Style L’immaginario disturbante di Mike Kelley invade una nuova capsule Supreme
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L’immaginario disturbante di Mike Kelley invade una nuova capsule Supreme

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Anna Frattini

Supreme torna a confrontarsi con l’arte contemporanea e lo fa recuperando una delle collaborazioni più interessanti della sua storia: quella con il Mike Kelley Foundation for the Arts. A distanza di anni dalla prima capsule, il brand newyorkese presenta una nuova collezione Supreme/Mike Kelley per la Spring 2026, disponibile dal 16 aprile.

Al centro della collaborazione c’è l’eredità visiva di Mike Kelley, uno degli artisti americani più influenti degli ultimi decenni, noto per l’utilizzo di oggetti trovati, tessuti, collage e assemblaggi che riflettevano su memoria, cultura popolare e identità collettiva. Il suo lavoro, spesso caratterizzato da peluche, materiali domestici e immagini disturbanti, ha influenzato profondamente la cultura visiva contemporanea e continua oggi a vivere attraverso la fondazione dedicata alla sua opera.

Per questa nuova capsule, Supreme traduce proprio l’estetica stratificata e caotica di Kelley in una collezione ampia e trasversale. La lineup include una S/S Shirt, una Thermal, una Ringer Tee, una Hooded Sweatshirt, Sweatpant, due T-shirt grafiche, una Camp Cap, due modelli Vans (la Era e la Half Cab) oltre a uno skateboard e a una throw blanket realizzata con Faribault Mills, ampliando il progetto anche nel territorio degli accessori e degli oggetti domestici.

Come spesso accade nelle collaborazioni di Supreme con il mondo dell’arte, la capsule non si limita a stampare immagini su capi basic, ma costruisce un vero dialogo tra linguaggio artistico e streetwear. I lavori di Kelley, storicamente legati a collage tessili e assemblaggi di materiali quotidiani, si prestano naturalmente alla trasposizione su hoodie, camicie e coperte, trasformando i capi in superfici narrative.

Particolarmente interessante è anche la presenza delle Vans Era e Half Cab, che sottolinea il legame storico tra Supreme, skate culture e arte contemporanea, mentre la Faribault Mills Throw Blanket espande la collezione verso l’oggetto domestico, un territorio coerente con l’approccio dell’artista.

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Scritto da Anna Frattini

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