I Tarocchi del 2024 secondo Elisa Seitzinger

I Tarocchi del 2024 secondo Elisa Seitzinger

Giorgia Massari · 2 mesi fa · Art

Quando si parla di Tarocchi alcuni si mostrano scettici mentre altri ne restano affascinati. Negli ultimi anni stiamo assistendo a un boom di questo fenomeno, a un ritorno dell’uso dei Tarocchi, in particolare tra i Millennials e la Gen Z, che riconoscono il potenziale psicologico di questo strumento. Andando oltre l’aura magica che li circonda, emerge il loro potere meditativo. Non a caso lo psicanalista Carl Gustav Jung li utilizzava con i suoi pazienti per fornire una prospettiva diversa sulle loro vite. È proprio la loro forte simbologia a renderli un linguaggio universale, apprezzato anche da molti artisti che li hanno interpretati secondo la propria creatività. Elisa Seitzinger, un’illustratrice appassionata di Tarocchi, è una di loro. Proprio con lei abbiamo deciso di affrontare questo argomento, esplorandone l’origine e i motivi del loro successo. Ma leggete fino alla fine, perché le abbiamo anche chiesto quali sono le carte del 2024 per ogni elemento.

Chi è Elisa Seitzinger e perché è la persona giusta per parlare di Tarocchi

Quando abbiamo deciso di parlare di Tarocchi conoscevamo già il lavoro di Elisa Seitzinger. Il nostro incontro è stato sincronico, un po’ come il suo con i Tarocchi. Ma partiamo dall’inizio. Elisa Seitzinger vive a Torino, dove lavora come illustratrice e artista visiva. Dal 2015 al 2020 è stata docente di Morfologia e dinamica della forma e di Iconografia all’Istituto Europeo di Design di Torino. Il suo percorso parte sempre dal disegno manuale a china, inseguendo una bidimensionalità e una staticità dalla forte carica simbolica. Il suo lavoro ha ottenuto vari riconoscimenti, come la doppia medaglia d’oro di Autori d’Immagini nel 2021, oltre a essere selezionata nella shortlisted per i World Illustration Awards 2021 e 2023. Addentrandoci nel mondo Tarocchi, conosciamo Elisa per il mazzo che ha realizzato su commissione di Scarabeo, una casa editrice di Torino. Ma approfondendo il suo lavoro siamo venuti a conoscenza di altri due mazzi precedenti, uno realizzato per la rivista inglese Sabat Magazine e l’altro chiamato Minor Arcana, un progetto indipendente che si ispira al romanzo di Calvino, Il castello dei destini incrociati. Ma da dove nasce tutta questa fascinazione per i Tarocchi? L’abbiamo chiesto a lei in un’intervista.

Ph Letizia Toscano

Partiamo con una domanda diretta. Il mondo esoterico è sempre stato parte di te?

Ho sempre avuto una fascinazione per il mondo esoterico e dei simboli. Anche la stessa Torino, la mia città, è conosciuta come la città magica. In generale, penso che i Tarocchi ti trovino e la mia storia ne è un po’ la prova. Quando ho trovato il primo mazzo di Tarocchi ero adolescente. Andavo spesso nell’ex fabbrica abbandonata di mio nonno per scovare qualche oggetto particolare. Un giorno mi sono trovata davanti a una scatoletta di legno, quando l’ho aperta sono rimasta incantata. All’interno c’era questo mazzo di Tarocchi meraviglioso della Vedova Fantini Borgomanero, ancora stampato con la tecnica della xilografia. Molto grezzo e fuori registro, ma stupendo. Probabilmente era di un’operaia della fabbrica che li leggeva durante la pausa pranzo. Ho deciso di portarli a casa e da lì mi si è aperto un mondo.

Com’è evoluta questa tua fascinazione? Come si è conciliata con il tuo lavoro da illustratrice?

Tutto trova una concretizzazione qualche anno fa, quando il Museo Ettore Fico di Torino – che tra l’altro è accanto alla sede di Scarabeo – ha organizzato una mostra interamente dedicata ai Tarocchi. Erano esposti dei mazzi incredibili, da quello dei Visconti-Sforza a quelli disegnati durante il Bauhaus. Ero rimasta molto colpita da questa mostra, io allora lavoravo allo IED e insegnavo Iconografia e Dinamiche della forma. Per questo, quell’anno, ho deciso di fare dei laboratori sui Tarocchi. Ho iniziato a studiarli e nel mentre è arrivata la commissione di Sabat Magazine, quindi ho iniziato a disegnarli anche io.

Una serie di eventi sincronici ti hanno portata qui, a realizzare le tue versioni dei Tarocchi. Prima parlavamo di come nei secoli siano stati molti gli artisti a interpretarli, per te com’è stato farlo?

Questa cosa dei Tarocchi è sempre stata un appannaggio di moltissimi artisti, da Salvador Dalì a Leonora Carrington, una delle mie artiste del cuore. Penso che disegnare i Tarocchi sia un po’ come disegnare un carattere tipografico. Devi avere quegli elementi che lo rendono leggibile però le variazioni formali sono infinite, a seconda della personalità dell’artista e delle sensazioni che vuoi dare. Ci devono essere quegli elementi semiotici giusti però, per il resto, sei completamente libero anche di stravolgerli. Il mio mazzo di Sabat è abbastanza ironico e cinico, diciamo che critica un po’ la visione sociale. Un aspetto molto interessante dei semi del mazzo napoletano è che anticamente rappresentavano le classi sociali. I bastoni erano la classe contadina (oggi operaia), le coppe il Clero, le spade la classe militare e gli ori l’aristocrazia (poi alta borghesia), quindi si può giocare molto su questo aspetto sociale.

Studiandoli e disegnandoli, qual è l’aspetto che più ti ha incuriosito dei Tarocchi?

Penso che uno degli aspetti che mi ha più sorpreso sia la loro contemporaneità. Nei Tarocchi, oltre a esserci la luce e l’ombra, il bene e il male, c’è un equilibrio perfetto di maschile e femminile. Per esempio, prima si pensava che se in una lettura a una donna fosse uscito l’Imperatore, si riferisse a una figura paterna o maschile della vita della consultante, invece parla proprio del nostro aspetto maschile o viceversa. Una donna può sentirsi un Imperatore e un uomo può sentirsi un’Imperatrice. Avere quell’energia di quella carta che non appartiene per forza al suo genere fisico ma, piuttosto, è una questione psicologica. Anche la Temperanza, ad esempio, è un angelo senza sesso

Ci hai detto che la simbologia è molto importante per te. Secondo te, è questo aspetto a incuriosire le persone? Cosa pensi renda i Tarocchi un linguaggio universale?

Per rispondere a questa domanda voglio parlarvi del mio primo mazzo d’arte di Tarocchi. L’ho chiamato Minor Arcana ed è incompleto perché è un mazzo che va dall’asso al sette e include le figure di corte, senza il cavallo. Avevo ripreso l’idea dal romanzo di Calvino, Il castello dei destini incrociati che racconta di questi personaggi che si perdono nel bosco, si ritrovano in un castello ma perdono l’uso della parola. A quel punto l’unico modo che hanno per comunicare la loro storia è attraverso i Tarocchi che assumono una funzione narrativa. È un po’ come se il simbolo sostituisse il linguaggio, infatti l’intuizione di Calvino è proprio quella, rendo il personaggio muto e lo faccio parlare attraverso delle figure, delle immagini, dei simboli che appartengono alla nostra cultura e al nostro inconscio collettivo.

I Tarocchi sono un linguaggio universale, per questo molti artisti l’hanno fatto proprio. Diventa un vero e proprio medium in grado di parlare a tutti. Il linguaggio è laico ma allo stesso tempo raccoglie un’iconografia religiosa che è insita in ognuno di noi. Per esempio, l’archetipo della Ruota della Fortuna è legatissimo ai mandala delle religioni orientali, che rimanda alla ciclicità della vita. I Tarocchi hanno la capacità di collegare tutti attraverso le immagini. È come se ci fosse un inconscio umano collettivo in grado di riconoscere questo linguaggio. Oggi noi leggiamo le carte perché vogliamo analizzare degli spazi di noi stessi, per migliorarci, oppure le consultiamo quando siamo in difficoltà e cerchiamo una chiave di lettura diversa, per fare chiarezza.

In breve, cosa sai sulle loro origini?

Si pensa che siano nate in epoca medievale, in realtà nascono nel Rinascimento nelle grandi corti, come quella degli Sforza e degli Estensi. Le grandi corti erano intrise di filosofia neoplatonica quindi anche di simboli religiosi ma rivisitati in chiave umanistica, mettendo l’uomo al centro.

Parliamo del tuo mazzo realizzato per Scarabeo, quello che useremo per questa lettura del 2024. Com’è stato realizzarlo?

Disegnare un intero mazzo di Tarocchi (22 arcani maggiori e 56 minori) significa studiare molto prima di iniziare a lavorarci. Poi, disegnando, è necessario lasciarsi andare e immergersi nel flusso di quello che i simboli raccontano al nostro inconscio. Com’è accaduto per il mazzo di Sabat, anche in questo caso il processo ha rilevato molti aspetti di una me stessa che continua a sperimentare diverse visioni e nuovi spunti di interesse. Per questo mazzo, su richiesta del committente, mi sono ispirata ai Rider Waite, che tra l’altro sono i più usati al mondo perché hanno una lettura degli arcani minori più immediata rispetto ai Marsigliesi, che hanno una simbologia più astratta. Questa volta, rispetto a quelli per Sabat abbiamo scelto l’oro al posto dell’argento.

È arrivato il momento. Alziamo due carte per ogni elemento.

Per questa lettura del 2024 ho scelto di alzare un arcano maggiore e uno minore per ogni elemento. Come sappiamo, ogni seme fa riferimento a un elemento. Le spade all’aria, i bastoni al fuoco, le coppe all’acqua e gli ori alla terra. Quindi li ritroveremo associati in questo modo. La prima alzata è per l’elemento dell’Acqua, proprio dei segni zodiacali dello Scorpione, del Cancro e dei Pesci. Le carte sono Le Stelle e Il Cavaliere di Coppe. Senz’altro due carte molto luminose, la prima fa riferimento a un momento di speranza, alla nascita di un nuovo sogno, mentre la seconda annuncia un innamoramento o, più in generale, ci dice che tutto andrà bene. Probabilmente ritroverete una grande energia che vi porterà all’azione.

Per l’elemento del Fuoco (proprio dei segni zodiacali dell’Ariete, del Leone e del Sagittario) le carte sono Gli Amanti e il Dieci di Bastoni. La carta degli Amanti simboleggia la scelta. Non si riferisce solamente all’amore ma rappresenta scelte tra opposti come bene e male, virtù e tentazioni, o anche tra percorsi diversi nella vita, come nell’ambito lavorativo. Accanto, il Dieci di Bastoni indica un forte desiderio di fare, di creare. In ambito affettivo rappresenta il coronamento di un rapporto.

Le carte dell’Aria (proprio dei segni dei Gemelli, della Bilancia e dell’Aquario) sono la Giustizia e l’Asso di Spade. La Giustizia sottolinea la necessità di ritrovare dei valori. Spesso fa riferimento alla rettitudine e all’impegno. L’Asso di Spade intensifica l’energia razionale della Giustizia. Sottolinea la fermezza e l’ordine annunciati dalla prima. Questo 2024 si preannuncia all’insegna del lavoro e della ricerca della retta via.

Per la Terra (elemento del Toro, Vergine e Capricorno) invece, le carte sono l’Imperatrice e il Re di Denari. Questo arcano maggiore rappresenta la femminilità, la fertilità e la forza creativa. Simboleggia la Madre Terra, l’apertura, la sensibilità e la capacità di creare e di incarnare idee. Anche in questo caso, l’arcano minore accresce il significato del maggiore. Il Re di Denari conferma la prosperità della prima carta, riferendosi a un periodo di stabilità, sia emotiva che finanziaria.

Courtesy Elisa Seitzinger
Ph Credits Fabio Rovere

I Tarocchi del 2024 secondo Elisa Seitzinger
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I Tarocchi del 2024 secondo Elisa Seitzinger
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L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

Anna Frattini · 4 giorni fa · Art

Fino al 24 marzo 2024 sarà possibile visitare Mariella Bettineschi. All in One, la mostra che ripercorre quattro gruppi di lavori realizzati dall’artista bresciana fra il 1980 e il 2023. Un vero e proprio viaggio che attraversa alcune stagioni della carriera dell’artista che non può essere racchiusa in una definizione lineare. La mostra, sponsorizzata da Dior e da partner istituzionali quali Lavazza Group e Salone del Mobile.

Mariella Bettineschi, Morbido

La poetica di Mariella Bettineschi si rifà alla capacità di sperimentazione e sul linguaggio piuttosto che sul proprio corpo o di altre donne. L’osservatore viene condotto verso riflessioni sulla storia dell’arte e sul ruolo della donna attraverso scultura, pittura e fotografia. Morbidi e Piumari sono alcune delle serie esposte al secondo piano della Triennale, organze imbottite di bambagia o di piume, decorate con parole di oro colato o trapunta in ciniglia, filo di nylon o metallo e perline. I Tesori, invece, sono carte da lucido che diventano materiche attraverso un percorso specifico di catramina, acquaragia e strati di colature di pigmenti dorati a caldo. C’è anche L’era successiva, una serie che Bettineschi inizia nel 2008 contestualmente alla sperimentazione con lo sdoppiamento fotografico di nature, biblioteche e ritratti femminili. È questo il momento in cui l’artista sposta l’attenzione dal presente per dedicarsi al futuro. Il tema di questa serie rimane la sovversione del tempo passando per lo scivolamento di una dimensione atemporale in cui «non ci sono relazioni tra i viventi perché tutto è fenomenologico ed eterno» come si legge nel testo curatoriale scritto da Paola Ugolini.

Le immagini di Mariella Bettineschi sono in bilico fra realtà e mondi immaginati, lontane dalla corporalità, del tutto bandita dalla sua ricerca formale. Si rivolge tutto verso l’interiorità e questo slittamento di percezione non è altro che quello che contraddistingue l’artista. Lo sguardo di Bia de’ Medici del Bronzino – attraverso l’intervento di Bettineschi – viene riattualizzato e decontestualizzato, per esempio. Il tutto catturando la nostra attenzione e facendoci interrogare sull’idea che abbiamo della donna oggi, a distanza di secoli rispetto a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Veronese e lo stesso Bronzino.

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

Ridere dell’assurdità della vita, questo è l’invito che l’artista cinese Rong Bao fa ai visitatori della sua mostra di debutto da Saatchi Gallery. La prima artista cinese che la rinomata galleria londinese ospita, nonché vincitrice del premio COLAB della Royal College of Art / Yorkshire Sculpture Park 2023. Con il titolo Rong Bao Is Me, l’ironia è già anticipata. Dando un’occhiata al suo account Instagram, in particolare ai video delle sue opere, è evidente l’aspetto giocoso che Bao ricerca. Le sue opere gonfiabili, come quelle in mostra alla Saatchi fino al 31 marzo, sono l’esempio perfetto. Pensiamo a “Floating” o “The Enigma”, con una forte estetica colorata e in costante movimento, le due sculture su larga scala vogliono riflettere sulla complessità e diversità della vita, prendendo in giro l’assurdo tentativo di mettere ordine nella società.

Al centro del lavoro di Rong Bao c’è l’interazione, in particolare la mostra Rong Bao Is Me vuol essere «un parco giochi di gesti», si legge sul sito di Saatchi Gallery, che invita gli spettatori a entrare in contatto «con i loro lati maliziosi e a partecipare a un mondo che si spinge oltre i confini dell’accettabilità». L’aspetto interattivo è sì giocoso ma allo stesso tempo è provocatorio, con la chiara intenzione di sfidare lo spettatore a ragionare sulla percezione del mondo che lo circonda. Andare oltre l’accettabile significa per Rong Bao ricerare l’elemento deviante, che possa defamiliarizzare il pubblico. Un elemento quotidiano è ora privato dei suoi elementi caratterizzanti, sovvertito e svuotato di senso, portando il visitatore a compiere gesti – nei confronti delle opere – futili e insensati, così da mettere in discussione i preconcetti e l’ordine imposto dalla società.

Courtesy Saatchi Gallery & Rong Bao

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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
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Nika Sandler parla fuori dai denti

Nika Sandler parla fuori dai denti

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Art

«In questa serie esploro i denti come testimonianza dell’esperienza umana», ci racconta l’arista Nika Sandler, che basa la sua ricerca sull’indagine dell’elemento perturbante e disgustoso. In questa serie, dal titolo A History of Teeth, la sua intenzione è chiara: approfondire i segreti e i misteri dell’essere umano attraverso una parte del corpo così determinante come i denti. Possono suscitare disgusto, ribrezzo, ma possono essere anche sensuali, incarnando un paradosso estetico. Da un lato l’erotismo, dall’altro la repulsione. Oltre all’aspetto estetico, Sandler va oltre la percezione umana e si addentra in ambito scientifico, studiando i batteri della placca, offrendo uno sguardo alternativo sulla nostra bocca e sulla storia che i nostri denti raccontano. Sandler, nell’esplorare la dualità tra il piacere e il disgustoso, invita gli spettatori a riflettere sul significato più profondo dei denti come portatori di esperienze umane. La sua ricerca spazia dalla fisicità sensoriale alla visione tecnologica, creando uno spazio in cui il corpo diventa una tela ricca di narrazioni.

Courtesy Nika Sandler

Nika Sandler parla fuori dai denti
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Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Giorgia Massari · 6 giorni fa · Art

L’opera di un artista established può costare meno di cinquanta euro? Sembra impossibile, ma la risposta è sì. Stiamo parlando degli scontrini d’artista dell’artista britannico Jonathan Monk (1969), noto per la sua arte irriverente. Chi conosce Monk sa che la sua è un’arte concettuale, che spesso si appropria e cita in modo ironico elementi del mondo dell’arte contemporanea, per questo la sua serie sugli scontrini non sorprende gli addetti ai lavori. Da un po’ di anni ormai, Monk utilizza come supporto delle sue opere dei veri e propri scontrini e ricevute di pagamento di bar e ristoranti, su cui disegna con diversi stili, citando anche altri artisti, uno dei nostri preferiti è quello in cui omaggia l’artista italiano Alighiero Boetti o anche quello con l’iconica banana di Andy Warhol. Gli aspetti interessanti sono senza dubbio la vendita, che avviene su Instagram, e il prezzo, che corrisponde alla cifra riportata sullo scontrino.

Courtesy Jonathan Monk

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte
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