Il Texas non è solo uno Stato, è un mondo a sé. Con la sua identità indipendente (e a tratti mitologica), una crescita economica senza freni e politiche sempre più conservatrici, il cosiddetto Lone Star State è diventato il simbolo delle tensioni che attraversano l’America contemporanea. Texas Trigger di Marco P. Valli e Luca Santese – edito da Cesura Publishing – è il racconto visivo e narrativo di un viaggio che attraversa questo territorio sterminato, alla ricerca di ciò che oggi significa essere americani in una nazione più divisa che mai.

Il progetto prende forma nel maggio 2024, durante la campagna elettorale che ha visto Donald Trump riconfermato alla presidenza degli Stati Uniti. Gli autori atterrano a Dallas e, in poco più di un mese, percorrono 5000 miglia tra metropoli, piccoli centri e zone rurali dimenticate. È un’immersione totale nel tessuto sociale, politico e culturale dello Stato.



Nel corso del viaggio, si intrecciano alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: dalla crisi degli oppioidi all’aumento dei senzatetto, dal dibattito sui diritti LGBTQ+ alle politiche migratorie sempre più restrittive lungo il confine con il Messico. Ma anche la questione, tutta americana, del diritto alle armi – un simbolo di libertà per molti texani, un incubo per chi vive ogni giorno con la paura della violenza armata.

Il libro è strutturato in una sequenza fotografica continua, senza un indice classico a scandire i capitoli. A guidare la narrazione è il “trigger”: un dispositivo visivo e concettuale che collega i vari momenti del racconto. “Trigger” come grilletto, certo, ma anche come flash fotografico, come evento che scuote e disorienta, capace di innescare una risposta emotiva.

Texas Trigger è un’opera che riflette la complessità di un’America frammentata, in bilico tra progresso e regressione. Un road trip potente, dove l’immagine diventa documento e il racconto si trasforma in riflessione collettiva.





