Sappiamo con certezza che ancora per un bel po’, saremo costretti a passare le nostre giornate, e di conseguenza le nostre serate, in casa. Grazie alle tantissime piattaforme di streaming, abbiamo l’imbarazzo della scelta quando ci prende la voglia di vedere un film. Ma quante volte ci siamo trovati a sfogliare quegli immensi cataloghi, senza riuscire a decidere cosa guardare? La risposta è: SEMPRE.
Perciò abbiamo deciso di facilitarvi il compito e consigliarvi i 5 film che meglio descrivono l’estetica skate e che ne raccontano la cultura. A prescindere se siate o meno appassionati di skateboard, i film che abbiamo inserito in questa piccola lista, soddisfano la vista e appagano l’intelletto.

La cultura skate è stata trattata con rispetto dal mondo cinematografico, quindi, per fortuna, abbiamo molte pellicole degne di essere viste, e noi ve ne suggeriamo 5 che, a nostro parere, mostrano meglio di altre, il fascino e l’importanza di un’estetica che ha influenzato, e continua a farlo, il mondo della moda specialmente negli ultimi anni.
1. Kids (1995)
Scritto da Harmony Korine (Gummo, 1997) e diretto da Larry Clark (Ken Park, 2002), Kids descrive in modo brutale e crudo la skate culture di New York degli anni ’90 e ne rappresenta al massimo l’estetica.
Capolavoro del cinema indipendente americano, questo film controverso racconta una giornata tipo di un gruppo di adolescenti dediti all’alcol, all’uso di droghe, al sesso promiscuo senza protezioni, alla microcriminalità, alla violenza e con l’ombra incombente dell’Aids.
Tanti attori non professionisti (skater che Korine e Clark frequentavano all’epoca delle riprese e che facevano parte della crew originale di Supreme) e altrettanti alla prima esperienza come una meravigliosa Rosario Dawson e Chloë Sevigny (candidata ai Golden Globe e agli Oscar per Boys Don’t Cry).
2. Mid90s (2018)
Ci spostiamo a Los Angeles ma restiamo negli anni ’90 per Mid90s, scritto e diretto da Jonah Hill.
La pellicola racconta le vicissitudini del tredicenne Stevie (Sunny Suljic) che vive con la madre e il fratello maggiore ma sogna di cambiare la sua quotidianità. Attratto dalla cultura skate, inizia a frequentare un gruppo di ragazzi più grandi di lui, assaporando la libertà e iniziando a conoscere la voglia di ribellione.
3. Lords of Dogtown (2005)
Tratto da una storia vera, Lords of Dogtown racconta come, un gruppo di amici negli anni ’70, rivoluzionò per sempre il mondo dello skate facendolo diventare ciò che conosciamo oggi.
Scritto da Stacy Peralta, membro degli originali Z-Boys, il film descrive le giornate di questi adolescenti spiantati di Venice Beach che, grazie all’intuizione delle nuove ruote in uretano, “volavano” con i loro skate nelle piscine vuote (a causa della siccità del 1975) delle ville dei ricchi di Beverly Hills.
Questo particolare momento consegnerà alla storia le tre icone dello skateboard contemporaneo e di tutti i tempi, Stacy Peralta, Tony Alva e il compianto Jay Adams.
Colonna sonora degna di nota.
4. Dogtown and Z-Boys (2001)
Documentario del 2001 diretto da Stacy Peralta, e da cui poi venne tratto Lords of Dogtown. La storia, ambientata nel 1975, riprende da vicino l’evoluzione dello skateboarding avvenuta a Los Angeles grazie agli Z-Boys. Questi ultimi erano un gruppo di giovani surfisti che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, surfavano nella zona tra Santa Monica e Venice Beach, a Dogtown per l’esattezza. Dogtown si trova nella zona ovest di Los Angeles, vicino Beverly Hills e Hollywood, ma non ne condivide le ricchezze, tutt’altro, è una zona povera e malfamata. Da qui prende il via la vera e propria rivoluzione copernicana dello skateboarding.
5. Dragonslayer (2011)
Film documentario diretto da Tristan Patterson che segue la vita dello skateboarder Josh “Skreech” Sandoval ed è girato tra la California, Copenhagen e Malmö. Il film ebbe una distribuzione esternamente limitata ma venne accolto dalla critica in modo entusiastisco, ad esempio: IndieWire scrisse “belle immagini, catturate in modo impeccabile…praticamente perfetto” e ancora, “l’equivalente cinematografico di una caramella punk rock”. Film Stage invece lo descrisse come “un orribile, brutale documentario punk rock. Non so perché ma abbiamo bisogno che esista”.
