Dedicandosi al ritratto, l’artista polacca Ewa Juszkiewicz (Danzica, 1984) sovverte immaginari consolidati e apre la strada a un sapore neosurrealista. Per secoli, tra le immagini più ricorrenti della storia dell’arte e in linea con un modo di fare arte tutto al maschile, ha trovato spazio il celebre ritratto femminile sensuale e passivo: una donna resa bella, o sgradevole, dalla volontà e dalla mano sempre sicura dell’uomo.
Se al collettivo femminista Guerrilla Girls si deve il celebre manifesto del 1989, con un corpo nudo femminile e la testa di un gorilla e lo slogan «Devono le donne essere nude per entrare al Metropolitan Museum?», alla mano di Ewa Juszkiewicz va riconosciuto lo spiccato ed elegante sarcasmo con cui da anni impacchetta i volti e l’espressività di donne silenziate per troppo tempo, e in modo tutt’altro che giusto. Privando le sue figure dell’emotività dello sguardo e della forza che passa attraverso gli occhi, Ewa Juszkiewicz costruisce un panneggio sovversivo che, oltre alla bellezza e al luccichio delle stoffe, diventa l’occasione per raccontare un nuovo modo di vedere il femminile.


Veli, seta e velluti, impreziositi da perle e gemme, diventano l’essenza di un involucro che nasconde per svelare l’indicibile. Al centro c’è un nuovo modo di intendere il ritratto, tra affermazione e memoria, e l’artista gioca con ciò che sottrae allo sguardo e con le possibilità di quello che resta sconosciuto. Se la ritrattistica del Seicento aveva portato pian piano all’attenzione del pittore europeo tutte le ricchezze e i piaceri arrivati dalle spedizioni nel Nuovo Mondo (fiori pregiati, frutta tropicale, piccole specie rare come volatili e rettili), anche la pittura neosurrealista di Ewa sembra rifarsi a quella grande varietà di oggetti e decorazioni che per lungo tempo hanno impreziosito lo squarcio di mondo immortalato nei ritratti nobiliari.

Come le ricchissime acconciature delle dame favorite del Re Sole seppero presto trasformarsi in vere e proprie sculture viventi (in alcuni casi abitate persino da uccelli in gabbia, vivi o imbalsamati per l’occasione), allo stesso modo gran parte dei ritratti d’artista punta sul dettaglio e sulla particolarità di una resa fedele delle atmosfere più tipiche della pittura di genere.
Una sottile ironia e una critica evidente, tanto al presente quanto al passato, alimentano il sogno concreto di ribaltare storie secolari e rappresentazioni troppo solenni.








Articolo di Floriana Savino
