Woven City, la città del futuro secondo Toyota

Woven City, la città del futuro secondo Toyota

Giulia Guido · 3 settimane fa · Design

È stata presentata pochi giorni fa, all’interno del CES – Consumer Electronics Show, la città del futuro targata Toyota e progettata in collaborazione con Bjarke Ingles e il suo Bjarke Ingles Group. La prima Woven City sarà costruita in Giappone, ai piedi del monte Fuji e ospiterà i dipendenti della stessa Toyota Motor Corporation, iniziando da un minimo di 2000 persone e aumentando la capienza di anno in anno. 

Il progetto segue le ultime tendenze in campo architettonico, che sembra impegnino tutti gli studi a progettare un nuovo tipo di città – come avevamo visto con la Smart Forest City di Stefano Boeri -, proprio per questo la Woven City sarà interamente alimentata da celle a combustibile a idrogeno. 

woven city toyota | Collater.al

Come dichiarato dal presidente della Toyota Motor Corporation, Akio Toyoda: costruire una città completa dalle fondamenta è un’opportunità unica per sviluppare le tecnologie del futuro.

woven city toyota | Collater.al

Infatti, il prospetto è stato anche il pretesto per sperimentare nuove tecnologie, o svilupparne ulteriori, e fondare una città su di esse, in cui sistemi operativi digitali collegano infrastrutture, edifici e veicoli, sfruttando questi ultimi al 100% delle loro  possibilità e dove l’intelligenza artificiale si fonderà con la vita di tutti i giorni.

Il disegno vero e proprio della Woven City, però, parte dalla rete stradale, distinguendo tre tipi di strade: una percorribile esclusivamente da mezzi veloci, alimentati elettricamente e a emissioni zero; una dedicata a mezzi capaci di raggiungere basse velocità, come le biciclette; e l’ultima esclusivamente pensata per i pedoni. 

Il design delle strade, ma anche delle piazze, dei tanti spazi comuni e degli edifici, prevederà l’uso quasi esclusivo del legno, seguendo la secolare tradizione della falegnameria giapponese; mentre le coperture dei palazzi saranno costituite da pannelli fotovoltaici, permettendo alla città di produrre al suo interno tutta l’energia utile. 

A rendere la Woven City totalmente ecosostenibile, inoltre, verranno adibiti spazi in tutta la città dedicati alla coltivazione di vegetazione autoctona e idroponica. 

L’inaugurazione della prima Woven City è prevista per l’inizio del 2021 e noi speriamo possa rappresentare un’alternativa valida e funzionale alle città odierne. 

photo credits: toyota

Woven City, la città del futuro secondo Toyota
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Modular AC Hotel Nomad, l’hotel modulare più alto al mondo

Modular AC Hotel Nomad, l’hotel modulare più alto al mondo

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Design

A New York è in costruzione, tra i grandi grattacieli lussuosissimi, l’albergo modulare più alto del mondo: il Modular AC Hotel Nomad. Progettato da Danny Forster & Architecture, i componenti sono stati prodotti a Skawina, in Polonia e successivamente spediti negli Stati Uniti.

Modular AC Hotel | Collater.al 1

L’industria delle costruzioni modulari è in pieno boom in tutto il mondo e potrebbe consentire un risparmio annuo di 22 miliardi di dollari, poiché produce fino all’80 per cento in meno di rifiuti rispetto alle costruzioni tradizionali. Sviluppata principalmente a causa dell’impennata dei prezzi dei terreni e degli immobili, la costruzione modulare ha raggiunto il settore alberghiero. In questo campo, infatti, questo genere di edifici garantisce che l’alta qualità soddisfi gli standard specifici stabiliti dagli investitori, facendo risparmiare tempo e denaro e mantenendo il controllo sul processo di allestimento tradizionale.

Modular AC Hotel | Collater.al 1
Modular AC Hotel | Collater.al 1

Il Modular AC Hotel Nomad si sviluppa su 26 piani, grande più di 100.000 metri quadrati, è attualmente in costruzione. Situato vicino all’Empire State Building, gli ospiti godranno di una vista ampia sullo skyline newyorkese. L’hotel dunque unisce il lusso con la funzionalità e il risparmio energetico diventando così un hotel a rispetto dell’ambiente. La planimetria è stata studiata in maniera angolata ma allo stesso tempo iper-simmetrica in quanto sfrutta tutte le efficienze che si ottengono costruendo la struttura in una fabbrica. Il design permette ancora di variare con diverse tipologie di camere come le King, Queen, le Junior Suite e le Suite Deluxe. Nonostante sia un hotel modulare, c’è tutto quello di cui gli ospiti hanno bisogno al suo interno.

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La Vision AVTR, l’auto del futuro ispirata ad Avatar è firmata Mercedes-Benz

La Vision AVTR, l’auto del futuro ispirata ad Avatar è firmata Mercedes-Benz

Giulia Guido · 3 settimane fa · Design

Il futuro della mobilità è qui! 

Immaginatevi un’automobile senza il volante e che si collega al corpo del guidatore, un’automobile dal design essenziale e pulito realizzato con materiali sostenibili, un’automobile con una struttura in grado di collegare esterno e interno dell’abitacolo. Impossibile? No, oggi è realtà. 

È stata presentata ieri al CES di Las Vegas l’automobile del futuro, la Vision AVTR targata Mercedes-Benz ispirata ad Avatar, il capolavoro di James Cameron, capostipite di quel filone cinematografico caratterizzato dall’utilizzo di effetti speciali e del 3D.

Salta subito all’occhio, infatti, il legame tra il titolo della pellicola e il nome scelto per questo gioiellino del mondo dei motori che, caso vuole, sia anche l’acronimo di “Advence Vehicle Transformation”. 

Se nel film di Cameron sono gli umani a evolversi affidando i propri corpi alla tecnologia e diventando, appunto, degli Avatar, ovvero una versione migliore di loro stessi; oggi, nella realtà, sono le auto a subire questo upgrade, o almeno lo sono secondo Mercedes-Benz. 

È un veicolo che è in grado di migliorare le capacità del proprio corpo – come l’idea di un Avatar nel film. – Gordon Wagener, chief design officer di Mercedes-Benz

La Vision AVTR è una versione aggiornata della Vision EQS presentata qualche mese fa a Francoforte, che fonde la tecnologia Mercedes-Benz con un design che non può non ricordare quello di Pandora, dei suoi paesaggi e dei suoi abitanti, i Na’vi

La superficie esterna dell’automobile ricorda la pelle degli esseri umanoidi blu del film di Cameron grazie a quelli che sono stati definiti 33 lembi bionici che permettono di creare un dialogo tra l’interno dell’abitacolo e l’esterno. Inoltre, l’AVTR emula i Na’vi e la loro estrema capacità di movimento anche nella possibilità di guidare in più direzioni, non solo avanti e indietro, ma anche a destra e a sinistra. 

Non volevamo creare un’auto, volevamo creare qualcosa di simile a un organismo vivente. – Gordon Wagener

Anche i funzionamento dell’AVTR è particolarmente simile a quello degli avatar: all’inizio del film l’ex marine Jake Sully viene collegato al suo avatar attraverso il suo DNA, per guidare l’AVTR il conducente deve collegarsi attraverso una lettura biometrica all’intera tecnologia dell’auto, solo a quel punto appariranno sul palmo della mano una serie di comandi attraverso cui selezionare diverse funzioni. 

Ovviamente, dato che si parla sempre di una macchina di lusso, Mercedes-Benz ha posto particolare attenzione all’utilizzo di materiali riciclabili e sostenibili ma dal design d’impatto, come la pelle vegan per gli interni e il rattan per il pavimento. 

A sancire definitivamente il legame tra la Vision AVTR e il film campione di incassi è stata la presenza sul palco dello stesso Cameron durante la presentazione al CES. 

D’ora in poi faremo sicuramente più attenzione a ciò che vedremo nei film, anche quelli fantasy, sapendo che prima o poi potrebbe diventare realtà! 

La Vision AVTR, l’auto del futuro ispirata ad Avatar è firmata Mercedes-Benz
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Rafael Esparza-Prieto e il Maggiolino in ferro battuto

Rafael Esparza-Prieto e il Maggiolino in ferro battuto

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Design

Lo scorso febbraio 2019, come ne abbiamo già parlato qui, è stato il settantesimo anniversario di una delle macchine più iconiche di tutti i tempi, il Volkswagen Beetle, per noi comuni mortali il fantomatico Maggiolino. Per rendere omaggio a questa vettura, oltre al video commemorativo rilasciato dalla casa automobilistica tedesca, è stata realizzata un’opera da Rafael Esparza-Prieto, un artigiano specializzato nella creazione di oggetti in ferro e acciaio. L’artista ha creato una serie limitata di maggiolini composti da una carrozzeria in ferro battuto.

Rafael Esparza-Prieto, cresciuto lavorando in una bottega in Messico, proviene da una lunga stirpe di fabbri. Quando ha accettato un secondo lavoro in un negozio di ricambi gli è stato chiesto dal proprietario del negozio se fosse in grado di costruire un’auto in ferro battuto da usare come insegna per l’azienda. Il prodotto, una volta completato, è stato posto su una piattaforma rotante all’interno del negozio dove, in un secondo momento, qualcuno della fabbrica Volkswagen lo ha visto e ha chiesto a Rafael Esparza-Prieto se poteva costruirne un altro. La Volkswagen finì per ingaggiarlo con l’obiettivo di fargli costruire strutture promozionali per i giochi olimpici del 1968 e, successivamente, per le concessionarie della casa automobilistica in tutto il mondo.

Il design del maggiolino presenta 2.600 disegni individuali a riccioli d’ispirazione floreale che ricordano molto dei ghirigori ed è stato creato utilizzando solo due strumenti: un martello e un’incudine prima di essere verniciato di bianco. Questa particolare versione è stata presentata al ristorante Casa Linda di Barajas a Montecito, in California, nel 1985 ed è rimasta a lungo, fungendo da navetta occasionale per il trasporto dei clienti del ristorante verso la vicina città di Santa Barbara. Il suo proprietario, José Barajas, ha commissionato un proprio pezzo in ferro battuto all’inizio degli anni ’80 e recentemente è stato venduto per 78.400 dollari in un’asta tenuta da RM Sotheby’s.
Rafael Esparza-Prieto ha realizzato ufficialmente diverse auto per la Volkswagen, all’incirca 20.

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St. Nicholas Greek Orthodox Church di Santiago Calatrava

St. Nicholas Greek Orthodox Church di Santiago Calatrava

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Design

Correva l’anno 2012 quando a New York, in zona World Trade Center era stato avviato il progetto di costruzione della St. Nicholas Greek Orthodox Church per opera dell’architetto, ingegnere e scultore spagnolo naturalizzato svizzero Santiago Calatrava. Completamente distrutta a causa della caduta della Torre Sud durante gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la St. Nicholas Greek Orthodox Church verrà ricostruita nella parte est del nuovo Liberty Park.

Il progetto è guidato da The Friends of St. Nicholas, un’organizzazione no-profit con un consiglio di amministrazione indipendente composto da 13 membri. Dati i ritardi, il progetto è stato posticipato con l’obiettivo di aprire al pubblico la chiesa entro l’11 settembre 2021, nel giorno del ventesimo anniversario degli attacchi terroristici che hanno colpito tutta la zona limitrofa.

Il progetto St. Nicholas Greek Orthodox Church è stato presentato ufficialmente nel 2013 e l’idea era quella di sviluppare l’edificio seguendo il modello della Chiesa del Santo Salvatore di Istanbul. La struttura ha raggiunto il suo apice nel 2016 ma, a causa di problemi finanziari, nel 2017 la costruzione è stata interrotta. La struttura si illuminerà dopo il tramonto, come un faro di speranza nel campus del World Trade Center. La chiesa si presenterà con un design innovativo, dalle mura esterne bianche che nonostante il contrasto con gli edifici circostanti, si immergerà perfettamente nello scenario newyorkese.

St. Nicholas Greek Orthodox Church di Santiago Calatrava
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