Design 10 profumi progettati da grandi architetti
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10 profumi progettati da grandi architetti

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Giulia Guido

Da sempre, il packaging esercita un enorme potere nei confronti di chi acquista e il settore in cui probabilmente c’è più cura nell’estetica dei prodotti è quello del beauty.
Un prodotto che ha come fine quello di farci sentire più belli, o semplicemente meglio, non può essere brutto.
Se poi restringiamo il campo al mondo dei profumi, la bellezza dei flaconi deve essere uguale a quella della fragranza che contiene e custodisce. Non sorprende, quindi, che le maison di tutto il mondo si siano affidate ad architetti famosi per progettare alcune delle boccette più importanti delle loro collezioni. 

Da Kenzo a Dior, da Frank Gehry a James Turrell, abbiamo selezionato 10 profumi progettati da grandi architetti e trasformati in opere d’arte da collezione. 

Marc NewsonFlacon d’Exception per Les Parfums Louis Vuitton

Marc Newson, uno dei designer industriali più influenti della sua generazione, è noto per il suo linguaggio fluido e futuristico, spesso caratterizzato da superfici continue e forme organiche. Ha lavorato a lungo con Louis Vuitton proprio su oggetti che reinterpretano il viaggio e il lusso contemporaneo, tra design, funzione e scultura.

Nel progetto Flacon d’Exception per Les Parfums Louis Vuitton, Newson porta questo approccio a una scala monumentale. Il flacone viene ingrandito fino a diventare un oggetto da esposizione: una bottiglia da un litro realizzata in cristallo dai maestri vetrai di Baccarat, pensata non solo come contenitore ma come vera opera d’arte da collezione.

Il flacone è pensato per essere presentato sotto una campana di vetro, poggiando su una base in pelle naturale con logo Louis Vuitton. 

Frank Gehry — Les Extraits Collection di Louis Vuitton

Frank Gehry è noto per un linguaggio scultoreo fatto di superfici in tensione, forme frammentate e un’idea di movimento continuo che attraversa tutta la sua opera.

Nel progetto Les Extraits per Louis Vuitton interviene proprio sul flacone disegnato da Marc Newson, portando questo oggetto verso una dimensione più scultorea e dinamica. Il suo intervento si concentra sul tappo, trasformandolo in una forma metallica che non è più solo un elemento funzionale ma una vera e propria estensione architettonica del flacone.

Il gesto di Gehry nasce dalla volontà di catturare il movimento assoluto. Le superfici sembrano piegarsi e aprirsi come una vela trasparente attraversata dal vento, oppure come un fiore immaginario in piena trasformazione. Il metallo riflette la luce in modo irregolare, creando una sensazione di materia viva, quasi instabile.

Zaha Hadid — Donna Karan Woman 

Prima donna a vincere il Pritzker Prize, Zaha Hadid ha rivoluzionato l’architettura contemporanea con edifici fluidi, dinamici e quasi impossibili da leggere attraverso geometrie tradizionali. 

Quando Donna Karan le chiese di disegnare il flacone di Donna Karan Woman, Hadid trasferì esattamente quel linguaggio nel vetro: una forma scura e sinuosa, quasi liquida, in vetro carbone traslucido. 

Il flacone sembra in torsione continua, come se fosse modellato da una forza invisibile e non può non ricordare il famoso edificio The Opus. 

Thomas Heatherwick — Christian Louboutin Beauté

Thomas Heatherwick, architetto e designer britannico tra i più influenti della sua generazione, è noto per un linguaggio progettuale basato su trasformazioni materiche, strutture ibride e forme che nascono spesso da un gesto semplice portato all’estremo. Abbiamo tutti bene in mente uno dei suoi lavori più conosciuti, ovvero il Vessel a New York.

Nel progetto per la prima linea di fragranze di Christian Louboutin Beauté, Heatherwick affronta per la prima volta il mondo del packaging per la profumeria. Il punto di partenza è un gesto semplice ma radicale: prendere un flacone rettangolare e “aprirlo” al centro, inserendo un vuoto e poi torcendo la forma verso l’interno. Questo genera una struttura in cui il vetro sembra ripiegarsi su sé stesso, creando un flusso continuo attorno a un’apertura centrale che diventa il cuore del progetto.

Il risultato è un flacone in vetro sfumato, con tonalità che variano dall’ambra al rosso fino al viola, in cui la materia sembra muoversi anche nella sua immobilità.

India Mahdavi — Dior J’adore

India Mahdavi, architetta e designer franco-iraniana, è nota per un linguaggio progettuale fortemente legato al colore, alla sensualità delle forme e a un’idea di spazio intimo e decorativo che unisce artigianato e modernità. I suoi interni e oggetti sono riconoscibili per l’equilibrio tra rigore geometrico e morbidezza organica, spesso espressa attraverso superfici curve e tonalità calde e vibranti.

Nel progetto per Dior, Mahdavi interviene sull’iconico flacone di J’adore reinterpretandolo senza alterarne la struttura originaria, ma introducendo una nuova dimensione materica e scultorea. Il risultato è una serie limitata di 1.000 pezzi numerati, realizzati a mano a Murano dai maestri vetrai di Salviati.

Il suo intervento si concentra su una torsione delicata del vetro, che avvolge la silhouette classica del flacone in un movimento continuo e fluido. La superficie dorata sembra seguire il gesto del vetro soffiato, creando un effetto di avvolgimento che amplifica la percezione di un oggetto vivo, in trasformazione.

Ron Arad — Kenzo

Ron Arad è celebre per il suo approccio sperimentale ai materiali e alle forme industriali. Le sue sedute in acciaio curvato e gli oggetti deformati lo hanno reso una figura centrale del design radicale dagli anni Ottanta in poi.

Per Kenzo disegna un flacone ergonomico a forma di otto deformato, con linee sottili che enfatizzano il movimento della superficie metallica. Realizzato in lega Zamac e lucidato a mano, il flacone ha un aspetto quasi meccanico, ma allo stesso tempo molto sensuale al tatto.

Anche il sistema di erogazione è insolito: il profumo si spruzza premendo con il pollice un pulsante quasi invisibile integrato nel corpo dell’oggetto.

La fragranza, creata dal profumiere Aurélien Guichard, era pensata come un “profumo-pelle”: intimo, ambiguo, difficile da definire. Arad traduce questa idea in un oggetto che sembra più un dispositivo tecnologico che una bottiglia tradizionale.

Nendo — Totem by Kenzo

Lo studio giapponese Nendo, fondato da Oki Sato, lavora da sempre sulla semplificazione estrema delle forme, sulla sottrazione e sulla capacità di trasformare oggetti quotidiani in sistemi visivi essenziali e concettuali. Nel progetto Totem per Kenzo Parfums, Nendo sviluppa il design del flacone e del logo pensando al consumatore finale. L’idea alla base è quella di una “nuova tribù” contemporanea, in cui le differenze culturali tradizionali si attenuano a favore di una sensibilità condivisa attraverso il linguaggio digitale e le connessioni online.

Il flacone è realizzato in vetro viola scuro e costruito come una sovrapposizione di volumi semplici, che richiamano la struttura verticale e segmentata di un totem. Il tappo e il corpo del flacone si fondono in un unico oggetto monolitico, eliminando la separazione tradizionale tra le parti e rafforzando l’idea di compattezza e unità formale.

Ogni fragranza della linea è identificata non attraverso etichette tradizionali, ma tramite un semplice codice cromatico: un filo colorato che avvolge il flacone distingue le tre varianti. Anche il logo segue la stessa logica di riduzione estrema: tre segni geometrici fondamentali (quadrato, cerchio e triangolo) diventano un sistema simbolico essenziale, pensato per rappresentare un’identità aperta e immediatamente riconoscibile.

Jean-Michel Frank — Salut, Schiap e Soucis per Elsa Schiaparelli

Jean-Michel Frank, designer e decoratore francese tra le figure più raffinate del modernismo parigino, aveva un linguaggio estetico basato sulla sottrazione, sull’equilibrio e su una forma di lusso silenzioso. Le sue opere si distinguono per l’uso di materiali inusuali per l’epoca – come pergamena, legno, gesso e superfici rivestite – trattati con una sobrietà radicale che ha influenzato profondamente il design del XX secolo.

Nel corso degli anni ’30, Frank collabora stabilmente con Elsa Schiaparelli, che nel 1934 gli commissiona la progettazione dei flaconi della sua prima collezione di profumi, Salut, Schiap e Soucis. Il flacone viene concepito come un oggetto essenziale e rigoroso, caratterizzato da una forma trapezoidale e da linee grafiche molto pulite, coerenti con l’estetica riduttiva di Frank.

Il progetto non riguarda solo il flacone, ma un’intera visione dello spazio del profumo: il packaging viene affiancato da materiali inusuali come il sughero, utilizzato per il cofanetto, in contrasto con i codici tradizionali del lusso dell’epoca. 

New AffiliatesRock River Melody per Régime des Fleurs

New Affiliates è uno studio di architettura con base a New York che si distingue per una pratica che intreccia progetto, paesaggio e infrastruttura, lavorando spesso su sistemi spaziali più che su oggetti isolati. 

Per Rock River Melody per Régime des Fleurs, lo studio affronta per la prima volta il design di un flacone di profumo, traducendo il proprio linguaggio architettonico in scala ridotta. Il risultato è un oggetto essenziale, costruito su geometrie sobrie e proporzioni rigorose, in cui il vetro diventa una massa silenziosa più che un contenitore decorativo.

Il flacone riflette l’idea del profumo come sistema atmosferico e narrativo più che come oggetto autonomo: una presenza discreta, quasi infrastrutturale, che lascia spazio alla fragranza senza sovraccaricarla di segni formali. In questo senso, il progetto si inserisce nella stessa linea di ricerca che attraversa gli altri interventi contemporanei di architetti e designer nel mondo della profumeria: ridurre, astrarre, spostare l’attenzione dal gesto decorativo alla struttura.

James Turrell — Range Rider e Purple Sage di Lalique 

James Turrell, artista americano tra i più importanti nel campo della percezione e della luce, è famoso per le sue installazioni ambientali che trasformano lo spazio in esperienza sensoriale pura. 

Per Lalique, Turrell realizza per la prima volta due flaconi di profumo, Range Rider e Purple Sage, concepiti come veri e propri oggetti architettonici in scala ridotta. I flaconi sono prodotti in edizione limitata e interamente in cristallo colorato, lavorato a mano dai maestri vetrai della maison.

Le forme si ispirano a strutture monumentali come le piramidi egizie e gli stupa asiatici, il risultato è un oggetto che non si limita a contenere il profumo, ma lo trasforma in una presenza luminosa: il cristallo agisce come un prisma che diffonde e rifrange la luce, rendendo il flacone un volume “attivo” nello spazio.

Le due fragranze sono costruite come interpretazioni complementari dello stesso immaginario: Range Rider richiama le terre dell’Arizona attraverso accordi di cuoio, pepe, ambra e agrumi, mentre Purple Sage interpreta lo stesso paesaggio in chiave più delicata e vegetale, ispirata alla pianta del deserto da cui prende il nome.

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Scritto da Giulia Guido

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