Zach Buchner torna a raccontare New York, e lo fa ancora una volta dal suo punto di vista più autentico: quello di chi la vive, la rincorre e la fotografa con un legame viscerale. Dopo averci mostrato la città come un organismo vivo e imprevedibile, il fotografo americano è tornato con una nuova serie dedicata a Bike Kill, un evento tanto leggendario quanto misterioso che ogni ottobre trasforma le strade di Red Hook, Brooklyn, in un carnevale di follia meccanica.

Bike Kill non ha un sito, né una data precisa, né un volantino. È un rito sotterraneo, tramandato solo a voce, che ogni anno raduna una comunità di creativi, outsider e ciclisti improvvisati. Buchner racconta di aver sempre voluto assistere a questa festa anarchica su due ruote, ma di non esserci mai riuscito — fino a quest’anno. «Appena ho saputo che stava succedendo, ho lasciato tutto e sono corso a Red Hook», scrive.

Le sue immagini restituiscono l’assurdità e la poesia del momento: biciclette mostruose assemblate con pezzi di recupero, birre che volano, corpi che sfrecciano in equilibrio precario, e un’energia collettiva che sembra appartenere a un’altra epoca. Quando cala la notte, il caos prende piede: i partecipanti si sfidano in una sorta di giostra medievale su bici giganti, con lance artigianali e mani dell’Incredibile Hulk al posto delle punte. È un duello tanto pericoloso quanto liberatorio, una coreografia di collisioni e risate.

Poi, come ogni festa che si rispetti, arriva la catarsi: la strada si trasforma in una pista da ballo, qualcuno passa dei sacchi della spazzatura, e tutti insieme puliscono, cancellando le tracce del delirio appena vissuto.

Nelle foto di Buchner c’è tutta la bellezza ruvida e collettiva dell’underground newyorkese: quel miscuglio di arte, improvvisazione e caos che rende la città unica. Con Bike Kill, il fotografo riesce ancora una volta a catturare l’essenza di New York — non quella da cartolina, ma quella che vive e respira nei suoi angoli più liberi.







