Photography Jo Ann Chaus si mette in scena per smontare i ruoli che le sono stati imposti
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Jo Ann Chaus si mette in scena per smontare i ruoli che le sono stati imposti

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Anna Frattini

La fotografa Jo Ann Chaus inizia a fotografarsi nel 2013. Da quel momento in poi, l’autoritratto diventa il suo strumento principale e Unspoken, edito da Kehrer Verlag e in uscita a luglio di quest’anno, è il libro in cui tutto converge.

Il volume raccoglie autoscatti, nature morte, paesaggi e interni domestici che Chaus abita e osserva con la stessa intensità. Le sue immagini sono costruite con cura certosina: colori drammatici ispirati alla New Color Photography, abiti dell’era degli anni Cinquanta indossati come costumi di scena, luce usata per rivelare più che per abbellire. Come scrive la gallerista e curatrice Debra Klomp Ching, le fotografie di Chaus sono «al tempo stesso intime e messe a nudo per tutti».

Il riferimento agli anni Cinquanta ci riporta alle donne di quell’epoca, relegate ai ruoli di amante, musa, madre, casalinga. Sono i modelli di partenza e il bersaglio critico del lavoro della fotografa. Jo Ann Chaus indossa quei ruoli letteralmente, li porta addosso come abiti, e poi li osserva da fuori. Il fotografo e scrittore Allen Frame descrive questo processo come l’esplorazione di «un repertorio caleidoscopico di personaggi», un lavoro che parla «della complessità di bilanciare i rimpianti del passato con la capacità di realizzarsi creativamente nel presente».

Quello che colpisce guardando le immagini è la tensione costante tra esposizione e ritiro. Una figura con la lente di ingrandimento al posto del viso. Una schiena nuda in una soffitta buia. Un divano di velluto verde con l’impronta di un corpo assente. Chaus non si mostra per essere vista: si mostra per capire se stessa. E come dice lei stessa: «L’atto di fotografare è stato determinante per liberarmi da questi confini di genere e permettermi di diventare libera, senza vincoli, di esprimermi senza ostacoli.»

Unspoken si presenta quindi come un libro su ciò che non si è detto per troppo tempo. E su cosa succede quando finalmente lo si dice.

© Jo Ann Chaus / Kehrer Verlag

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Scritto da Anna Frattini

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