Resta ancora una settimana per visitare la stanza dove non si dorme e il salotto in cui non puoi soggiornare (dal titolo della mostra Quarto de não dormir, sala de não estar), pensati e realizzati dall’artista visiva Thix (Porto Alegre, 1982). Con la sua prima esposizione da Casa Triângulo, a San Paolo del Brasile, l’artista inoltra nello spazio della galleria una riflessione che, con gran emozionalità e viva partecipazione, elabora un percorso personale attraversato dai grandi desideri dell’infanzia e, contemporaneamente, dai timori più oscuri e destabilizzanti legati a un mondo non sempre all’altezza della profondità di ogni animo umano.
Nel grande spazio espositivo Thix, ormai adulta, mette in scena il sogno di un abito rosa e candido come le inclinazioni e i desideri di una giovane vita che troppo presto si è sentita intrappolata in un corpo percepito come estraneo. All’interno di uno spazio che sorprende e affascina, nel suo continuo richiamo all’universo onirico e al mistero, il tratto riconoscibile della sua palette restituisce la mappa di un percorso che rompe gli schemi e racconta con forza. Il mobilio in legno, austero e sobrio nella sua presenza, dialoga con i tocchi poetici del rosa, che trasformano lo spazio nel luogo possibile di un cambiamento del corpo, inteso come ritorno alla versione più autentica di sé.


Critica, riflessione e denuncia si intrecciano nell’accompagnare lo spettatore dentro le stanze impossibili di una chiusura mentale che rende doloroso un rito di passaggio naturale. Nell’assenza di un materasso e delle ante del mobile, privati anche di vetri e specchi, Thix racconta la forza di un cambiamento che non può essere davvero condiviso senza una conoscenza autentica e consapevole dei percorsi di vita degli altri.
All’interno di questi ambienti dedicati a una ritualità di trasformazione, una selezione di frammenti pittorici raccoglie emozioni, ricordi e tracce di un’esistenza restituita attraverso l’arte, in ascolto di uno spazio finalmente nuovo, accogliente e vivibile.


Tra poesia, sperimentazione ed evocazione della mano di Artemisia Gentileschi, l’artista brasiliana rende omaggio a una pittura che nasce inevitabilmente dall’esperienza personale e dalle sue complessità. Nel recidere il legame con ciò che è stato, Thix affida il proprio immaginario pittorico e la propria figura a modelli iconografici che hanno reso inconfondibili, nel mondo, i chiaroscuri drammatici del Barocco.
Immaginando uno spazio sospeso tra il fantasmatico e il fiabesco, l’immaginazione corre oltre un (non) letto in dialogo con un comodino che ricorda un pony, mentre lo sguardo abbandona il percorso espositivo più convenzionale per soffermarsi su una parure di unghie finte che sogna di trasformarsi in DNA e, con esso, nell’intero vortice della propria identità.






Articolo di Floriana Savino
