo percorso artistico?

Il mio percorso arriva dal disegno e dal tatuaggio. Credo che la passione per le arti visive sia la base di tutto, un imprinting  che molte persone sviluppano in tenera età. Il primo approccio con il disegno è stato nel 1993, quando ho cominciato ad appassionarmi alla cultura di strada, dal hip hop al writing, e ho cominciato a studiare i “graffiti” sentendo il disegno come mezzo di comunicazione. Pur essendo molto giovane sentivo già la carica comunicativa di certe espressioni artistiche.

Nel 1998 ho cominciato a interessarmi al mondo del tatuaggio: il mio interesse è nato proprio perché sentivo una grande attrazione per molti disegni che vedevo tatuati. La mia curiosità è tuttora la base della mia crescita artistica e anche la ragione che mi permette di non stancarmi mai del mio lavoro.

Mi sono buttato talmente tanto a capofitto nel disegnare e studiare la cultura del tatuaggio tradizionale e moderno che dopo essermi tatuato ho deciso di intraprendere la carriera di tatuatore.

Ho studiato il tatuaggio come artista e ancor prima come artigiano, ho capito che la cosa che mi dava più soddisfazione era il processo creativo di un artigiano con una spinta emotiva che solo l’arte può trasmettere. Alla fine ho lavorato e studiato per 23 anni cercando di trasmettere e comunicare la mia visione di tatuaggio e di bellezza, ho fatto molte cose diverse e provato svariati stili prima di trovare la mia strada, anche se la cultura giapponese è sempre stato il filo conduttore. Negli anni ho studiato tutto quello che fa parte della cultura giapponese, dalla religione alla calligrafia, dal design alla moda, dal folclore alla cultura generale.
Il mio background è fatto veramente da mille cose e da tutte le esperienze che ho avuto nel lavoro e nei viaggi, ogni singola esperienza ha dato vita a mille stimoli per altrettante idee e progetti. Ora dopo aver affinato i miei gusti sto cercando di portare avanti dei progetti non solo legati all’arte del tatuaggio ma a un discorso più ampio sulla comunicazione e sulla potenzialità che abbiamo di creare per comunicare la propria visione del mondo.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Ci sono culture, paesi o artisti che segui e ritroviamo nella tua arte?

Le mie fonti di ispirazione sono molteplici, come ho spiegato prima attingo da ogni cosa mi susciti interesse. Credo che l’ispirazione vera derivi da una sorta di sogno onirico, un qualcosa che è perennemente avvolto da nuvole, ma in una mattina di sole si palesa chiaro e limpido davanti a te rendendoti cosciente di qualcosa che è sempre stato lì ma non riuscivi a vedere.
Ad ogni modo, il design giapponese e tutto quello che riguarda una sorta di minimalismo è sempre stato nelle mie corde, ho cominciato ad apprezzare la moda e l’architettura e studiare il Decò e l’arte del ‘900, e da lì in poi tutto il brutalismo francese e tedesco, Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, le correnti del futurismo italiano, Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, fino ad arrivare a Carlo Scarpa, a qui sono particolarmente affezionato visto che è mio concittadino.

Lupo Horiokami

“Ceremony of Separation” , che esporrai a Contemporary Cluster, è la tua prima collezione di design. Come e perché ti sei avvicinato a questa disciplina?

Sì, finalmente è arrivato il momento di ritagliarmi uno spazio nella stupenda ambientazione di Palazzo Brancaccio a Roma. Io e Contemporary Cluster abbiamo lavorato su questo evento e li ringrazio pubblicamente per il loro supporto: c’è stata subito sintonia, molte delle cose che volevo esprimere sono state capite subito del curatore Giacomo Guidi.

Mi sono avvicinato a questa disciplina attraverso la voglia di creare non solo disegni ma anche oggetti reali da poter toccare e apprezzare attraverso il tempo che passa.

La mia voglia di creatività e la mia passione per l’artigianato e l’arte hanno portato a compimento il progetto di studiare la realizzazione di ogni  pezzo della mostra, essendo non solo  disegnatore di ogni pezzo ma anche parte fondamentale di ogni progetto, avvalendomi di collaboratori e artigiani della mia zona che mi hanno supportato con tutta la loro energia e professionalità.

Lupo Horiokami

Qual è l’idea di base di “Ceremony of Separation”? Che ruolo hanno i materiali e le forme che scegli e selezioni?

Il concetto di base  di “Ceremony of Separation” è un concetto molto emotivo, legato all’impermanenza della vita stessa. La mia esperienza in Giappone mi ha portato a scoprire una visione non permanente della vita, che inevitabilmente passa e si consuma come una candela. Quando vediamo qualcuno allontanarsi prima che sparisca per sempre cominciamo ad elaborare un processo di separazione lungo e tortuoso: dopo una perdita importante inevitabilmente entriamo in una sorta di cerimonia di separazione. 
Questo concetto è stato elaborato dopo un lutto.
I materiali che uso possono essere nobili, ma non sono particolarmente legato al lusso dei materiali ma al loro valore naturale, con tutti i loro pro e contro. Il filo conduttore tra di loro è il segno del tempo e la loro imperfezione di base, il concetto è prettamente wabi sabi, un concetto buddista fondata sull’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione delle cose. Tale visione, talvolta descritta come “bellezza imperfetta, non permanente e incompleta”. Questo concetto è presente in ogni lavoro che faccio, una sorta di visione minimalista che mi permette di esprimere un’estetica legata a materiali imperfetti che subiscono la lenta erosione del tempo e del passare dei giorni, ma dal lato opposto sognano una vita eterna attraverso la loro durezza e pesantezza: marmo, legno massello e bronzo portano avanti una sorta di lotta contro l’inevitabile passare del tempo.
Questo è il concetto di separazione che attraverso un ciclo naturale a cui non ci possiamo sottrarre. Con questa collezione sto cercando di far trasparire concetti come questo, che rimangono del tutto personali e molteplici e interpretabili sotto altre forme di pensiero. 

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Scritto da Giulia Guido
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