SLANT, il progetto fotografico di Aaron Schuman

SLANT, il progetto fotografico di Aaron Schuman

Giulia Guido · 3 settimane fa · Photography

Il fotografo, scrittore e curatore americano Aaron Schuman è nato ad Amherst, una piccola cittadina del Massachusetts, la stessa piccola cittadina che il 10 dicembre del 1830 diede i natali a Emily Dickinson. 

È proprio a lei, ma anche alla stessa Amherst che Aaron rende omaggio nella sua ultima serie fotografica SLANT. L’intero progetto nasce dalla sezione “Rapporti di polizia” presente sul giornale locale Amherst Bulletin, una raccolta settimanale di crimini o anche solo avvenimenti sospetti avvenuti in città. Nel 2014, il fotografo ha iniziato a ritagliare questi trafiletti e conservarli, senza ancora avere in mente un’idea sul come usarli. 

Solo in un secondo momento, dopo aver scattato una serie di fotografie realizzate per le strade nei dintorni di Amherst, gli venne l’idea di accompagnare le immagini con i rapporti della polizia, dando vita a un’associazione di elementi con qualcosa in comune, ma non perfettamente combaciabili, proprio come le famose rime imperfette o rime oblique di Emily Dickinson. 

Le rime imperfette, o slant rhyme, sono formate da parole che suonano allo stesso modo. Queste assonanze, poi, possono legare sia due parole, ma anche parola e immagine; è la stessa Dickinson a dirlo nella poesia Dì tutta la verità ma dilla obliqua.

Dì tutta la verità ma dilla obliqua —
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra malferma Delizia
La superba sorpresa della Verità
Come un Fulmine ai Bambini chiarito
Con tenere spiegazioni
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi —

Tell all the truth but tell it slant —
Success in Circuit lies
Too bright for our infirm Delight
The Truth’s superb surprise
As Lightning to the Children eased
With explanation kind
The Truth must dazzle gradually
Or every man be blind —

Allo stesso modo della Dickinson, Aaron Schuman ha dato vita un legame talmente profondo tra immagine e testo da creare un intero racconto che si compone di fatti di cronaca di Amherst e fotografie di Amherst, ma ben lontano dalla vera storia di Amherst. 

Il risultato finale, pubblicato nel libro SLANT, inizia con l’essere un reportage di una cittadina come tante, ma finisce per essere una riflessione sulle migliaia di notizie false da cui siamo circondati ogni giorno.  

SLANT, il progetto fotografico di Aaron Schuman
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Happy City, i motel dominicani scattati da Kurt Hollander

Happy City, i motel dominicani scattati da Kurt Hollander

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Photography

Solitamente, quando pensiamo ai motel, l’immaginario comune ci porta a visualizzare alberghi situati lungo le autostrade americane, affollati da criminali latitanti o da storie da una notte, dove qualcuno muore sempre e il sangue finisce sulla tappezzeria degli anni ’60. Ecco, in realtà non è proprio così, perlomeno non sempre.
Il fotografo americano Kurt Hollander ha deciso di realizzare un reportage fotografico intitolato Happy City, che racconta la storia dei motel di Santo Domingo in maniera quasi romantica.

Gli scatti realizzati ai motel costruiti tra le auto officine, stazioni di servizio e parchi alla periferia delle città della Repubblica Dominicana, conferiscono al lavoro un senso quasi di vuoto e mistero. Kurt Hollander, che ha trascorso quattro giorni a scattare le immagini, ha catturato l’esterno delle strutture. Le fotografie sono state scattate all’alba o al tramonto e senza persone nell’inquadratura. Questa scelta ha lo scopo di accentuare il vuoto di questa architettura del desiderio, lasciando allo spettatore la possibilità di immaginare cosa succede dietro le porte chiuse. Una sorta di “vedo-non vedo”.

Una segnaletica luminosa e audace adorna alcuni dei motel, i cui nomi includono Obsession, Te Javi, Cariño e Happy City – da cui prende il nome la serie. Ogni motel ha un design diverso, che va dagli edifici ornamentali a quelli che assomigliano a piccoli villaggi. Anche se sono stati tutti costruiti nello stesso periodo e sono stati finanziati da molti degli stessi investitori cinesi, ognuno di essi è un sontuoso tributo ad un diverso stile architettonico.

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Happy City | Collater.al 1
Happy City, i motel dominicani scattati da Kurt Hollander
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What I’ve Seen So Far, la mostra interamente fotografica alla Dorothy Circus Gallery

What I’ve Seen So Far, la mostra interamente fotografica alla Dorothy Circus Gallery

Giulia Guido · 3 settimane fa · Photography

La programmazione 2020 della Dorothy Circus Gallery apre con un progetto inedito, ovvero la prima mostra interamente fotografica curata dalla stessa galleria. Si tratta di What I’ve Seen So Far, un progetto nato dalla collaborazione tra la fondatrice di Dorothy Circus Gallery, Alexandra Mazzanti e la fondatrice di Grey Magazine, Valentina Ilardi, che rappresenta solo il primo capitolo di quello che sarà un appuntamento annuale. 

Gli artisti in mostra saranno Billy Kidd, Caitlin Cronenberg, Peppe Tortora, Laurent Chehere, Iness Rychlik, Anka Zhuravleva, Karel Chladek, Arash Radpour, Jesse Herzog, Giuseppe Gradella, Claudia Pasanisi, Mirko Viglino e Adriana Duque, che parteciperanno con un numero di opere che va dalle 2 alle 6 a testa. Essendo, What I have seen so Far un’esposizione che vivrà in entrambe le sedi delle Dorothy Circus Gallery, le opere saranno divise tra Londra e Roma.

QUANDO:
13 FEBBRAIO 2020
QUANDO:
15 FEBBRAIO 2020

Il vero viaggio della scoperta consiste non nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.

Lo scriveva Marcel Proust e sembra che, l’idea della realizzazione di What I’ve Seen So Far nasca proprio da questo concetto: fino ad oggi la Dorothy Circus Gallery ha ospitato opere di artisti, scultori e pittori che ci chiedevano di comprendere il loro immaginario e adattarlo a noi, invece la fotografia ci chiede di osservare come il fotografo, di far combaciare il nostro sguardo al loro. 

Grazie agli scatti in mostra avremmo la possibilità di fare un viaggio attraverso l’animo umano e le sue sensazioni, dall’amore alla paura, dalla gioia al dolore, permettendo a chiunque di riuscire a immedesimarsi e lasciarsi completamente avvolgere dall’immaginario offerto dalle opere.

What I’ve Seen So Far inaugurerà a Londra il 13 febbraio e a Roma il 15 febbraio, per ulteriori informazioni visitate il sito della Dorothy Circus Gallery

Dorothy Circus Gallery | Collater.al
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What I’ve Seen So Far, la mostra interamente fotografica alla Dorothy Circus Gallery
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 

Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @luc.lattanzi, @claudiacosi_, @anateixas, @lollo_169, @l.a.cinelook, @frica_ed, @marta_ruggi11, @moulayahmed2.0, @laurapasini3, @kara_mova.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica

Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

In un mondo completamente votato e dedito al capitalismo, al mercato e alla compravendita, le fiere rappresentano un luogo sacro dove vengono presentati gli oggetti – ma non solo – che caratterizzeranno il domani.  Nell’immenso mondo dell’industria fieristica, la Germania gioca un ruolo chiave e con oltre 170 fiere nazionali e 10 milioni di visitatori si è aggiudicata il ruolo di più importante sede fieristica al mondo. Sono questi luoghi di incontro e scambio che hanno affascinato il giovane fotografo Jakob Schnetz, portandolo a dedicare ad essi la serie “Place of Promise”. 

Classe 1991, Jakob nasce in Germania e fin dalla giovane età mostra un interesse per la fotografia che lo ha impegnato fin da subito in progetti caratterizzati da uno spiccato taglio giornalistico. Attraverso i suoi lavori vuole presentare al suo pubblico una critica attenta e curata della società e dei suoi meccanismi, collegandosi a temi come la globalizzazione e l’economia. E quale miglior modo se non catturando il lato più vero delle fiere, che secondo lo stesso Jakob Schnetz rispecchiano la società globale e capitalistica, che si concentra sulla crescita, le prestazioni e i consumi. Per ogni gruppo di interesse c’è una fiera diversa: Armi, sesso, animali domestici, informatica, bestiame, industria, tappeti, tempo libero, turismo, bellezza e così via.

Nasce così Place of Promise, una collezione di immagini realizzate in oltre 40 fiere diverse che catturano i momenti di pause, i pranzi, le chiacchiere, le file, le attese; scenari standardizzati in cui tutti cercano di prevalere sugli altri semplicemente perché è ciò che il sistema impone. 

Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica
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Place of Promise, il vero volto dell’industria fieristica
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