Tito Merello Vilar è un architetto di Barcellona che ha fatto del tablet il suo studio. Con oltre 224mila follower su Instagram e più di duemila opere pubblicate, la sua pratica digitale ha una portata che pochi illustratori di professione possono vantare, eppure lui non si è mai formato come tale. Le sue immagini nascono su iPad, con Procreate e Corel Painter, app che gli permettono di simulare con precisione le tecniche pittoriche tradizionali, pittura a olio compresa.

Il risultato è difficile da inquadrare a prima vista: c’è una morbidezza nei passaggi di luce, una densità nei volumi, che rimandano alla pittura figurativa classica più che all’illustrazione digitale. Merello passa dal ritratto allo still life, dal paesaggio urbano all’architettura, con una disinvoltura che tradisce anni di osservazione. I suoi lavori hanno spesso un aspetto volutamente grezzo, quasi incompiuto, vicino allo schizzo, ma con una precisione nella gestione della luce che li rende tutt’altro che approssimativi.

È la formazione architettonica a fare la differenza: la capacità di costruire lo spazio, di leggere la prospettiva, di capire come la luce modifica un volume si sente in ogni immagine. Il tablet è solo lo strumento. Lo sguardo è quello di chi ha passato anni a misurare proporzioni e studiare superfici.




