Thomas Sauvin è un collezionista francese che vive a Beijing. Nel 2009 ha deciso di cominciare una di quelle imprese epiche che tutti prima o poi abbiamo sognato, una di quelle in cui catalizzi tutte le tue energie e non sai bene perché ma alla fine scopri sempre che è la cosa migliore che hai fatto da quando sei nato.
Quella di Sauvin è un’idea semplice semplice ma allo stesso tempo un’impresa difficile difficile: salvare i negativi abbandonati in un’area di riciclaggio a nord di Beijing prima che venissero distrutti. Ha scandagliato pacco per pacco, poi ha cominciato a comprarne a chili e alla fine si è ritrovato a selezionare e classificare più di mezzo milione di fotografi anonimi.
Le immagini rappresentano un vasto arco temporale della storia cinese che va dagli anni Ottanta ai primi Duemila, dal post socialismo all’avvento della fotografia digitale. Il lavoro di un singolo che ha senso per tutti e che sfocerà in un grande progetto su Instagram: Beijing Silvermine.
Foto non volutamente artistiche né documentaristiche, ma proprio per questo più artistiche e documentaristiche nel loro essere ignare. Come quelli che sono belli e non lo sanno che alla fine sono più belli dei belli che sanno.














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